L'opera prima del giovane regista di Mileto è approdata alle selezioni nella sezione cortometraggio, vinta da “Il comico” diretto da Andrea Belcastro
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Nei giorni scorsi è calato il sipario sulla quarta edizione del Tropea Film Festival. A vincere nella categoria lungometraggio è stata “Squali”, opera prima diretta da Daniele Barbiero e interpretata da Lorenzo Zurzolo e James Franco. Nella sezione cortometraggio il prestigioso premio è invece andato a “Il comico”, diretto da Andrea Belcastro. In quest'ultima categoria, tra le opere in concorso vi era anche “Angor” di Giovanni Cichello. L'approdo alle selezioni al Tropea Film Festival rappresenta per il giovane regista vibonese un primo importante traguardo. La sua opera sperimentale racconta il conflitto tra peccato e redenzione attraverso lo sguardo e la rilettura personale dei vangeli apocrifi.
Quattro i personaggi al centro dell'intreccio di storie: un enigmatico, giovane rinnegato, una malinconica giovane perseguitata, una misteriosa ragazza che verrà assassinata e un eminente, spietato, vecchio cardinale. In “Angor” Cichello si ispira ai registi del calibro del danese Nicolas Winding Refn e dell'argentino Gaspar Noé, con cui ha tra l'altro avuto modo di interfacciarsi nel novembre del 2025. L'autore attualmente frequenta il corso di Cinema, Televisione e Nuovi media al Dams di Roma Tre. Nella città eterna ha scoperto il proprio amore per il cinema, sperimentato dapprima con dei video musicali che hanno influenzato la realizzazione di questo suo primo progetto cinematografico.
«La produzione di Angor - racconta il giovane regista nativo di Mileto - è iniziata a novembre del 2024 ed è durata più di un anno. A febbraio 2026 è iniziato un attento percorso di distribuzione festivaliera che ha portato il cortometraggio ad essere proiettato, per la prima volta al pubblico, nel corso della rassegna Chez Chuormo, nella sede di Chuormo, un collettivo cinematografico indipendente e un'associazione di promozione sociale con sede nel quartiere Testaccio di Roma. L'intenzione, più che inseguire una corsa ai premi cinematografici, è quella di preservare l'autenticità dell'opera e permettere che venga vista e compresa nel modo più personale possibile. Perché Angor - conclude Cichello - non nasce per lanciare un messaggio universale ma per vivere un'esperienza interiore: la messa in scena si discosta da un tipo di narrazione tradizionale e lineare e le tematiche affrontate sono molto sensibili e importanti, si parla di violenza di genere, suicidio e femminicidio, problemi purtroppo sempre attuali e di cui non si parla mai abbastanza».

