La vicenda riguardante una macchina antimateria, progettata da Ettore Majorana e costruita da Rolando Pelizza, è una storia che da molti anni appassiona e divide. 
Nelle scorse settimane, nell’aula “Caduti di Nassirya” del Senato, si è svolta una conferenza stampa dedicata alla fantomatica “macchina di Majorana”, nel corso della quale Alfredo Ravelli ha presentato il suo libro Majorana-Pellizza. Il segreto svelato”, che è solo l’ultimo episodio di una serie di pubblicazioni, documentari su You Tube, trasmissioni televisive e siti internet che hanno trattato l’argomento.

L’evento tenutosi a Roma s’intreccia con le tante supposizioni, vere o false, che nel corso degli anni hanno riguardato la possibilità che il famoso scienziato, protagonista di uno dei misteri più affascinanti della storia recente, sia stato presente, per un periodo più o meno lungo, nel monastero di clausura di Serra San Bruno.

Tutto inizia nel marzo del 1938, quando Ettore Majorana, geniale fisico del gruppo di Enrico Fermi, s’imbarca a Napoli su un piroscafo diretto a Palermo, dove non arriverà mai, scomparendo misteriosamente senza lasciare tracce.

Tante le ipotesi, dal suicidio alla fuga in Sud America, ma nessuna prova della sua morte o del luogo prescelto per iniziare un’altra vita.

Secondo una delle ipotesi più accreditate, tra cui anche quella dello scrittore Leonardo Sciascia, che dedicò un suo libro al caso Majorana dopo essersi recato nella certosa calabrese in cerca di indizi, il giovane scienziato avrebbe deciso di ritirarsi in un monastero, travolto da una crisi mistica.

Il luogo prescelto verrebbe individuato nella Certosa di Serra San Bruno. Anche papa Giovanni Paolo II, durante la sua visita in Calabria nel 1984, avvalorò tale ipotesi affermando che la certosa di Serra aveva ospitato anche un famoso scienziato.

Nel 1958, secondo quanto da lui stesso affermato, Pelizza arriva a Serra San Bruno per consegnare dei sandali per conto dell’azienda di famiglia quando conosce un frate con cui entra subito in sintonia.

Il frate dimostra di avere una cultura avanzata nel campo della fisica e della matematica e, dopo un anno, rivela la sua identità: è Ettore Majorana.

Nella Certosa, Majorana avrebbe proseguito in modo indipendente le sue ricerche, progettando una macchina basata sulle sue scoperte e consegnando il tutto a Pelizza con il compito di costruirla.

Durante la sua permanenza nel monastero, Majorana avrebbe quindi incontrato, secondo il racconto di Rolando Pelizza, l’imprenditore, al quale avrebbe consegnato le indicazioni per costruire una macchina in grado di annichilire la materia, produrre energia infinita e persino ringiovanire le persone. Insomma, una sorta di Pietra filosofale, capace anche di tramutare i metalli in oro. Un mito che non ha mai trovato sponda nella scienza ufficiale. Un giustificato scetticismo che però non ha intaccato la leggenda, che ha sempre fatto leva sulle autentiche competenze scientifiche di Majorana.

Come prova di questa relazione con lo scienziato, Pelizza parlò anche dell’esistenza di tredici lettere scritte da Majorana: la prima è datata 1964, l’ultima 2006. A una prova grafologica, la scrittura risultò attribuibile al giovane scienziato siciliano.

Nel 1996 apparve una foto in cui vengono inquadrati due uomini, uno giovane e l’altro anziano. Il più giovane sarebbe proprio Majorana, che a quell’epoca avrebbe dovuto avere 90 anni, mentre nella foto appare un giovane di circa trent’anni, come se avesse sperimentato su di lui la misteriosa macchina.

Negli anni successivi, Pelizza raccontò di essere entrato in contatto con enti e governi stranieri e nella vicenda vengono fuori governi stranieri, politici italiani, servizi segreti, poteri forti e tesi complottistiche.

Del caso Majorana si occupò anche la Procura di Roma che, nel 2015, archiviò il caso affermando che il fisico scomparso nel 1938 si trovava in Venezuela tra il 1955 e il 1959, anche se sono state espresse diverse riserve e avanzati molti dubbi sulle indagini relative alla «pista venezuelana».

Una storia, quella della macchina di Majorana, che non è mai stata presa sul serio dalla comunità scientifica, ma che continua a dividere l’opinione pubblica.

C’è chi vuole indagare e approfondire, ritenendola verosimile, e chi, invece, ritiene la vicenda pseudoscientifica e Pelizza un impostore.

In ogni caso rimane l’alone di mistero che ancora avvolge Majorana e la sua possibile presenza, anche se sempre smentita dal priore del monastero, nella Certosa di Serra San Bruno. Ma se lo ha detto il Papa, qualcosa di vero ci sarà.