VIDEO | L’autore respinge con forza la tesi di un presunto diritto assoluto alla genitorialità, sostenendo che il desiderio di avere un figlio non può prevalere sui diritti del nascituro, che devono essere tutelati come soggetti autonomi e non come oggetti di un contratto
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Il tema della maternità surrogata è da tempo al centro di un confronto che attraversa politica, diritto ed etica. In Italia la pratica è vietata dal 2004 in base alla legge 40 e, a partire dal 2024, è stata estesa la sua rilevanza penale anche oltre i confini nazionali, configurandola come reato universale. In questo contesto si colloca la presentazione del volume Il mercato del ventre, ospitata a Palazzo Gagliardi e firmata dal giudice e docente universitario Giuseppe Cricenti.
Nel libro l’autore affronta la maternità surrogata analizzandone le implicazioni etiche, sociali e giuridiche. Cricenti contesta la ricostruzione che la presenta come una pratica antica e nega che essa possa essere ricondotta a un diritto assoluto alla procreazione, sostenendo invece la necessità di un bilanciamento con i diritti del nascituro. L’analisi si sofferma sui rischi di abbandono dei bambini e sulle possibili manipolazioni eugenetiche, legate alla selezione dei donatori secondo criteri fisici o sociali. Viene inoltre evidenziato il pericolo di una progressiva mercificazione della maternità, determinata dalla logica del mercato, che tende a trasformare relazioni e diritti fondamentali in beni scambiabili, esponendo le gestanti – spesso in condizioni di fragilità economica – a forme di sfruttamento e a vincoli che ne limitano l’autonomia personale.
Durante l’incontro Cricenti ha ribadito come tale pratica stia assumendo i tratti di «un mercato vero e proprio», invitando a interrogarsi su cosa possa significare per una persona scoprire di essere «il prodotto di un mercato», e richiamando «tanti esempi reali» a sostegno della sua riflessione.
Il dibattito che ne è seguito ha messo a confronto due posizioni politiche differenti. Enza Bruno Bossio, deputata del Partito Democratico, ha sostenuto la necessità di un impianto normativo capace di rispondere alle diverse esigenze della società, affermando: «È giusto che esistano leggi che vadano incontro alle necessità di tutti e questo discorso vale anche in questo caso. Se ad esempio io sono contro il fine vita, ritengo giusto, in quanto mi definisco liberale, che esista una legge che lo permetta a chi la pensa in maniera diversa rispetto a me».
Di diverso orientamento l’intervento di Fausto Orsomarso, senatore di Fratelli d’Italia, che ha invitato alla cautela rispetto a pratiche già rivelatesi problematiche in altri contesti, sottolineando che: «È necessario non scontrarsi con consuetudini delicate che già in altri contesti si sono verificate». Orsomarso ha inoltre riconosciuto al volume «un grande valore filosofico giuridico», spiegando che «in appena 150 pagine analizza la questione dei diritti, affrontando diversi passaggi anche storici e dedicando una parte anche a chi oggi la giustifica».

