Il dibattito nato attorno a Mongiana, alla canzone di Eugenio Bennato e alla lettera inviata dagli alunni della scuola primaria di Moriondo Torinese arriva alla replica del sindaco Francesco Angilletta.

«Negli ultimi giorni abbiamo assistito a un acceso dibattito riguardante Mongiana e la sua storia – afferma Angilletta –, culminato in critiche rivolte non solo alla canzone del maestro Eugenio Bennato, ma persino a un istituto scolastico reo, secondo alcuni, di aver semplicemente parlato di Mongiana agli studenti». Un’iniziativa educativa, ricorda il sindaco, è stata definita da alcuni come «un segnale preoccupante di svalutazione del rigore scientifico nella formazione dei giovanissimi».

Il caso nato dalla lettera degli alunni

La vicenda era partita da una lettera inviata al sindaco dagli alunni della classe quinta della scuola primaria di Moriondo Torinese, in provincia di Torino. Studiando la Calabria, i bambini avevano scoperto la storia di Mongiana e delle sue ferriere, chiedendo poi un contatto con l’amministrazione comunale. Ne era nato un incontro in videoconferenza con Angilletta e con l’assessore Fiorella Tripodi, insieme all’insegnante Chiara Cattaneo.

Nel messaggio dei bambini emergeva lo stupore per un piccolo paese calabrese legato a una pagina importante della storia industriale meridionale. Proprio quella iniziativa, accolta inizialmente dal Comune come «un ponte ideale tra Nord e Sud», è poi finita al centro di una discussione più ampia sul rischio di letture revisioniste del Risorgimento.

Angilletta respinge però l’idea che parlare di Mongiana equivalga a promuovere una narrazione nostalgica: «Ci chiediamo se sia davvero motivo di preoccupazione parlare della storia di un piccolo paese della Calabria. Se così fosse, ciò confermerebbe quanto Mongiana abbia avuto un ruolo significativo nel periodo preunitario e continui ancora oggi a suscitare interesse e dibattito nel racconto della storia nazionale».

«Una comunità attiva e desiderosa di essere protagonista»

Il sindaco richiama uno dei rilievi emersi nel dibattito, cioè il timore che negli studenti possa «sedimentarsi l’immagine di un Mezzogiorno esclusivamente conquistato, passivo e privo di protagonismo all’interno della complessa pagina del Risorgimento». Secondo Angilletta, il messaggio trasmesso dall’amministrazione va nella direzione opposta: «Quello di una comunità attiva, operosa e desiderosa di essere protagonista della propria storia, così come lo furono gli artigiani e i lavoratori delle Ferriere Borboniche di Mongiana».

Da anni, aggiunge, il Comune è impegnato a valorizzare il patrimonio storico del paese attraverso le testimonianze ancora presenti sul territorio: «Nonostante le difficoltà che caratterizzano le realtà dei piccoli comuni, l’Amministrazione Comunale è impegnata nel valorizzare e raccontare la storia di Mongiana attraverso testimonianze materiali concrete, rappresentate dalle antiche ferriere che ancora oggi custodiscono la memoria di un’importante esperienza industriale del Mezzogiorno».

«Non era nostra intenzione alterare la storia nazionale»

La replica di Angilletta si concentra anche sull’accusa di revisionismo. «Ogni volta che si affrontano temi legati alla storia del Regno delle Due Sicilie – osserva – si rischia di essere etichettati come revisionisti, nostalgici o addirittura separatisti». Il sindaco precisa quindi che «non è mai stato obiettivo dell’Amministrazione Comunale alterare o reinterpretare la storia nazionale, così come non lo era nelle intenzioni dei bambini che hanno voluto scrivere una lettera al Sindaco di Mongiana».

Il primo cittadino contesta il fatto che l’iniziativa sia stata letta come una «penetrazione delle tesi revisioniste neoborboniche nelle aule scolastiche» e giudicata persino «grave» senza, sostiene, una verifica diretta dei contenuti dell’incontro: «Qualora vi fosse stato un confronto diretto con l’Amministrazione o con la scuola, sarebbe stato possibile spiegare come il dialogo con gli studenti abbia riguardato temi semplici e autentici: dal significato dello stemma comunale alle tradizioni locali, fino a un dato storico incontestabile, ossia l’esistenza a Mongiana di un’importante industria siderurgica».

Il ruolo della scuola e il «ponte ideale tra Nord e Sud»

Angilletta richiama anche la posizione della dirigente dell’Istituto Comprensivo di Andezeno, secondo cui l’iniziativa aveva l’obiettivo di «risvegliare l’interesse, la curiosità e il legame ideale dei bambini verso territori lontani». Per il sindaco, non si è mai trattato di una lezione sulle dinastie o di una discussione ideologica, ma di un momento di conoscenza reciproca.

«Alcuni hanno descritto questo incontro come un ponte ideale tra Nord e Sud – aggiunge –, cogliendone pienamente il significato. È proprio questo lo spirito che anima il lavoro dell’Amministrazione Comunale: creare relazioni, favorire la conoscenza reciproca e aprire il nostro territorio al dialogo con altre realtà italiane. Quando dei bambini dimostrano interesse verso la storia e l’identità di Mongiana, non possiamo che accogliere tale curiosità con orgoglio e gratitudine».

«Perché non si dovrebbe parlare di Mongiana?»

Una domanda, per il sindaco, resta al centro del confronto: «Perché non si dovrebbe parlare di Mongiana?». E rivendica alcuni elementi storici che considera «semplici e incontrovertibili»: «Mongiana esisteva prima dell’Unità d’Italia ed è nata l’8 marzo 1771, durante il Regno delle Due Sicilie. È altrettanto indiscutibile che nel territorio mongianese operasse un’importante realtà siderurgica. Ricordare questi elementi storici non significa essere nostalgici o revisionisti, ma semplicemente riconoscere e valorizzare una parte della nostra identità collettiva».

Raccontare Mongiana, prosegue, significa riportare al centro «una comunità fondata sul lavoro, sul sacrificio e sull’ingegno di uomini e lavoratori che contribuirono alla crescita di questo territorio». Una storia che, nelle parole del sindaco, «appartiene ai mongianesi, alle loro famiglie e alla memoria di un’intera comunità».

L’impegno dell’amministrazione

Angilletta allontana l’idea di una contrapposizione ideologica e insiste sul valore del dialogo: «Nessuna comunità dovrebbe rinunciare a raccontare il proprio passato, soprattutto quando quel passato rappresenta un patrimonio culturale e umano da custodire e trasmettere alle nuove generazioni».

Il sindaco conclude richiamando il senso dell’azione amministrativa: «Personalmente, non mi considero uno storico né intendo assumere quel ruolo. Credo però nell’importanza dell’ascolto, del dialogo e della valorizzazione della propria terra. Quando si parla positivamente del nostro territorio, questo rappresenta motivo di speranza: la speranza che il Sud possa continuare a costruire il proprio futuro partendo dalla consapevolezza della propria storia, senza pregiudizi e senza contrapposizioni».