giovedì,Ottobre 6 2022

Sviluppo, nordest locomotiva: Vibonese agli ultimi posti per crescita economica

Il dato arriva dalla Cgia di Mestre (Associazione artigiani e piccole imprese) che colloca anche l’intera Calabria in coda. Difficoltà a recuperare il terreno perduto per via della pandemia

Sviluppo, nordest locomotiva: Vibonese agli ultimi posti per crescita economica

Il Nordest torna a trainare l’economia del Paese. Nel 2022, infatti, il Pil (prodotto interno lordo) del Veneto è destinato ad aumentare del 3,4%. Per la Cgia di Mestre (Associazione artigiani e piccole imprese) nessuna altra regione è destinata a fare meglio. Subito dopo ci sono Lombardia con il 3,3 e Emilia Romagna, altra regione nordestina, con il 3,21. In coda, invece, ci sono Marche con un+2,4%, Basilicata con il 2,3 e, infine, Calabria con il 2,1. Entro il 2022 solo 7 regioni su 20 recupereranno il livello di Pil ante l’avvento della pandemia (2019): Lombardia, Emilia Romagna, Valle d’Aosta, Puglia, Abruzzo, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. Le altre 13 ancora no. Le realtà territoriali che hanno faticato più delle altre a recuperare il terreno perduto sono Toscana (-1,4%), Calabria (-1,8) e, infine, Sardegna (-2,1). Nel 2022 la crescita media del Pil italiano è stimata al 2,9%. Un livello inferiore a quello ipotizzato, ad esempio, nelle settimane scorse dalla Banca d’Italia (+3,2%) o al dato sulla crescita dell’Istat (+3,4). La Cgia ritiene, infatti, che nel prossimo autunno lo scenario economico/sociale sarà particolarmente difficile. Il caro energia, l’inflazione galoppante, gli sviluppi della guerra in Ucraina e una possibile recrudescenza del Covid rischiano di “frenare” con più forza di quanto previsto lo slancio economico maturato in Italia nella prima parte del 2020. Gli aiuti pubblici erogati dal Governo Draghi per contrastare la crisi, il buon andamento del turismo, gli investimenti (specie nelle costruzioni) e l’export sono le voci più significative nella ripresa economica in atto. [Continua in basso]

Crescita economica: il Vibonese agli ultimi posti

Per quanto concerne i consumi delle famiglie che costituiscono il 60% circa dell’intero Pil nazionale, dovrebbero salire, rispetto al 2021, del 2,8%, anche se rispetto al 2019 sono ancora inferiori del 4,1. Le variazioni 2022 su 2021 più importanti si segnalano in Lombardia, e Veneto (ambedue +3,4%) e in Valle d’Aosta (+3,3). Gli investimenti aumentano nel 2020 del 9,9%, con punte del 10,4 in Lombardia, del 10,3 in Emilia R. e del 10,2 in Sicilia, Piemonte, Campania e Puglia. Rispetto alla situazione pre-Covid, il dato medio nazionale è aumentato del 16,9%. In merito all’export, infine, il dato nazionale dovrebbe aumentare del 6,3%, con picchi in Sicilia (+15,5%), Liguria (+12,3), Valle d’Aosta (+12,2) e Calabria (+11,8). Rispetto a 3 anni fa, l’export ha segnato +9%. In merito alla crescita economica, misurata a livello provinciale dal valore aggiunto, svettano in classifica la Venezia Giulia: Gorizia (+4,4%) e Trieste (+4,3). Terzo Sondrio c(+4,1). Altrettanto significativo il risultato previsto a Barletta, Caserta e Monza-Brianza (tutte con il 4%), Brindisi e Verona (entrambe con +3,9%). Ultime Pordenone, Cagliari e Viterbo (+1,9%) e, infine, Vibo Valentia e Reggio Calabria (ambedue con il +1,7%). Rispetto al 2019, 51 province su 107 devono ancora recuperare la perdita del Pil causata dalla crisi pandemica. Le situazioni più critiche si registrano a Pisa (-3,5%), Rovigo (-3,8), Brindisi (- 4,0), Macerata (-4,1), Vibo Valentia (-4,3) e Belluno (-5,2).

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