lunedì,Settembre 26 2022

Callipo attiva la cassa integrazione e ferma la produzione per un giorno a settimana – Video

L'imprenditore si appella al presidente del Consiglio Draghi: «È una situazione esplosiva che potrebbe mettere in ginocchio il Paese intero»

Callipo attiva la cassa integrazione e ferma la produzione per un giorno a settimana – Video
L'imprenditore Pippo Callipo
Lo stabilimento Callipo conserve

Un giorno di stop alla produzione per contenere i costi dell’energia, quintuplicati e divenuti insostenibili perfino per un colosso che fattura 70 milioni di euro all’anno ed esporta in diversi Paesi del mondo. E poi il ricorso alla cassa integrazione, d’intesa con sindacati e dipendenti, per evitare un’emorragia di posti di lavoro. [Continua in basso]

Pippo Callipo, patron di uno dei gruppi imprenditoriali più importanti del Mezzogiorno, cerca così di fronteggiare l’aumento esponenziale dei costi legati all’energia e alle materie prime, ma anche i ritardi di una classe politico-istituzionale che indugia troppo nel dare risposte alla crisi. «A luglio scorso – sostiene Pippo Callipo – abbiamo ricevuto una bolletta di 340mila euro di luce e gas, a settembre arriveremo certamente a 400mila euro anche perché le tariffe sono ulteriormente aumentate. Non avevo altra scelta che ricorrere alla cassa integrazione».

Dei 264 dipendenti della Tonno Callipo, 232 sono addetti alla produzione e ieri hanno affrontato il primo giorno di sospensione delle attività. Un blocco, sia pure temporaneo, cui ne seguiranno altri, almeno uno la settimana, fino a dicembre. «Abbiamo preso la decisione di attivare la cassa integrazione in un’assemblea congiunta. Purtroppo – dice Callipo – 36 contratti scaduti a giugno non li abbiamo potuti rinnovare».

L’imprenditore guarda con una preoccupazione alla contingenza attuale. «È una situazione esplosiva – avverte – che potrebbe mettere in ginocchio il Paese intero, iniziando dal profondo Sud. E sia chiaro – sottolinea – non sono problemi che riguardano solo l’azienda Callipo, ma tutte le imprese calabresi che rischiano il tracollo. Temo per l’azienda, per il futuro dei miei dipendenti ma anche per le possibili tensioni sociali. Attivare la cassa integrazione significa un ammanco di 200 euro in busta paga. E se a questo aggiungiamo l’aumento dei prodotti dei supermercati, capite bene che la situazione rischia di diventare esplosiva».

Si appella al premier Draghi: «Anche se è in un momento transitorio abbia il coraggio di prendere decisioni drastiche e serie per salvare l’economia del Paese». Parole accorate che l’imprenditore sta spendendo da giorni: «Non ho ricevuto nessuna chiamata né da parte del Governo centrale, né tantomeno dalla Regione Calabria. Evidentemente – conclude – non hanno ancora capito la pericolosità del momento».

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