Vibo, crisi nera per barbieri e parrucchieri: «Il 30 per cento non riaprirà» – Video

Saranno tra gli ultimi ad aprire ma sono i primi a risentire degli effetti disastrosi del lockdown. Il 5 maggio, per protesta, consegneranno simbolicamente le chiavi dei saloni al Governo
Saranno tra gli ultimi ad aprire ma sono i primi a risentire degli effetti disastrosi del lockdown. Il 5 maggio, per protesta, consegneranno simbolicamente le chiavi dei saloni al Governo
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Michele D'Angelo, vice presidente Confederazione italiana artigiani
Domenico Fortuna, titolare di una barberia di Vibo

«Questo prolungamento dei tempi di apertura rischia di favorire l’abusivismo». Domenico Fortuna è un giovane barbiere di Vibo Valentia. Preoccupato e non poco per il futuro della categoria.  Parrucchieri ed estetisti resteranno infatti chiusi fino al primo giugno. Il lockdown legato al contenimento della pandemia da coronavirus ha messo in ginocchio tutti e, fra tutti, ancor di più coloro i quali la cui “Fase 2” non inizierà neppure il 4 maggio. Niente clienti da due mesi ormai… E ne dovrà passare ancora un terzo. Fitti, utenze, tasse… restano comunque scadenze a cui fare obbligatoriamente fronte. Né gli spiccioli del Governo, per chi li ha ricevuti, servono granché… Comunque sia meglio qualcosa che niente…

Insomma, tempi duri. Lo saranno anche dopo l’1 giugno quando hair stylist ed estetisti potranno lavorare ma solo su appuntamento, un cliente per volta, sanificando di continuo ed utilizzando tutti i dispositivi di protezione individuali possibili.

A Vibo Valentia, parrucchieri e barbieri, preparano un flash mob. Una protesta pacifica per fare sentire il malessere strisciante di un’altra categoria in ginocchio. Appuntamento il 5 maggio…

«Abbiamo bisogno di aiuti concreti – afferma Michele D’Angelo, vice  presidente della Confederazione nazionale artigiani -. Il nostro timore è che il 30 per cento di noi non aprirà più… ecco perché abbiamo chiesto a tutti i parrucchieri d’Italia di consegnare simbolicamente il 5 maggio le chiavi della porta d’ingresso dei saloni. È questo l’unico modo per far sentire la nostra voce».