In base all’art.9 della Legge n. 84/94, le Autorità di Sistema Portuale sono rette da un Comitato di Gestione, che assicura una governance più snella e ha compiti molto ampi. Ogni AdSp ha a capo un presidente di nomina governativa ed è composta, in generale, da un rappresentante della Capitaneria di Porto, della Regione, della Città metropolita e degli enti locali, ma la composizione può variare a seconda della regione e del porto. Il Comitato di Gestione dell’AdSP dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, con sede a Gioia Tauro, è attualmente presieduta da Paolo Piacenza (commissario straordinario), dal CV(CP) Giuseppe Sciarrone, direttore marittimo della Calabria e della Lucania Tirrenica, da Tommaso Calabrò, rappresentante della Regione Calabria, da Domenico Berti, rappresentante della città metropolitana di Reggio Calabria, da Natale Polimeni, rappresentante del Comune di Gioia Tauro. Nessun rappresentante è previsto per il Comune di Vibo Valentia.

Eppure, fra i pareri favorevoli espressi in seno alla Conferenza dei servizi per il rinnovo della concessione demaniale ventennale alla società Meridionale Petroli, risalta quello del Ministero dell’Ambiente e delle Infrastrutture Energetiche che classifica il porto di Vibo Marina “infrastruttura energetica strategica” a livello nazionale, rimarcando l’importanza dello scalo portuale vibonese. Ma, paradossalmente, questa importanza viene ignorata nell’assetto gestionale dell’AdSP, con la conseguenza che ogni decisione riguardante il porto di Vibo Marina può essere presa senza alcuna possibilità di intervento da parte del Comune in cui ha sede lo scalo marittimo interessato.

Situazione paradossale che non è sfuggita all’attenzione di Antonio Montesanti, intellettuale e storico del territorio, che così argomenta sul proprio profilo Facebook:

«La recente approvazione del verbale della conferenza dei servizi sul rinnovo della concessione ai depositi della Meridionale Petroli ha fatto immaginare a tutti la chiusura del procedimento concessorio, perché rivela una cosa semplice:

La città è la sola che sta indicando l'obiettivo della delocalizzazione dei depositi, e nel verbale si evidenzia che lo ha fatto in solitudine, in un ruolo ininfluente rispetto ad una serie di pareri favorevoli al rinnovo senza modifiche, con un quadro finale che appare già scritto.

L’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio non potrà ignorare la portata dei nullaosta e la classificazione dell’impianto come nodo strategico per la sicurezza energetica nazionale, per cui il rinnovo della concessione - se non lo sarà per 20 lo sarà per qualcuno in meno - è l’esito finale più verosimile.

Ma la verità che mette a nudo è ben più importante: il Comune (di destra o sinistra che sia) non è presente nel consiglio di amministrazione dell’ente che governa il "suo porto".

Sì, entra nei procedimenti a valle, a decisioni quasi formate. Può mettere a verbale, può opporsi, può chiedere, ma non può votare una deliberazione.

In soldoni non può determinare le scelte e le deliberazioni di questo ente.

Quel verbale pesa perché rende visibile un vuoto antico:

l’assenza della città dalla cabina di regia dell'Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio.

Una lacuna che trasforma ogni discussione in una rincorsa e ogni richiesta in una supplenza.

Se davvero si vuole evitare che situazioni come questa si ripetano, la strada è una sola: intervenire sulla norma che la esclude dai processi decisionali.

Serve una modifica legislativa che garantisca la presenza del Comune nel CdA dell’Autorità portuale.

Perché? Per il semplice fatto che le decisioni prese a Gioia Tauro incidono in modo diretto e permanente sul suo territorio urbano di Vibo Valentia.

È del resto incomprensibile che il comune che risulta nodo strategico per la sicurezza energetica nazionale sia stato escluso dal legislatore dal CdA».