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Maierato, lavori pubblici commissionati per telefono: il caso finisce alla Dda di Catanzaro

L'opposizione ha presentato un esposto e ha denunciato in Consiglio comunale il presunto conflitto di interessi dell'attuale primo cittadino Giuseppe Rizzello per una vicenda che risale al 2008

Maierato, lavori pubblici commissionati per telefono: il caso finisce alla Dda di Catanzaro
Maierato

di Alessia Bausone
Lavori pubblici commissionati con una telefonata e mai saldati. È successo a Maierato, nel Vibonese. Il fatto risale al 2008 ma è emerso solo ora a seguito della conclusione di una battaglia legale che ha visto il Comune, oggi guidato dallo stesso ex legale dell’ente Giuseppe Rizzello soccombere in giudizio, condannato a pagare oltre 12mila euro. Ma dietro pare esserci di più di semplici irregolarità.

Basta uno squillo

La “fantasiosa” procedura di commissionamento dei lavori per via telefonica è plasticamente narrata nella sentenza del Giudice di Pace di Vibo Valentia numero 427 del 17 febbraio 2019 (che condanna il comune di Maierato al pagamento dei lavori effettuati e alle spese legali) e recentemente al centro di un’accesa discussione tra le forze politiche in consiglio comunale.
Oggetto dei lavori è stata la realizzazione di una condotta di scarico di una lavanderia industriale situata vicino alla caserma dei carabinieri di Maierato. Ad effettuarli la ditta di un imprenditore, Daniele Bruni, che interrogato nell’ambito del procedimento civile riferì di essere stato contattato telefonicamente all’epoca, si parla del 2008, dall’allora sindaco Sergio Rizzo e dall’assessore Antonio Lombardo, per l’esecuzione di lavori urgenti, regolarmente fatturati (per un importo pari a 5mila euro).
Per la Giudice di Pace Palma Borrello “non vi è contezza della osservanza o meno della normativa di riferimento da parte del Comune di Maierato e tanto più non è stato prodotto il regolamento comunale che disciplina il conferimento di lavori in caso di estrema urgenza ed in via diretta (…) Occorre fare riferimento agli accordi intercorsi tra il sindaco p.t. mediante comunicazione telefonica a Daniele Bruni”. Insomma, nessun verbale che attesti i motivi d’urgenza da parte del tecnico comunale competente, solo uno squillo da parte dall’ex sindaco Rizzo.


Insider comunali raccontano che gli uffici preposti non liquidarono le fatture emesse a seguito dell’ultimazione dei lavori proprio per l’assenza degli atti autorizzatori imposti dalla legge (in primis il verbale di somma urgenza).
Lo stesso revisore dei conti Gennaro Bellizzi, pur esprimendo parere favorevole alla legittimità del riconoscimento del debito fuori bilancio, maturato a seguito della sentenza del Giudice di Pace divenuta definitiva, pari a 12.298,76 euro complessivi delle varie spese legali, ha messo nero su bianco un invito agli organi di vertice del comune “ad accertare se si siano verificate manchevolezze o anomalie ascrivibili a funzionari dell’ente, allo scopo di evitare che si ripetano situazioni di irregolarità, valutare l’esercizio di eventuali azioni di rivalsa nei confronti di funzionari che, con il loro comportamento, hanno determinato il sostentamento dei maggiori esborsi finanziari.”

Lavori pubblici, benefici privati

Per l’attuale sindaco Giuseppe Rizzello una bella grana che rischia di ingigantirsi a causa del suo legame con l’ex sindaco Sergio Rizzo, supporter suo e della lista “Maierato Democratica”.
Fu proprio Rizzo a incaricare Rizzello come legale del Comune nella diatriba legale tra la ditta incaricata, seppur oralmente, e il comune insolvente, poi condannato.
A provocare maggiore “imbarazzi”, però, sarà probabilmente il fatto che a beneficiare dei lavori effettuati è stata la lavanderia della società “Nuova Linea s.r.l.” , di proprietà fino al 2005 della moglie di Sergio Rizzo, Rosanna Silvaggio, e poi ceduta alle sorelle di lei: Maria Santina e Maria Concetta Silvaggio (con Rosanna Silvaggio rimasta nel consiglio di amministrazione dopo aver ceduto le quote alle sorelle).
La società oggi è in liquidazione ma all’epoca dei fatti, ad avere in fitto la lavanderia era la ditta “F.One” di Antonio Facciolo, la quale prestava (e presta) la propria attività a favore di villaggi turistici operanti lungo le coste di Pizzo Calabro.
Facciolo, docente di filosofia originario, appunto, di Pizzo, è finito agli arresti nell’ambito dell’inchiesta “Imponimento” della Dda di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri e secondo l’accusa è ritenuto un imprenditore vicino al clan Anello di Filadelfia. La stessa ditta “F. One” è stata sequestrata dalla Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Catanzaro nel luglio 2020 (poi oggetto di dissequestro da parte del Tribunale del Riesame tre mesi dopo, a seguito della scarcerazione di Facciolo e dall’applicazione dei suoi confronti degli arresti domiciliari, oltre che della riformulazione dell’accusa da associazione mafiosa a concorso esterno).

Rizzello sulla graticola

L’opposizione nel Consiglio comunale di Maierato, rappresentata dal gruppo “Maierato in Movimento” e costituita dall’ex candidato sindaco Giuseppe Malta, dall’ex sindaco Danilo Silvaggio e da Gregorio Barbieri sulla questione ha già presentato formale esposto alla Procura e alla Dda di Catanzaro.
In un infuocato consiglio comunale dello scorso dicembre, fu lo stesso consigliere Danilo Silvaggio a denunciare l’assenza di utilità pubblica di lavori pubblici effettuati su un terreno privato e su richiesta telefonica dell’allora sindaco, Sergio Rizzo, a suo dire, in conflitto di interessi, suggerendo a Rizzello di trasmettere gli atti alla Procura Antimafia perchè, a suo giudizio, potevano riguardare indagini in corso. Mentre il capogruppo Giuseppe Malta ha specificato come nella precedente consiliatura lo stesso Rizzello, nella qualità di legale dell’ente, «Sebbene formalmente convocato, non ha mai fornito spiegazioni sull’andamento delle cause affidategli».
Tra imbarazzi e rumors oggi, però, la questione è finita sul tavolo della Dda di Catanzaro, nonostante il roboante silenzio dell’amministrazione.

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