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Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Briatico in cui era sindaco ha conseguenze pure sull’amministrazione provinciale. La cronistoria degli eventi, dall’Accorduni ai giorni nostri

Politica

Ha conseguenze dirette anche sulla Provincia di Vibo Valentia lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Briatico deciso dal Consiglio dei ministri in accoglimento di una proposta del ministro dell’Interno, Marco Minniti. Andrea Niglia, sindaco di Briatico, decade infatti anche da presidente della Provincia di Vibo Valentia non ricoprendo più alcuna carica elettiva nel Comune di Briatico che gli aveva permesso nel settembre del 2014 di essere eletto (dagli altri amministratori dei Comuni del Vibonese essendo stata eliminata da tempo l’elezione diretta) presidente della Provincia. A norma della legge che regolamenta gli enti locali, le funzioni di presidente della Provincia di Vibo verranno svolte dall’attuale vicepresidente, ovvero Alfredo Lo Bianco, consigliere comunale di Vibo Valentia. 

Andrea Niglia, 41 anni, commercialista, era stato eletto sindaco di Briatico il 25 maggio 2014 con una lista unica, “Il coraggio di ricominciare”, atteso che la lista contrapposta ispirata dall’ex assessore provinciale di Vibo Valentia, Lidio Vallone, non era stata poi presentata. I precedenti organi elettivi del Comune – insediatisi nel 2010 – erano stati invece sciolti per infiltrazioni mafiose il 24 gennaio 2012 ed il Tar del Lazio nel luglio 2013 ha confermato tale scioglimento. L’amministrazione sciolta per mafia vedeva quale sindaco Francesco Prestia, già assessore al bilancio nella giunta dell’ex sindaco Costantino Massara, anche questa sciolta per mafia nel 2003. Lo stesso Costantino Massara divenuto poi assessore della giunta Niglia, incarico mantenuto sino ad oggi. Niglia è stato sindaco di Briatico per la prima volta dal 2005 al 2010 con una lista di centrosinistra sostenuta all’epoca da Lidio Vallone e contrapposta ad una della Margherita capeggiata invece dall’ex sindaco Costantino Massara, e ad altra lista guidata da Giacomo Franzoni. Dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune del gennaio 2012, il 5 febbraio 2014 il Tribunale di Vibo ha quindi dichiarato l’incandidabilità dell’ex sindaco Francesco Prestia e dei suoi assessori Domenico Marzano, Gennaro Melluso e Massimo La Gamba, ma non per Andrea Niglia, all’epoca consigliere di minoranza e dimissionario il 19 marzo 2011. Dopo un annullamento con rinvio da parte della Cassazione, la vicenda sull’incandidabilità degli ex amministratori di Braitico - e quindi anche di Andrea Niglia - è tuttora pendente dinanzi alla Corte d’Appello di Catanzaro a cui il Ministero dell’Interno lo scorso mese di novembre ha rinnovato la richiesta di incandidabilità. Nel settembre del 2014, Andrea Niglia è divenuto presidente della Provincia di Vibo Valentia con il 52% dei consensi ottenuti dalla lista “Insieme per la Provincia di Vibo Adesso”. Una coalizione, ribattezzata “l’Accorduni”, con la quale sono riusciti a mettersi d’accordo i “renziani” del Pd, Forza Italia, Fratelli d’Italia ed una parte di Ncd che all’epoca faceva riferimento all’allora assessore regionale Nazzareno Salerno (poi passato con Forza Italia). Fra i principali “sponsor” politici di Andrea Niglia, all’epoca, anche l’ex presidente della Provincia di Vibo Valentia, Francesco De Nisi, e l’ex senatore Francesco Bevilacqua. In Consiglio provinciale, all’atto dell’insediamento, Niglia aveva quindi potuto contare sul sostegno del sindaco di Zungri, Francesco Galati, dell’ex assessore provinciale al bilancio Pasquale Fera, dell’ex capogruppo provinciale del Pdl Giovanni Macrì (attualmente in Forza Italia), del vice sindaco di Sorianello Carmine Mangiardi e del sindaco di Simbario Ovidio Romano. Una maggioranza composita, fra destra e sinistra, alla quale con il tempo si era unito pure Raffaele Scaturchio, all’epoca vicesindaco di Dasà, ed ora sindaco dello stesso paese, e da ultimo aveva ottenuto il sostegno pure di Brunello Censore (Pd, stesso partito del ministro dell'Interno Marco Minniti), prima della mancata rielezione alla Camera dei deputati.

Le responsabilità politiche. L’attuale scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio comunale di Briatico - con conseguente caduta anche del vertice politico della Provincia di Vibo Valentia - se esistesse la politica nel Vibonese, dovrebbe ora aprire il tema delle responsabilità politiche di quanti - fra gli attori politici vibonesi - hanno voluto e sostenuto all’epoca Andrea Niglia alla presidenza della Provincia. Si potevano infatti prevedere all’atto della candidatura di Niglia le conseguenze attuali? Difficile rispondere. Di sicuro una buona politica è quella che sa prevenire determinate conseguenze dettate da alcune scelte. Altrettanto certo è che all’atto della candidatura di Niglia alla presidenza della Provincia pendeva una richiesta del Viminale che ne chiedeva l’incandidabilità in base alla normativa antimafia. Richiesta respinta in primo grado ma appellata dal Ministero dell’Interno e tuttora pendente. Altro dato incontestabile è rappresentato poi dal fatto che all'epoca Andrea Niglia già aveva scelto da qualche mese per la sua giunta comunale a Briatico, Costantino Massara quale suo assessore, ovvero l'ex sindaco la cui amministrazione era stata sciolta nel 2003 proprio per infiltrazioni mafiose. Bastava questo per essere più cauti nell’avanzare tale candidatura? Comunque la si pensi, l’auspicio è che, almeno questa volta, i protagonisti dell’Accorduni vibonese (o “inciucio politico” che dir si voglia) non scelgano la via del silenzio e si assumano, invece, le responsabilità politiche delle proprie scelte che hanno portato ad avere un presidente della Provincia decaduto. 

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