Vibo, lo sfogo di Laura Pugliese: «Io commissariata da sindaco e dirigente» (VIDEO)

Pesanti strali in conferenza stampa da parte dell’ex assessore al Bilancio dell’esecutivo Costa. Sotto accusa la «mancata rivoluzione burocratica» e una manovra «temeraria e nefasta che graverà per anni sulla città»

Pesanti strali in conferenza stampa da parte dell’ex assessore al Bilancio dell’esecutivo Costa. Sotto accusa la «mancata rivoluzione burocratica» e una manovra «temeraria e nefasta che graverà per anni sulla città»

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L'ex assessore Laura Pugliese
Laura Pugliese
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A far indignare Laura Pugliese sono state soprattutto le parole pronunciate dal sindaco Elio Costa a pochi giorni di distanza dalle sue dimissioni da assessore al Bilancio del Comune di Vibo Valentia, giunte, a loro volta, alla vigilia dell’approvazione del rendiconto e in aperta polemica proprio con il primo cittadino, con la dirigente di settore Adriana Teti, e con un’amministrazione comunale che, ha affermato questa mattina in conferenza stampa, «sta tradendo il mandato affidatogli dagli urne… ingannando i cittadini». Un conferenza stampa, dunque, spiega la professionista vibonese, decimo assessore a lasciare l’esecutivo Costa dall’inizio del suo mandato, convocata per rispondere a quelle considerazioni e, soprattutto per «spiegare apertamente alla collettività quello che è accaduto». Una «priorità che ha avuto la meglio su quel decoroso silenzio che in un primo momento avevo voluto mantenere» proprio dopo le polemiche e il botta e risposta a distanza con Costa e con la dirigente Teti. 

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Sindaco che, afferma Laura Pugliese, «nonostante affermi di non aver compreso i motivi delle mie dimissioni, non era così perplesso quando, a distanza di qualche ora, provvedeva ad attribuirmi specifiche determinazioni effettuando precise considerazioni. Ed è per questo che intendo che non sono andata via “puntualmente” in un momento in cui vi era la necessità di relazionare su aspetti delicati e complessi». E, ancora, «se lui riconduce il mio non riconoscermi più nella sua azione politico-amministrativa ad un mio sospetto circa la possibilità di essere sostituita, rispondo che non avevo ragione di avere alcun sospetto, poiché io avevo la certezza che, una volta approvato il bilancio, alla sottoscritta sarebbe stato attribuito un altro assessorato. Il motivo per il quale non mi ritrovo in questa Amministrazione – affonda -, è perché non sono state mantenute quelle promesse della campagna elettorale, relative alla rivoluzione burocratica al vertice della struttura amministrativa dell’Ente». 

Dunque una precisa presa di distanza dal livello politico e un aperto atto di accusa a quello dirigenziale. «La verità – afferma – è che ho sempre avuto notevole difficoltà a lavorare in seno all’assessorato per la pesante confusione che aleggia al vertice di quel settore. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è arrivata il pomeriggio del 2 maggio, quando ricevo una chiamata da parte del sindaco, che mi annunciava che il giorno successivo, ci sarebbe stata la Giunta per il consuntivo. A quel punto io risposi che non avevo avuto in consegna la delibera e che non mi era possibile firmare una pratica senza averne per lo meno conoscenza». Un “commissariamento” bello e buono per l’assessorato, che la Pugliese non ha problemi a ricostruire: «Quello stesso pomeriggio in Comune, la dirigente, in presenza del sindaco e del vicesindaco, mi consegnò la copia di quella che avrebbe dovuto essere la delibera oggetto di approvazione il giorno successivo. Non nascondo che la cosa mi diede molto fastidio, soprattutto, quando, nel leggere quella delibera, che continuo a definire preconfezionata, riscontrai che la stessa era monca delle certificazioni dei debiti fuori bilancio richiamati nella stessa, così come dei parametri di deficitarietà dell’Ente. Ma soprattutto si individuavano le motivazioni dello squilibrio economico-finanziario nei fondi vincolati e all’ammontare di un Fondo crediti di dubbia esigibilità elevato. In quella delibera avevo difficoltà a trovare fondamenti di veridicità e coerenza».

Perplessità poi confermate «dagli stravolgimenti che hanno subito in pochissimi giorni le delibere che si sono succedute, dal contenuto totalmente ribaltato e, ancora una volta, senza che io riesca a individuarne ad oggi, alcuna ratio e logicità. Ciò che più mi allarma è che improvvisamente, dopo 4 giorni, ci si accorge che è possibile pervenire ad un ripiano ordinario, senza ricorrere al predissesto o al dissesto. Mi domando: alla luce di quale discrezionalità, e soprattutto di quale parametro normativo?». Quindi un ulteriore, preciso, atto d’accusa: «non ritengo essere stata la sola a lavorare in condizioni di  difficoltà, poiché già, prima di me, i revisori dei conti evidenziavano, nella relazione sul rendiconto esercizio finanziario 2014, allegato alla delibera del 26 maggio 2015, la difficoltà a predisporre la stessa relazione, dovuta alla ristrettezza dei tempi inferiore a quelli previsti dalla normativa e dal regolamento di contabilità, difficoltà nel reperimento dei dati e della documentazione a supporto. Siccome al Comune di Vibo Valentia – aggiunge Pugliese -, evidentemente, la trasparenza è un optional non una priorità, come, invece, dovrebbe essere, tale parere non è stato pubblicato. Dalla relazione citata emerge tutta la causa dello squilibrio finanziario che risiede nell’assenza del responsabile dell’ufficio finanziario e nella mancata formazione di tutto il personale dipendente ed in particolar modo dell’area economico-finanziaria sulla contabilità armonizzata». 

Ancora, in merito alla manovra finanziaria che sta per essere portata in Consiglio, la Pugliese non si esime dall’evidenziarne «la portata temeraria, perché rischia di paralizzare un’intera attività politica amministrativa, poiché individua nella sua fonte di finanziamento essenzialmente somme derivanti dalla lotta all’evasione, di natura incerta e/o di dubbia esazione, per come riportato nel corpo delle due deliberazioni. Quale certezza possono offrire, queste entrate di riconosciuta difficile esazione, al fine di mettere al riparo l’Ente dal rischio del mancato obiettivo sul ripiano dello squilibrio, così come da potenziali debiti fuori bilancio». In tutto questo, il ruolo della politica dov’è? «Esiste una classe politica a Vibo Valentia? – si chiede l’ex assessore -. Se così è, allora, mi sarei aspettata che fosse la politica a spiegare integralmente la nefasta manovra finanziaria che a breve approderà in Consiglio, non già che fosse la dirigente, in anteprima, a rappresentarla alla cittadinanza, ove si consideri che l’apparato burocratico riveste un ruolo di supporto alle scelte politiche. I cittadini si aspettano risposte dalla politica, non dalla burocrazia. Qual è la legittimazione popolare della dirigente che le consente di esporre scelte di politica finanziaria?».

Infine l’appello ai consiglieri comunali: «a ponderare, in maniera prudente e lungimirante, nel solo ed esclusivo interesse della nostra città, dei nostri figli, delle nostre famiglie, questa manovra finanziaria, figlia di una serie di atti tra loro contraddittori, che, a mio avviso, è pesantissima, solo aleatoriamente sostenibile, dalla quale non s’intravedono prospettive di sviluppo e di crescita per il territorio».    

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