Provincia di Vibo, slitta la data del voto mentre impazza il “toto-nomi”

Il decreto “Milleproroghe” sposta l’orizzonte dal 20 settembre al 31 ottobre, ma l’Upi chiede un’ulteriore proroga. Nel frattempo si fa sempre più serrato il dibattito sulle candidature: giochi (quasi) fatti nel centrosinistra, tutto da definire sull’altra sponda  

Il decreto “Milleproroghe” sposta l’orizzonte dal 20 settembre al 31 ottobre, ma l’Upi chiede un’ulteriore proroga. Nel frattempo si fa sempre più serrato il dibattito sulle candidature: giochi (quasi) fatti nel centrosinistra, tutto da definire sull’altra sponda  

L'aula consiliare della Provincia di Vibo
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È destinata a slittare la data del voto per il rinnovo del consiglio provinciale di Vibo Valentia e per l’elezione del nuovo presidente dell’ente intermedio. Il decreto “Milleproroghe”, approvato il 25 luglio dal Governo, ha infatti sancito la proroga del mandato di tutti i presidenti di Provincia e dei consigli provinciali in scadenza entro quella data, anticipando al contempo la fine del mandato per quelli in scadenza entro il 31 dicembre 2018. In tal modo si ipotizza un “Election day provinciale” da celebrarsi il 31 ottobre 2018, con l’obiettivo dichiarato di semplificare le procedure e contenere i costi. Il “Milleproroghe” interviene dunque anche a superare il decreto con il quale l’attuale presidente facente funzioni della Provincia di Vibo, Alfredo Antonio Lo Bianco, aveva fissato la data del voto al 20 settembre prossimo. In questo frangente si innesta però anche l’intervento dell’Upi che ha formalmente chiesto al Governo un’ulteriore proroga della data del voto, spostando l’orizzonte di almeno tre mesi, dunque ipotizzando lo svolgimento dell’Election day il 31 gennaio 2019. Restano al momento invariate le modalità di svolgimento delle consultazioni riservate ai sindaci e ai consiglieri comunali in carica alla data del 35° giorno antecedente quello della votazione, esclusi quelli commissariati. Possono essere candidati alla carica di presidente e di consigliere gli amministratori in carica alla data della presentazione delle candidature, il cui mandato scada non prima di 18 mesi dallo svolgimento delle elezioni stesse. La dilazione dei termini potrebbe quindi tagliare fuori potenziali candidati il cui mandato si avvicina a scadenza. (L’articolo prosegue sotto la pubblicità)

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Sul piano prettamente politico si fanno serrate, in questi giorni, le trattative per la formazione delle liste e, prima ancora, per l’individuazione dei candidati alla presidenza. Due, sostanzialmente, le aggregazioni in campo chiamate a contendersi la guida dell’ente intermedio. Da una parte la coalizione di centrosinistra a guida Pd, partito che ha di fatto cannibalizzato le altre espressioni dell’area progressista grazie soprattutto alla massiccia rappresentanza negli enti locali vibonesi. Il quadro si presenta di conseguenza molto semplificato, con la corrente in capo all’ex deputato Bruno Censore che tiene saldamente in mano il pallino del gioco. Poche, del resto, anche le possibilità di uscire da un consolidato schema di equilibri politici che non si limita al contesto locale, ma va analizzato in un più ampio ragionamento che guarda alla Regione e agli incarichi di sottogoverno nei vari enti pubblici. Tra i nomi circolati con più insistenza, vi sono quelli dei primi cittadini di Cessaniti, Francesco Mazzeo, e di Acquaro, Giuseppe Barilaro. Ma mentre le quotazioni del primo sarebbero in discesa, quelle del sindaco acquarese appaiono in forte crescita, tanto che lo stesso amministratore, dopo un’iniziale resistenza, avrebbe convinto lo stesso Censore a puntare decisamente sulla sua candidatura. Di certo avrà giovato alla causa di Barilaro l’appoggio del presidente della Regione Mario Oliverio che sul suo nome (nonostante siano entrambi indagati in concorso per l’incarico ottenuto dal sindaco a Calabria Verde) avrebbe speso più di una buona parola. Barilaro conta poi su una cerchia di sindaci fedelissimi (Tiziana De Nardo a Pizzoni, Raffaele Scaturchio a Dasà, Giovanni Manfrida a Francica) smarcatisi pubblicamente dall’area censoriana, e pronti ad assicurargli sostegno.

Più articolato il dibattito all’interno della coalizione allargata che si opporrà al centrosinistra e che vede coinvolti, oltre ai partiti del centrodestra (Forza Italia su tutti), anche il variegato ventaglio di esponenti politici già orbitanti nel Pd e ora ad esso espressamente avversi. In quest’area, su iniziativa del senatore Giuseppe Mangialavori, si sono già svolte diverse riunioni alle quali avrebbero preso parte tra gli altri, gli ex presidenti della Provincia Francesco De Nisi e Gaetano Bruni e l’ex consigliere regionale Pietro Giamborino. All’ordine del giorno delle “interpartitiche”, definite “civiche”, l’elaborazione di un percorso comune che non prescinde, evidentemente, dall’individuazione della figura che sarà chiamato a guidarlo. Circolato in un primo momento il nome del sindaco di Zambrone Corrado L’Andolina, vicinissimo al senatore forzista, il ragionamento si sarebbe poi spostato sul suo omologo di Capistrano Marco Martino, fedelissimo di Bruni e gradito anche a De Nisi. Il suo nome viene tuttavia accostato alla candidatura alle prossime elezioni regionali che lo stesso sindaco ha espressamente annunciato a mezzo stampa, circostanza che lo taglierebbe fuori dalla corsa alla Provincia. Superata anche l’opzione Martino, dal dibattito emergerebbe la volontà condivisa di puntare su una figura “terza”, un outsider in grado di esprimere una “sintesi tra le diverse sensibilità”. Un amministratore giovane e volenteroso, che bene sta facendo alla guida del suo comune: questo l’identikit di un candidato che possa mettere tutti d’accordo e raccogliere consensi tra i sindaci “indipendenti” ma anche nei comuni decisivi in virtù del voto ponderato (capoluogo in testa) che assegna un maggior coefficiente ai comuni più popolosi

Una calda estate, dunque, quella che si profila all’ombra di un Palazzo il cui destino da sempre incerto resta tutto da definire anche in virtù delle scelte di una politica romana che sembrerebbe orientarsi verso un superamento della legge Delrio. A cominciare proprio da una modifica del sistema elettorale che punterebbe a riportare l’elezione degli organi di rappresentanza nelle mani dei cittadini.       

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