L’editoriale | L’anno che verrà e la porta stretta che il sindaco Costa deve attraversare

Il 2018 a Vibo si chiude con un Comune senza Giunta e un Consiglio ingessato tra strategie e poltronismo. Il primo cittadino ha esaurito le frecce al suo arco: lascerà o verrà "licenziato"?  

Il 2018 a Vibo si chiude con un Comune senza Giunta e un Consiglio ingessato tra strategie e poltronismo. Il primo cittadino ha esaurito le frecce al suo arco: lascerà o verrà "licenziato"?  

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La porta che il sindaco Costa deve attraversare è molto stretta. È una fessura scomoda e angusta. Del resto in questo tunnel vi si è cacciato di sua spontanea volontà. O quasi. L’azzeramento della Giunta era ed è (e l’ex magistrato lo sapeva) un’arma a doppio taglio. Poteva sì significare un “mandato più ampio”, così come aveva voluto intenderlo l’interessato all’indomani del ritiro dei tre assessori di riferimento di Mangialavori.  Ma quel “mandato più ampio” avrebbe dovuto essere sostanziato dal sindaco con la capacità di dar vita ad un esecutivo qualificato nel giro di poco tempo. Le sue successive mosse hanno però mostrato una realtà diversa. E messo a nudo limiti evidenti. Se Costa pensava di cavarsela invocando la responsabilità dei gruppi consiliari di maggioranza e opposizione per una Giunta di salute pubblica, ha dovuto ben presto ricredersi e prendere atto del diniego di alcune componenti essenziali per la riuscita del suo disegno. Da Luciano a Lo Schiavo a Pasqua è stato un susseguirsi di “no grazie” e distinguo che hanno vanificato quel piano, inducendo lo stesso Costa a tentare una via d’uscita diversa. Anche la giunta tecnica di alto profilo, tuttavia, si è rivelata una strada impercorribile e i validissimi professionisti contattati dal sindaco hanno in buona sostanza… declinato l’invito. A giocare a suo vantaggio, indubbiamente, vi è l’atteggiamento di quanti (e dai banchi della maggioranza e da quelli dell’opposizione) hanno interesse a rimanere attaccati alla poltrona. Trascinando all’inverosimile il percorso di un consiglio comunale (e delle relative commissioni) ormai svuotato di senso. Immobile e impassibile di fronte ai guai della città. Un’Amministrazione tenuta in vita in nome dei piccoli privilegi che dalla carica derivano: indennità, rimborsi chilometrici, gettoni di presenza. Indifendibile, in questo senso, l’atteggiamento di alcuni consiglieri eletti con il Pd. Gli stessi che dopo aver sottoscritto una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco improvvisamente si scoprono “responsabili”, assicurando numeri legali e sostegno alla consiliatura. Ma la Giunta va fatta e qui Costa seriamente rischia di rimetterci il mandato.

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La nuova nomina di Bellantoni è già di per sé un campanello d’allarme. Se la stessa, per ora, potrebbe passare come un’esigenza meramente amministrativa per approvare pratiche indifferibili, cosa ben diversa sarà se alla riconferma del suo fedelissimo il sindaco dovesse far seguire anche quella del già delegato all’Ambiente Antonella Sette e di altri ex assessori. A quel punto anche l’azzeramento si mostrerebbe per quello che è: un mero espediente per prendere tempo. A quel punto anche il principale sponsor di Costa, avrebbe, e a ragion veduta, molto da ridire. A nulla sarebbe valso infatti il ritiro degli assessori mangialavoriani se il sindaco, dopo la tempesta dei giorni passati, intendesse ripristinare la quiete con qualche aggiustamento o poco più. Quant’è sostenibile, dunque, il percorso intrapreso dal primo cittadino in questa fase? La politica è l’arte del possibile. I ribaltoni sono all’ordine del giorno. Ma il margine di manovra a questo punto è ridotto ai minimi storici della consiliatura. Se i tentativi di rilancio sono già andati a vuoto; se compiere una mera operazione di maquillage susciterebbe la levata di scudi dei maggiorenti; se, di contro, non sarà il Consiglio a mettere la parola fine, non sono comunque molte le frecce all’arco del sindaco dallo sguardo severo e dai modi garbati.  A dargli il benservito potrebbe essere dunque proprio il senatore Giuseppe Mangialavori. Anche per tirarsi fuori (dopo avergli suggerito un’exit strategy) da un fallimento già ampiamente conclamato dai cittadini. Oppure, in un sussulto di lucidità e buonsenso, potrebbe essere proprio Costa a prendere finalmente atto dell’impraticabilità del campo amministrativo e decidere di emettere il triplice fischio finale. Deluderebbe i tanti peones pronti ad accompagnarlo al novantesimo (più recupero, supplementari e rigori). Sicuramente. Ma restituirebbe dignità al suo ruolo e respiro ad una città che chiede nuova speranza e nuove possibilità. Delle due, l’una. Il 2018 è stato un anno drammatico per Vibo (che le impietose classifiche hanno solo in parte documentato) ma è andato ormai in archivio per sempre. Quello che si affaccia alla storia potrebbe però essere diverso. E, perché no (è un obbligo morale crederci), migliore.    

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