martedì,Gennaio 25 2022

Il Corsivo | Vibo Valentia dalla rigenerazione promessa dal sindaco ai grandi flop

Dalla scarsa trasparenza alle ricche prebende sino alla mancata riqualificazione urbanistica, ecco tutte le promesse disattese dal primo cittadino Maria Limardo e dalla sua giunta

Il Corsivo | Vibo Valentia dalla rigenerazione promessa dal sindaco ai grandi flop
Palazzo Luigi Razza, sede del Comune
Giuseppe Mangialavori e Maria Limardo

Tutti coloro che ricordano le affermazioni del sindaco Limardo durante la campagna elettorale, al momento del suo insediamento, nel periodo della formazione dell’esecutivo e durante i primi mesi dell’attività amministrativa, non potranno che sorridere nel constatarne l’evanescenza confrontandole con gli eventi ed i risultati che hanno caratterizzato questi due anni. In questo contesto, al fine di evidenziare le più macroscopiche incongruenze tra l’enunciato ed il realizzato, riteniamo utile soffermarci su alcuni passaggi chiave. Come premessa non può che essere utilizzato “il mantra” quasi ossessivo della Limardo, il quale può essere sintetizzato nei seguenti termini: realizzerò una completa rigenerazione urbanistica della città, una riqualificazione epocale che la risolleverà dalle attuali condizioni ponendola al passo coi tempi e la proietterà verso un radioso futuro e a tal fine mi avvarrò di un esecutivo di “alto profilo” il quale opererà seguendo come linea guida la trasparenza amministrativa, trasformerò la casa comunale in una casa di vetro ed il tutto passerà attraverso il riordino dell’apparato burocratico.

Tre punti chiave, dunque: un vasto programma di opere pubbliche, la trasparenza ed il riordino della burocrazia, in relazione ai quali però bisogna chiedersi cosa sia stato effettivamente realizzato. Senza dubbio poco, veramente poco, anzi non sbaglieremmo a sostenere il nulla, se non addirittura in alcuni campi una netta regressione. Procedendo con ordine e limitandoci alle ultime disavventure inerenti i tre settori sopra indicati, è opportuno iniziare con il pianeta scuola e tutti i suoi annessi e connessi. Emblematico il caso del complesso scolastico di Portosalvo, il quale va oltre la consueta inadeguatezza (sperpero di centomila euro) per sconfinare nell’irresponsabilità. Infatti un conto è privare i bambini della gioia del primo giorno di scuola – questo nonostante il sindaco avesse lo scorso maggio “glorificato” l’operato del suo esecutivo per essere riuscito a far completare i lavori di rifacimento del tetto dell’edificio scolastico, rendendo lo stabile fruibile ben tre mesi prima dell’inizio delle lezioni – ed altra cosa è mettere a repentaglio l’incolumità del personale scolastico che per oltre un mese ha frequentato quei locali, col concreto rischio di vedersi crollare addosso il tetto. Sulla stessa linea la vicenda delle scuole Don Bosco e Garibaldi, la cui struttura a suo dire necessitava di lavori di adeguamento sismico di tale portata da impedirne l’utilizzo. Negli scorsi mesi estivi il sindaco – di fronte alle preoccupazioni esternate dal gruppo del Pd e da Stefano Soriano in particolare in ordine alla collocazione degli oltre mille alunni – dichiarava in modo perentorio che si stava procedendo al reperimento di locali alternativi e che per l’inizio delle lezioni tutto sarebbe stato pronto. Puntualmente ciò non è avvenuto ed oggi le condizioni di quegli stessi istituti – inizialmente ritenuti per i lavori da effettuare non idonei ad ospitare gli alunni – di fronte all’inerzia dell’esecutivo sono ritornati sorprendentemente fruibili, con tutto il seguito di accese polemiche tra genitori ed amministrazione.

Ma il fondo si tocca con la vicenda della scuola De Amicis, dove il Comune non è stato neppure in grado di realizzare, nonostante svariati solleciti da parte del dirigente scolastico, una semplice rampa d’accesso per carrozzelle e passeggini. Ciò posto, è meglio continuare a tenere steso un velo pietoso sull’esecutivo di “alto profilo” che avrebbe dovuto rivoluzionare la città. Ancora peggio in fatto di trasparenza: sono ormai diventati imbarazzanti le prebende, i favori e gli incarichi distribuiti a piene mani agli amici del famoso cerchio magico. In particolare in questi giorni è ritornata prepotentemente di attualità – a causa delle forti tensioni tra consiglieri comunali ed assessore al ramo, inerenti la diversità di vedute sui requisiti individuati per l’accesso all’asilo comunale – la vicenda dei tre professionisti scelti per supportare l’assessore alle politiche sociali. Già tutto un programma la loro selezione, avvenuta attraverso un bando che a termini scaduti è stato riaperto con relativa modifica ad hoc dei requisiti di partecipazione a tutto favore dei vincitori che beneficiano della ricca, anzi ricchissima, quasi scandalosa, retribuzione (circa trecento euro al giorno). Non paghi di tutto ciò, si è ben pensato, alla scadenza dei sei mesi inizialmente previsti dal bando, di prorogare questa cuccagna per un ulteriore anno. A riportare l’attenzione sui tre esperti ha contribuito la denuncia del consigliere di maggioranza Giusy Colloca (FI), si badi bene di maggioranza, il che significa che ormai l’indignazione ha raggiunto limiti insopportabili. Secondo il consigliere chi ha istruito la pratica (accesso asilo comunale) ha avuto un interesse diretto nel valorizzare alcuni requisiti a discapito di altri: infatti il proprio figlio risulta tra gli ammessi, facendo, secondo quanto riportano alcuni organi di informazione, esplicito riferimento ad uno dei tre professionisti già premiati dalle forzature di cui si è detto. E’ proprio vero che l’appetito vien mangiando e non si è mai sazi, con buona pace della tanto sbandierata trasparenza del sindaco Limardo. Infine, bastono poche parole per riassumere il mancato riordino della burocrazia comunale, essendo facilmente intuibile la mancanza di interesse da parte dell’esecutivo a modificare l’attuale status quo: senza determinati dirigenti non potrebbe avvenire ciò che avviene e soprattutto non si potrebbero appagare le esigenze del cerchio magico.

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