martedì,Ottobre 19 2021

Il Corsivo | Elezioni regionali: il suicidio perfetto delle forze di sinistra

Nel Vibonese, invece, Mangialavori ha confezionato una lista ad hoc per Michele Comito, mentre si profilano duelli all’ultimo voto fra De Nisi e Santacroce, Pietropalo e Falduto ed a sinistra fra Tassone, Mammoliti e Censore

Il Corsivo | Elezioni regionali: il suicidio perfetto delle forze di sinistra

Quella a cui stiamo assistendo è una strana campagna elettorale, condizionata dal convincimento generale che si concluderà con una netta affermazione della coalizione di centrodestra. Tale convincimento poggia su una serie di riscontri: ogni qualvolta i quattro candidati a governatore partecipano a dei confronti, oppure in occasione delle tante “scaramucce” a distanza o a mezzo stampa, il refrain è sempre lo stesso: da un lato Occhiuto, il quale si confronta con gli elettori esponendo programmi ed obiettivi, evitando ogni polemica e scontro con gli antagonisti, dall’altro De Magistris, Bruni ed Oliverio che si accapigliano tra di loro, accusandosi vicendevolmente di non aver voluto trovare un punto di incontro che consentisse all’area di sinistra di fare fronte comune contro il centrodestra. In sostanza l’unica vera preoccupazione sembra sia diventata quella della ricerca costante di un qualsiasi appiglio per poter addossare agli altri le cause della percepita imminente sconfitta. Il tutto per la gioia di Occhiuto, il quale osserva soddisfatto e divertito, consapevole che senza colpo ferire si ritroverà governatore della Calabria. La conseguenza immediata di questo perfetto suicidio politico è che l’interesse dell’opinione pubblica si è spostato dall’esito della competizione tra i candidati a presidente a quello degli aspiranti consiglieri regionali.
Prima di restringere il campo al territorio vibonese, è giusto aggiungere che, fra i “tre litiganti”, Oliverio è il latore delle argomentazioni più interessanti e condivisibili. Egli infatti, nel contestare la metodologia e le imposizioni romane, ha indicato quale percorso alternativo l’autodeterminazione degli elettori del Pd attraverso lo strumento delle primarie.
Di fronte al reiterarsi delle prepotenze e delle arroganze già subite in occasione della fallimentare esperienza Callipo, giustamente non ha inteso abbassare ancora una volta il capo, mettendosi in gioco insieme ad altri “nostalgici” delle basilari regole di democrazia interna. Per quel che concerne invece il territorio vibonese va rilevata una differenza sostanziale tra la coalizione di centrodestra e le forze che gravitano nell’area di sinistra. Nella prima aggregazione le posizioni sono maggiormente definite e ciò rende meno rischioso avventurarsi nel campo delle ipotesi. In questo contesto, data per scontata l’elezione di Michele Comito (FI) sia per meriti propri che per il sostegno del senatore Mangialavori – il quale in veste di coordinatore regionale del partito gli ha “confezionato” una lista ad hoc – riteniamo che sarà molto interessante seguire il duello all’ultimo voto per un posto a palazzo Campanella tra l’ex presidente della Provincia Francesco De Nisi e Frank Santacroce, candidati nella lista di “Coraggio Italia”, mentre nel partito della Meloni si misureranno Pietropaolo e Falduto.

Rimangono invece un segreto imperscrutabile le determinazioni di Vito Pitaro dopo il suo defenestramento. Più variegato e privo di situazioni scontate il fronte avverso, caratterizzato dalla presenza nelle diverse liste di numerosi candidati di rilievo, circostanza questa che, oltre ad avere come rovescio della medaglia una notevole dispersione di voti rischiosa per le aspirazioni di tutti, non consente alcuno sbilanciamento.

Stando così le cose, riteniamo invece utile soffermarci su una tematica pregna di significati che vanno oltre il contesto esclusivamente elettorale. Ci riferiamo al confronto diretto, nella lista del PD, tra Luigi Tassone, consigliere regionale uscente, e Raffaele Mammoliti, superato dal primo nella scorsa tornata elettorale per un pugno di voti, ed a quello a distanza tra i due e Brunello Censore, ritornato in campo in prima persona al fianco di Oliverio. Orbene, non esiste alcun dubbio che lo “scontro” tra il vecchio leone e le giovani gazzelle rappresenti una specie di resa dei conti finale per la leadership del PD provinciale. Nel caso in cui l’ex parlamentare dovesse prevalere in fatto di consensi nei confronti dei primi due sarebbe l’ennesima conferma, piaccia o non piaccia, che il partito senza Censore è veramente poca cosa.

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