Comunali a Vibo, Insardà insiste: «Non siamo alleati dei Sovranisti»

La nota del segretario provinciale. E l’altra corrente ribatte: «Determinate iniziative intraprese a titolo personale»

La nota del segretario provinciale. E l’altra corrente ribatte: «Determinate iniziative intraprese a titolo personale»

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Aristotele avrebbe detto: se Censore sta con Luciano e Bevilacqua sta con Luciano, allora Censore sta con Bevilacqua. Ma trattandosi di politica mettiamo da parte Aristotele e tiriamo fuori Machiavelli. Perché ognuno vuole (giustamente) dire la sua, e a volte l’evidenza viene negata in maniera così convinta che a qualcuno può succedere pure di distrarsi. Detto ciò, ecco i fatti in breve: Stefano Luciano si candida a sindaco, invita un sacco di gente ed effettivamente si ritrova in sala un sacco di gente. Si ritrova con i vertici della (fu) destra vibonese, e cioè i Sovranisti, e i vertici della (fu) sinistra vibonese, e cioè gli uomini di primo piano del Partito democratico. Su quest’ultima sponda, in particolare, nelle ultime ore si sta scatenando la tempesta per le accuse di “collaborazionismo” col nemico storico. Ma delle due l’una: o Censore, Mirabello e Insardà sono stati teletrasportati al 501 a tradimento, ignari di trovare mezzo Movimento sociale, oppure ci sono andati perché convinti di sostenere un progetto, quello di Luciano, che a loro dire merita condivisione e partecipazione.

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Ecco che a distanza di qualche ora arrivano le prese di posizione del Pd, o meglio, di entrambi i Pd. Prima quello rappresentato dal segretario provinciale Enzo Insardà, versione integrale: «A seguito delle ricostruzioni pubblicate dagli organi di stampa nella giornata di oggi, ritengo necessario fare chiarezza sulla posizione assunta dal Partito democratico in prospettiva delle elezioni amministrative, al fine di evitare l’eccessiva semplificazione intorno al quadro complesso che riguarda Vibo Valentia. Il Pd ha l’obiettivo di proseguire la fase di confronto avviata con le forze politiche e sociali della nostra comunità al fine di costruire una coalizione ampia per sostenere un progetto progressista e riformista di rilancio della città. Come è evidente ciò non significa né rinunciare ai propri valori, alla propria identità ed autonomia politica, né può essere interpretata come alleanza tra forze distinte da visioni e culture profondamente diverse. È destituito di ogni fondamento un accordo con le forze sovraniste». Come detto, ad Insardà non piace Aristotele.

Poi c’è l’altro Pd, che si rifà alle posizioni del presidente Enzo Romeo e degli altri storici militanti: Giuseppe Ceravolo, Teresa Esposito e Antonio Iannello. Sono loro quattro a firmare la seguente nota: «La notizia relativa all’alleanza che il Pd avrebbe stipulato con forze diverse da quelle progressiste e di centrosinistra è destituita di ogni fondamento. Il Pd ha di recente riconfermato, nella riunione della direzione provinciale, la linea politica con le forze progressiste, di centrosinistra, con le associazioni e i movimenti che rifiutano il concetto di “sovranismo” e si ritrovano nell’impegno civico e solidale, nell’evidenza del fallimento politico e amministrativo del centrodestra nelle sue varie articolazioni. La commissione insediata dopo il commissariamento del partito regionale e a seguito delle dimissioni del segretario cittadino ha il preciso compito di coordinarsi con le forze progressiste, di centrosinistra e le associazioni e i movimenti sollecitando incontri e dialoghi con tutte quelle disponibili alla redazione del più idoneo programma di rinascita della città per superare le macerie lasciate dalla destra. Non ha discusso in nessuna occasione di candidati ma solo ed esclusivamente di alleanza di centrosinistra e di linee programmatiche appena accennate nell’ambito di un progetto che era e rimane progressista e di centrosinistra. È questo il perimetro dell’azione politica del Pd. Convinzioni e comportamenti diversi sono ovviamente rispettabili ma iniziative non conformi allo Statuto, ai deliberati e alla volontà di militanti ed elettori sono assunti a titolo personale e non impegnano il partito in alcun modo e in alcun luogo». Tutto chiarito. Forse. O forse no?

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