Il Comune di Vibo e quella procedura “anomala” per scegliere il segretario generale

L’ente deve sostituire l’uscente Fratino, ma anziché optare per lo scavalco punta ad una nomina ex novo. Con ripercussioni anche sulla prossima amministrazione

L’ente deve sostituire l’uscente Fratino, ma anziché optare per lo scavalco punta ad una nomina ex novo. Con ripercussioni anche sulla prossima amministrazione

Informazione pubblicitaria

Una procedura “anomala”, per la particolare situazione in cui si trova il Comune di Vibo Valentia. Una procedura, quella avviata per individuare il nuovo segretario generale, che solitamente viene adottata da un ente a guida politica, non certo commissariale. A Vibo Valentia le stranezze burocratiche non sono mai mancate e a quanto pare la situazione non è mutata. Ecco i fatti. Nei giorni scorsi si è reso necessario predisporre le pratiche per individuare un nuovo segretario generale. Quello in carica fino ad ora, Michele Fratino, ha infatti chiesto il trasferimento ad altra sede. Il commissario straordinario Giuseppe Guetta – viene da ipotizzare – avrà chiesto ai dirigenti di avviare l’iter per la scelta del sostituto. In casi del genere, con un ente sotto una guida prefettizia, generalmente si opta – come ci è stato spiegato da chi la materia la conosce bene – per una procedura a scavalco, ovvero chiamando un segretario generale titolare in un altro ente che offra la sua disponibilità per un tempo limitato, oppure stipulando una convenzione con enti limitrofi i cui dirigenti abbiano però i titoli necessari per gestire un capoluogo. Nel caso di Vibo Valentia, la scelta più logica sarebbe stata optare per la procedura a scavalco ed il perché è presto detto. Il Comune è chiamato ad eleggere il sindaco fra pochi mesi, probabilmente il 26 maggio. Essendo il ruolo del segretario prettamente fiduciario, il nuovo primo cittadino dovrebbe avere l’opportunità di indicare una persona, appunto, di sua fiducia, dovendo subito approvare provvedimenti importanti come il riequilibrio di bilancio, per non parlare, nel caso di Vibo, di un possibile piano di rientro dal disavanzo. Ebbene, assumendo un segretario a scavalco, il Comune ha facoltà, una volta insediatosi il nuovo sindaco, di confermare o in caso revocare la nomina ed optare per una fiduciaria, sin dal primo giorno. Invece, con la scelta adottata da Palazzo Luigi Razza – non è ben chiaro se l’atto sia stato predisposto dal segretario uscente o dai due dirigenti sempre in sella, o da chi altri – si vincolerà il nuovo sindaco a mantenere in carica il segretario nominato per almeno 60 giorni dall’insediamento dell’amministrazione comunale. Il che significa che, indipendentemente da chi verrà scelto dai vibonesi per guidare la città, costui dovrà “tenersi” un segretario nominato da altri, quantomeno per il riequilibrio di bilancio, pratica nella quale il segretario stesso diventa di importanza fondamentale. Poi potrebbe anche decidere di tenerlo in carica se lo ritenesse all’altezza, ma sarebbe una scelta successiva.

Una situazione paradossale, nella quale a volere essere cattivi si potrebbe intravedere – per l’ennesima volta – una sorta di “invasione” della burocrazia nel campo della politica. Ad ogni modo, l’avviso in questione – che comunque, è bene chiarirlo, non viola nessuna legge – è stato pubblicato sull’albo nazionale dei segretari generali e scadrà l’11 marzo. Il commissario avrebbe anche il potere di revocarlo. La politica è… avvisata.