Carattere

Il già candidato sindaco affonda il colpo contro i maggiorenti del Pd: «Non ci sono più le condizioni per un mio impegno diretto. Il partito è ostaggio di singoli individui e va verso l’estinzione» 

Politica

Antonio Lo Schiavo, leader dei Progressisti per Vibo e già candidato sindaco alle scorse Amministrative, si chiama fuori dalla corsa verso Palazzo Luigi Razza. Il suo nome era stato più volte, in questi giorni, accostato ad una possibile nuova candidatura a sindaco in una coalizione di centrosinistra che includesse tutta l’area a sinistra del Pd e lo stesso Partito democratico vibonese, una cui consistente frangia è in disaccordo rispetto all’appoggio a Luciano - propugnato da esponenti di primo piano - anche e soprattutto in virtù della presenza dei sovranisti in tale coalizione. Ed è proprio all’ex deputato Bruno Censore e al consigliere regionale Michele Mirabello che Lo Schiavo addebita oggi il naufragio delle trattative per la creazione di una proposta di centrosinistra per la guida della città. «In questi giorni - premette - tante persone mi stanno chiedendo insistentemente di andare avanti nell’impegno politico per la città. Non solo militanti del centrosinistra ma anche e soprattutto semplici cittadini che, al di là di ogni appartenenza, hanno apprezzato il mio tentativo di mantenere alta una certa visione della politica, fatta di dignità, serietà e coerenza. Per questo, nonostante la difficoltà di conciliare l’attività politica con la mia professione, e nonostante una politica cittadina incentrata sulle stesse regole di degenerazione che hanno portato allo svilimento della qualità delle istituzioni comunali, avevo dato la disponibilità a valutare insieme l’utilità di un nuovo impegno, purché questo potesse servire a dare forza a un’idea diversa di città e potesse servire anche alla ricostruzione di un’area progressista vibonese, oggi al massimo punto di debolezza e che rischia di scomparire dalla vita cittadina». 

Quindi Lo Schiavo passa ad esplicitare l’origine del veto sul suo nome. «Nonostante questa disponibilità avesse avuto la condivisione di tanti dirigenti del Partito democratico, oltre che della sinistra vibonese e di semplici cittadini che non mi stancherò mai di ringraziare - afferma -, la risposta di un altro pezzo del Pd, che non so dire se sia maggioranza o minoranza ma che è rappresentata dall'ex deputato Censore e dal consigliere Mirabello, non è stata altrettanto convinta, ma anzi ha dimostrato una netta contrarietà al mio impegno rendendo chiaro, con dichiarazioni e gesti pubblici, la scelta di optare per altre candidature a sindaco e altri tipi di alleanze. Tutto legittimo - chiarisce -. In politica ognuno si assume la responsabilità delle proprie scelte. Ma di fronte a queste prese di posizione così forti (e per me anche paradossali), a cui non è seguita con adeguata nettezza alcuna scelta chiarificatrice nazionale o regionale del Pd, si è inevitabilmente indebolita quella che doveva essere la scelta più naturale per il Pd e cioè marcare una discontinuità, di uomini e idee, con chi ha governato fino ad ieri questa città. Devo quindi constatare, non senza rammarico, che non vi sono le condizioni politiche per un mio impegno diretto. Mi dispiace arrivare a questa conclusione, anche perché la sensazione è che invece vi sia una larga parte della città che non condivide queste scelte, che si è stancata degli accordi fatti nel chiuso delle “segrete stanze”, di queste imposizioni, di questo stato di cose della politica vibonese. Il problema - affonda - è molto più serio e ampio rispetto ad una mia eventuale candidatura, e riguarda la stessa sopravvivenza di un’area politica tenuta ancora in ostaggio da progetti politici non collettivi, ma di singoli individui». [Continua sotto la pubblicità]

Nulla di nuovo per il leader dei Progressisti. «Del resto - prosegue - si ripete il solito masochismo del centrosinistra. Molti mi chiedono di fare ugualmente una battaglia d’identità, ma chi mi è vicino sa che su una cosa ero stato chiaro sin dall'inizio: che non avrei accettato di ripetere lo stesso sacrificio vissuto nel 2015, con il disimpegno, le divisioni, il fuoco amico del mio stesso campo; che la mia disponibilità poteva esserci solo con una condivisione vera e con il sostegno forte e sincero di tutte le forze politiche di centrosinistra a cui ho dato in questi anni rappresentanza in consiglio comunale e nella società vibonese, e questo anche quando il Pd ha raggiunto il punto più basso della sua credibilità, perdendo nell'assise comunale, in un solo colpo, tutti i suoi consiglieri. Ho agito sempre in maniera disinteressata, non avendo avuto o ricercato alcun vantaggio dalla politica, sulla base dell’idea che essa non possa mai sostituire o diventare un mestiere. Questo non significa  - conclude - che mi tirerò indietro, ma cercherò di aiutare, nelle forme che decideremo insieme a chi mi sta vicino, chi vuole davvero voltare pagina rispetto ad una storia già vista. Continuerò, in forme diverse, a dare un contributo alla mia città e continuerò il mio impegno politico, se ve ne saranno le condizioni, con la stessa coerenza e i medesimi valori».

LEGGI ANCHEComunali a Vibo, l’“harakiri” del Pd e i veti che hanno polverizzato il partito

Comunali a Vibo, Censore: «Lo Schiavo inconsistente». La replica: «Approccio scadente»

Comunali a Vibo, Lo Schiavo: «Il tempo è scaduto, il Pd decida cosa fare»

Comunali a Vibo, il Forum: «Deleteria la proliferazione di liste»

Seguici su Facebook