Guerra nel Pd, Mirabello replica: «Non mi faccio intimidire da Romeo e Ceravolo»

Il consigliere regionale attacca il coordinamento cittadino: «Mi oppongo ad una idea di sinistra marginale e ridotta al ruolo di mera testimonianza»

Il consigliere regionale attacca il coordinamento cittadino: «Mi oppongo ad una idea di sinistra marginale e ridotta al ruolo di mera testimonianza»

Michele Mirabello
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Non poteva mancare una replica. Ed infatti non manca. Michele Mirabello sfodera scudo e spada, si difende e contrattacca alle dure accuse che gli sono piovute addosso (in verità non solo a lui) dal presidente del Partito democratico vibonese Enzo Romeo e dal coordinatore della sezione cittadina Pino Ceravolo. Mirabello parla del «degenerare del clima politico» interno al suo partito nella città capoluogo. «Dispiace che anziché discutere il merito dei problemi – scrive in una nota – si trasformi tutto ancora una volta in rissa. E dispiace ancora di più che a prestarsi a questo assurdo gioco allo sfascio siano due dirigenti di lungo corso del Partito democratico, che tanto hanno dato e tanto hanno avuto dalla politica nel passato seppur non molto recente». 

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Tira fuori l’orgoglio, il già segretario provinciale, per rimarcare un concetto: «Non mi faccio intimidire da insulti e da comunicati fuori traccia ed al di sopra delle righe, non foss’altro per il fatto che rappresento migliaia di elettori e rivesto una carica istituzionale. Sono e resto un dirigente del Partito democratico e la mia storia parla da sola, e, seppur non volendo cadere in provocazioni, non mi lascio impartire lezioni di coerenza o addirittura tacciare di trasformismo proprio da chi è stato chiamato su mia pubblica proposta a ruoli di responsabilità dentro al Pd dopo un lungo girovagare». E quanto alla posizione politica, ovvero all’appoggio che lui stesso, Bruno Censore ed Enzo Insardà hanno già manifestato al candidato a sindaco Stefano Luciano, Mirabello aggiunge: «Ribadisco ancora il mio pensiero, senza dover certo essere autorizzato da Romeo o da Ceravolo o da chicchessia, sottolineando che ad una idea di sinistra marginale e ridotta ad un ruolo di mera testimonianza, preferisco una sinistra che amplia i propri confini aprendosi alla discussione ed assumendo il ruolo che le compete in città ed in provincia. In politica credo sia importante costruire percorsi virtuosi in grado di allargare il fronte del consenso, non certo rinchiudersi in assurdi recinti pensando di far prevalere veti, veleni e maldicenze. Su questa mia visione – conclude – chiaramente non pretendo di imporre alcunché a nessuno, ma allo stesso tempo non intendo retrocedere cedendo a ricatti o a risse mediatiche fuori logica, di scarso gusto e fuori misura».

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