Vibo, il Comune certifica un “buco” da 21 milioni e tenta la carta del riequilibrio finanziario

Per il 2018 registrato un disavanzo di 13 milioni. A pesare sono ancora gli oltre 12 milioni di euro per la Tangenziale Est, utilizzati negli anni - fino al 2010 - per pagare spese correnti

Per il 2018 registrato un disavanzo di 13 milioni. A pesare sono ancora gli oltre 12 milioni di euro per la Tangenziale Est, utilizzati negli anni - fino al 2010 - per pagare spese correnti

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Oltre 21 milioni di euro. A tanto ammonta la massa passiva del Comune di Vibo Valentia che sta tentando disperatamente di evitare un nuovo dissesto finanziario, dopo quello dichiarato nel 2013. L’entità precisa dei debiti che gravano sull’amministrazione emerge dall’avvio della procedura di riequilibrio finanziario, deliberata dal commissario straordinario Giuseppe Guetta, contestualmente all’approvazione del bilancio consuntivo per il 2018, nell’ultimo giorno utile, cioè il 30 aprile. 

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Gli atti, pubblicati oggi sull’albo pretorio dell’Ente, fotografano una situazione estremamente critica che si trascina ormai da tre lustri. L’ultimo anno contabile, il 2018 appunto, viene chiuso con un disavanzo certificato di 13 milioni e 489mila euro, a cui vanno ad aggiungersi circa 8 milioni di passività potenziali derivanti dai contenziosi legali in corso, dai fondi vincolati ancora da ricostituire, dalla scarsa capacità di riscossione e da crediti di dubbia esigibilità, per un disavanzo totale di 21 milioni e 96mila euro. Su tutto grava il vecchio dissesto, non ancora concluso alla data odierna, che prevede il ripianamento della massa passiva attraverso l’accensione da parte dell’Ente di due anticipazioni, le cui rate di rimborso saranno presenti nei bilanci correnti per i prossimi 20 anni.

Sono queste le cause delle acque agitate, che il commissario straordinario adduce per motivare un nuovo piano di riequilibrio, nell’arduo tentativo di evitare un altro default che farebbe di Vibo Valentia un caso unico in Italia, con due dissesti innestati uno sull’altro. Ma schivare una nuova bancarotta non è impresa facile, anche in considerazione del fatto che il piano dovrà comunque passare al vaglio del ministero dell’Interno, con successiva ed eventuale approvazione da parte della Corte dei Conti. Ma secondo Guetta è un tentativo che va fatto, perché l’alternativa significherebbe un’ulteriore penalizzazione per la città, che già paga un prezzo altissimo a causa delle finanze comunali a pezzi, visto che aliquote e tariffe sono già calcolate nella misura massima possibile. «Nonostante ciò – si legge nella delibera del commissario – l’Ente non è in grado di fronteggiare lo squilibrio finanziario con i mezzi ordinari messi a disposizione dall’ordinamento vigente, e pertanto, si deve ricorrere alla procedura di riequilibrio, ai sensi dell’art. 243 bis del Tuel», cioè la norma che prevede un’apposita procedura di riequilibrio finanziario pluriennale per gli enti nei quali sussistano squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario. All’orizzonte, quindi, si prospettano paradossalmente nuovi debiti per far fronte a quelli vecchi. Infatti, non potendo aumentare ulteriormente le aliquote e le tariffe a carico dei cittadini perché già al massimo, il Comune dovrebbe procedere all’assunzione di nuovi mutui per la copertura di debiti fuori bilancio riferiti a spese di investimento, in deroga ai limiti massimi della capacità di indebitamento previsti dalla legislazione vigente.

A una prima lettura del bilancio consuntivo 2018, ciò che salta agli occhi è quello che appare come il motivo “storico” del disastro finanziario che si è consumato a Vibo negli ultimi 15 anni: la Tangeziale est. La bretella che avrebbe dovuto consentire al traffico proveniente dall’autostrada e diretto a sud di bypassare il centro cittadino, prevedeva anche la realizzazione di una strada di collegamento tra la tangenziale stessa e la zona industriale. Opera mai realizzata, ma finanziata nel 2004 con 12 milioni e mezzo di euro. Soldi che nel corso degli anni sono stati utilizzati per spese correnti e per fini che nulla avevano a che vedere con l’infrastruttura in questione, come nel 2010 ebbe modo di accertare la Corte dei conti. Un “tesoretto” che è stato dilapidato nonostante il suo utilizzo fosse vincolato alla costruzione della strada. Quei 12,5 milioni di euro evaporati sono divenuti così una posta passiva che il Comune si porta appresso di anno in anno, tirando inesorabilmente a fondo i conti dell’Amministrazione. Discesa che, purtroppo, non è ancora finita.