Il monito di Roberto Speranza: «Solo con il Sud il Paese si può rialzare»

L’esponente della minoranza dem a Vibo per il convegno inaugurale del movimento “Progressisti per un’altra Calabria”. E sul piano politico avverte: «Attorno a Lo Schiavo si può costruire l’unità del partito».

L’esponente della minoranza dem a Vibo per il convegno inaugurale del movimento “Progressisti per un’altra Calabria”. E sul piano politico avverte: «Attorno a Lo Schiavo si può costruire l’unità del partito».

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«Se cresce il Sud, l’Italia potrà fare la differenza. Non è più accettabile che un pezzo del Paese, con le sue risorse e potenzialità, rimanga indietro. Per questo serve il massimo impegno e uno scatto definitivo che possa portare Sud e Nord, insieme, verso un nuovo modello di sviluppo.

L’ex capogruppo alla Camera del Partito democratico Roberto Speranza, lancia da Vibo un segnale di attenzione verso l’eterna tematica dello sviluppo del meridione d’Italia. Lo ha fatto intervenendo ai lavori del convegno “Rilanciare il Paese partendo dal Sud”, promosso dal consigliere comunale e già candidato a sindaco Antonio Lo Schiavo in un’iniziativa che, tra le altre cose, ha tenuto a battesimo il laboratorio politico ideato dal già capogruppo Pd in consiglio comunale “Progressisti per un’altra Calabria”.

Evento che ha registrato la partecipazione di numerose personalità del mondo politico e non. Tra i relatori il sindaco di pizzo e coordinatore nazionale Anci giovani Gianluca Callipo; il deputato Nico Stumpo; Gaetano Luciano di Italia Nostra, Raffaele Mammoliti della segreteria regionale Cgil; Dino Falconio, direttore della rivista “Paradox” e il consigliere comunale Loredana Pilegi.

In sala, tra gli altri, i consiglieri regionali Vincenzo Ciconte e Giuseppe Aieta; il già sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza; Francesco De Nisi, ex presidente della Provincia e Pasquale Fera, attuale vicepresidente dello stesso Ente, diversi sindaci, esponenti del consiglio comunale cittadino e segretari di forze politiche.

Ampia anche la partecipazione di pubblico che ha gremito la sala del 501 Hotel in ogni ordine di posto per un confronto che non si è sottratto a diverse valutazioni di ordine politico. Come quelle di Speranza che ha messo in chiaro di essere giunto a Vibo sulla scorta della «grandissima stima nei confronti di Antonio Lo Schiavo, che si è messo disposizione di un progetto importante di centrosinistra che ha, inoltre, raccolto pezzi importanti di civismo. Penso – ha aggiunto – che attorno a lui si debba puntare a costruire un’alleanza di persone per bene, che voglia far crescere il partito e aprirsi ad energie nuove, confrontandosi con la società civile» in un’ottica di valorizzazione delle «energie interne, che ci credono e si spendono a favore del Pd, e che possono dare una spinta decisiva per unire il partito».

Tematiche raccolte anche da Lo Schiavo il quale ha rimarcato come «si parta dalla necessità di discutere dei problemi veri che interessano la vita dei cittadini – e come – la grande partecipazione di stasera, confermi che siamo sulla strada giusta. Il tema dei lavori – ha detto entrando nel merito – nasconde in realtà la domanda se vi sono le condizioni per interrompere il progressivo declino delle regioni meridionali, se ci sono ancora garanzie per i diritti di cittadinanza. Ciò che non si può accettare, però, è che la questione venga liquidata con slogan ottimistici, che rischiano di non dare una fotografia reale del Paese e di allontanare ancor di più i cittadini dalla politica. Serve – ha insistito – un cambio di rotta per le politiche del Mezzogiorno e per un Sud sparito dall’agenda di governo».

Ancora, Lo Schiavo ha esortato il partito a «non delegare, bensì a venire nei territori e aiutare la selezione della classe dirigente, perché la rappresentanza che abbiamo non sempre è all’altezza delle sfide che la complessità del contesto richiede». E, ancora, sul tema della legalità ha detto: «è un concetto da mettere al centro dell’azione politica e senza il quale non ci potrà mai essere sviluppo né futuro per il Mezzogiorno». Bando alle ambiguità: «Non ci può essere una terza via, o si sta con la legalità o con la criminalità. La politica deve decidere».