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Provincia di Vibo: convergenze sulla presidenza mentre preoccupa l’interessamento del Viminale

Le forze politiche di centrodestra punterebbero sull’attuale sindaco di Acquaro per la successione a Solano, mentre fuori dai giochi sarebbe il nome del primo cittadino di Capistrano dopo la risposta fornita al senatore Morra. In alto mare il centrosinistra dopo la sentenza di prescrizione per uno dei possibili candidati. Ecco tutti gli scenari

Provincia di Vibo: convergenze sulla presidenza mentre preoccupa l’interessamento del Viminale
La sede della Provincia di Vibo e nel riquadro il presidente Salvatore Solano
Il manifesto di sostegno a Solano da parte di Forza Italia nell’ottobre 2018

Manovre dietro le quinte a Vibo Valentia anche per la conquista della presidenza della Provincia. Con la data per l’elezione del nuovo presidente inizialmente fissata per il 2 ottobre prossimo, ma che potrebbe slittare a gennaio per via delle elezioni politiche, partiti e correnti sono da tempo al “lavoro” per conquistare la “poltrona” che dall’ottobre 2018 è detenuta dal sindaco di Stefanaconi, Salvatore Solano, all’epoca sostenuto e fortemente voluto dal senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori sino alla rottura del rapporto fra i due (nonostante Mangialavori avesse assicurato che si trattava del “miglior amministratore possibile”). Archiviati i problemi giuridici legati alla cessazione del mandato da presidente della Provincia una volta scaduto il mandato di sindaco – secondo molti amministrativisti la Prefettura avrebbe dovuto dichiarare Solano decaduto con la fine del mandato da primo cittadino di Stefanaconi, per poi fare un ulteriore passaggio in Consiglio provinciale una volta rieletto sindaco – , diverse forze politiche (o meglio: diverse correnti a volte trasversali ai partiti) sono da tempo al “lavoro” sotto traccia per la conquista della guida dell’amministrazione provinciale. [Continua in basso]

La Prefettura di Vibo e nei riquadri Nicola Morra e Marco Martino sindaco di Capistrano

Inizialmente la scelta di Forza Italia – che nel febbraio scorso con i consiglieri provinciali Roberto Scalfari (vicesindaco di Tropea), Daniele Galeano (consigliere comunale a Serra), Vito Pirruccio (vicesindaco di Capistrano) e Giuseppe Leone (vicepresidente del consiglio comunale di Nicotera) ha preso le distanze da Solano – e del gruppo che a Vibo fa capo l’ex consigliere regionale Vito Pitaro sarebbe ricaduta sull’attuale sindaco di Capistrano Marco Martino. Un’idea però negli ultimi tempi è stata accantonata per due motivi: per eleggere il nuovo presidente della Provincia (si tratta di un’elezione di secondo livello, votando unicamente gli assessori ed i consiglieri comunali) Forza Italia ha necessariamente bisogno necessariamente di un accordo politico con gli uomini di “Coraggio Italia” che fanno capo al consigliere regionale Francesco De Nisi – i quali non sarebbero disposti a convergere sul nome di Marco Martino mentre ad oggi con Carmine Mangiardi, Elisa Fatelli e Alessandro Lacquaniti (tutti di “Coraggio Italia”) stanno sostenendo Solano che ha loro assegnato specifiche deleghe – , mentre su altro fronte pesa l’uscita del presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. Proprio quest’ultimo il 29 giugno scorso ha invitato la Prefettura di Vibo Valentia ad indagare sugli amministratori di Capistrano e sul riconfermato sindaco Marco Martino per via di alcuni legami e situazioni, ad avviso del senatore, “compromettenti”.

I messaggi di Marco Martino e le date diverse

In particolare, il presidente della Commissione antimafia – oltre a rammentare il sostegno di Martino a Solano nel 2018 e la vicenda della presunta foto del voto – aveva riportato le dichiarazioni del collaboratore Emanuele Mancuso sugli amministratori di Capistrano e ricordato che l’attuale assessore Vito Pirruccio (che è anche consigliere provinciale di Forza Italia) è primo cugino di quella Nensy Chimirri che altri non è che la compagna di Emanuele Mancuso, condannata a 4 anni per intralcio alla giustizia ed attualmente sotto processo anche per narcotraffico. A pesare sul mancato sostegno ad una possibile candidatura di Marco Martino a presidente della Provincia – anche se nessuno al momento è disposto ad ammetterlo pubblicamente – sarebbe però la replica fornita dallo stesso sindaco di Capistrano alle dichiarazioni del senatore Morra. Marco Martino ha infatti sostenuto di aver inviato via WhatsApp un messaggio di auguri al padre ed alla madre di Nensy Chmirri per la nascita di un figlio (e non alla stessa Chimirri e ad Emanuele Mancuso per la nascita della loro bambina), ma il 25 giugno 2018 – data di invio del messaggio – è proprio il giorno della sola nascita della bimba di Emanuele Mancuso e Nensy Chimirri. [Continua in basso]

Convergenza sul sindaco di Acquaro

Giuseppe Barilaro

Superato per tali motivi il nome del sindaco Marco Martino quale successore di Salvatore Solano alla guida della presidenza della Provincia, “Coraggio Italia” ma soprattutto alcune componenti di Forza Italia sono da tempo al lavoro per proporre quale nuovo presidente della Provincia l’attuale sindaco di Acquaro Giuseppe Barilaro. Il suo nome sarebbe in particolare gradito alla componente di Forza Italia che fa capo al presidente della Regione, Roberto Occhiuto – e che ha in Antonino Daffinà il suo principale sponsor a Vibo – ma metterebbe d’accordo anche la componente che fa capo al senatore Giuseppe Mangialavori attraverso la mediazione del consigliere regionale Michele Comito. Sul nome di Giuseppe Barilaro sarebbero pronti a convergere anche gli uomini di “Coraggio Italia” di Francesco De Nisi (Barilaro è stato presidente del Consiglio provinciale con De Nisi presidente, entrambi all’epoca nel centrosinistra) e di Franco Bevilacqua (l’ex senatore di An in passato ha sostenuto con De Nisi anche l’ex presidente della Provincia Andrea Niglia ed è noto a tutti come è finita), così come la componente che fa capo all’ex presidente della Provincia Gaetano Ottavio Bruni, trasvolato ormai da tempo dal centrosinistra al centrodestra.

Il centrosinistra

Il sindaco di Cessaniti Francesco Mazzeo

Dall’altro lato della “barricata” – almeno sulla carta – dovrebbe esserci il centrosinistra. O meglio: il Pd e tutte le sue contraddizioni. Mentre infatti esponenti come il già segretario provinciale Enzo Insardà e Michele Mirabello hanno chiuso da tempo ogni porta a Salvatore Solano (tanto che Insardà aveva proposto di non presentare liste del Pd alle ultime provinciali – per il solo Consiglio – senza prima un chiarimento sulla posizione di Solano rinviato a giudizio nell’inchiesta Petrol Mafie), altri esponenti del partito come l’attuale assessore di Briatico, Maria Teresa Centro, hanno invece accettato di avere delle deleghe da parte del presidente Solano. Stesso discorso per il socialista Domenico Tomaselli e per Marco Miceli (anche loro eletti con la lista “La Provincia del Futuro”) che hanno accettato di far parte della “squadra Solano” con specifiche deleghe. Settori del centrosinistra negli scorsi mesi avevano avanzato quale possibile candidato alla presidenza della Provincia di Vibo – ma mai ufficialmente – l’attuale sindaco di Cessaniti Francesco Mazzeo. Ipotesi, quest’ultima, che potrebbe essere sfumata dopo la sentenza del Tribunale di Vibo Valentia del 5 aprile scorso che ha dichiarato prescritto il reato di falso contestato allo stesso Mazzeo. Prescrizione alla quale l’attuale sindaco di Cessaniti (che era imputato quale commissario pro-tempore dell’Anpvi onlus di Vibo) non ha inteso rinunciare (come, peraltro, era suo diritto fare) per puntare invece ad un’assoluzione nel merito rispetto alle accuse rivolte dalla Procura di Vibo. (LEGGI QUI: False attestazioni nell’assistenza a persona non vedente a Vibo, rinviato il processo). [Continua in basso]

La variabile Morra sulla Provincia

Da sinistra verso destra: Nicola Morra, il prefetto Roberta Lulli, Salvatore Solano ed il cugino Giuseppe D’Amico

Chiuso il “capitolo” dei possibili accordi politici in vista della conquista della presidenza della Provincia, resta una “variabile” al momento poco considerata dalle forze politiche in campo, impegnate alla ricerca di convergenze ed accordi elettorali. Tale variabile si chiama Commissione di accesso gli atti alla Provincia per accertare eventuali infiltrazioni mafiose nella vita dell’ente ed eventuali condizionamenti alla luce del rinvio a giudizio dell’attuale presidente Salvatore Solano per i reati di corruzione, estorsione elettorale e turbata libertà degli incanti (in quest’ultimo caso con l’aggravante mafiosa) in concorso con il cugino Giuseppe D’Amico. Peserebbero inoltre i legami di alcuni consiglieri provinciali con ambienti compromettenti, il fatto che un funzionario della Provincia si trovi sotto processo per spaccio di stupefacenti ed anche i rapporti che avrebbe intessuto Giuseppe D’Amico (cugino di Solano e fra i principali arrestati dell’operazione Petrol Mafie) con alcuni dirigenti della Provincia ed amministratori (per come emerge dalla stessa inchiesta).

Il Viminale, Nicola Morra ed il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese

In tal senso, il senatore Nicola Morra non sembra intenzionato a mollare e non è escluso un nuovo interessamento al “caso” Provincia direttamente con il Ministero dell’Interno. Lo stesso ministro Luciana Lamorgese, in visita nelle scorse settimane a Catanzaro, aveva del resto assicurato che massima era l’attenzione del Viminale sull’ente Provincia di Vibo dopo le pubbliche denunce del presidente della Commissione parlamentare antimafia Nicola Morra. Da allora, però, è ricalato il silenzio. Certo è che l’eventuale invio di una Commissione di accesso agli atti alla Provincia di Vibo (con l’eventuale successiva proposta di commissariamento per infiltrazioni mafiose) farebbe slittare il voto di parecchio. Un’ipotesi al momento per nulla tenuta in considerazione dalle forze politiche vibonesi ma che potrebbe essere ben più reale di quanto si pensi. Difficile, infatti, che Viminale e Prefettura di Vibo continuino a non fornire spiegazioni al presidente della Commissione parlamentare antimafia, anche alla luce del fatto che la Provincia è costituita parte civile nel processo Petrol Mafie che vede fra gli imputati anche l’attuale suo presidente. Le prossime settimane saranno quindi decisive per capire le sorti dell’ente.

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