giovedì,Aprile 18 2024

Vibo, gli studenti e l’autonomia differenziata: «Sogniamo un Sud che sia uguale al Nord»

La relazione dell’iniziativa promossa da “Ali di Vibonesità” e svoltasi al Liceo “Michele Morelli” è stata affidata al docente Unical Damiano Silipo

Vibo, gli studenti e l’autonomia differenziata: «Sogniamo un Sud che sia uguale al Nord»
Studenti del liceo classico al convegno su autonomia differenziata
Liceo classico Morelli di Vibo, confronto su autonomia differenziata

«Se possibile non vogliamo lasciare la nostra terra: sogniamo un sud che sia uguale al nord. Noi, intanto, ci siamo. E’ fin troppo evidente che Il disegno di legge per l’autonomia differenziata richiede consapevolezza ed una vera presa di coscienza. E’ un delicato momento storico che non può essere preso sottogamba. Ogni cittadino, giovane o anziano che sia, non può rimanere indifferente di fronte agli effetti devastanti che si profilano per una Regione come la Calabria che deve trovare la forza per reagire e capire come». [Continua in basso]


E’ un po’ la sintesi della complessiva ed eloquente risposta data da Nicola Lombardo e dai colleghi studenti vibonesi al drammatico racconto “scientifico e non politico” di Damiano Silipo, Ordinario di Economia Politica all’Unical, all’evento promosso ed organizzato dall’Associazione “Ali di Vibonesità”, sull’accattivante tema “Autonomia differenziata: quale ricaduta per la Calabria? Ne parliamo con gli studenti delle scuole di Vibo Valentia”, svoltosi al Liceo Classico “Michele Morelli” e condotto da Nino Potenza, esponente storico culturale di “Ali di Vibonesità”. L’interesse, come nelle attese, è stato alto e la partecipazione cospicua. Con gli studenti anche insegnanti e cittadini. A porgere il saluto della Scuola è intervenuto il dirigente scolastico Raffaele Suppa. Poi la relazione di Damiano Silipo che ha catturato l’attenzione dell’affollata aula magna. «Con l’autonomia differenziata – ha esordito Damiano Silipo, presentando il contenuto del disegno di legge di Calderoli – sarà molto facile per le Regioni più ricche del centro nord erogare migliori servizi, stipendi più elevati e Lep (livelli essenziali di prestazioni) più generosi mentre sarà duro per quelle del sud garantire persino lo standard di legge». Entrando, poi, nel dispositivo ha spiegato che per quel che riguarda, ad esempio, gli effetti sulla sanità, la scuola e gli enti locali, «è prevedibile una divaricazione tra Regioni più agiate e Regioni più povere e questo non potrà non lacerare l’unità nazionale, creando tensioni tra cittadini del sud e del nord. E questo vuol dire – ha aggiunto – che i cittadini meridionali avranno ancora di più l’incentivo a trasferirsi al nord per lavorare, studiare o curarsi. Il difficile equilibrio tra elevato debito pubblico e capacità di vendere il debito sui mercati si basa – ha, poi, evidenziato Damiano Silipo – sulla fiducia che lo Stato, attraverso le entrate fiscali, sarà capace di ripagare il debito. Si sappia che l’autonomia differenziata mina alle fondamenta questa fiducia perché toglie al governo centrale gran parte del potere reale di coprire eventuali buchi di bilancio con nuove tasse o tagli di spese, essendo, queste ultime, trasferite alle Regioni. E quel che preoccupa è la possibilità di default dello Stato Italiano che corre il rischio di non pagare le pensioni perché non riuscirà a coprire il deficit dell’Inps anche per l’invecchiamento della popolazione che già sta rompendo il patto intergenerazionale tra giovani e anziani. Può accadere – ha, poi, osservato Damiano Silipo – che secondo la riforma del titolo 5 le Regioni potrebbero realizzare intese tra loro per costituire organi comuni per la gestione di queste infrastrutture e altri e la conseguente realizzazione della “macroregione” del nord assurgerebbe a Stato sostanziale dentro uno Stato formale svuotato di poteri e contenuto. L’autonomia fiscale è antistorica – conclude – In tutto il mondo sono in atto processi di aggregazione tra Stati per far fronte alle sfide della globalizzazione, ai problemi ambientali e ai problemi geo politici emersi con la guerra in Ucraina». Poi il dibattito con gli interventi di Maria Liguori Baratteri, Barbara Citton, Peppe Sarlo, Tony Bilotta ed i giovani presenti che hanno assunto consapevolezza del momento storico lasciando intendere che si sentono fortemente motivati a difendere, se il caso lo richiederà, a denti stretti, la storia di ieri e l’avvenire di una Regione che non ha mai rinunciato, nonostante tutto, ad un suo fondato ruolo competitivo.

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