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Comunali a Vibo: dopo mesi di “tira e molla”, Progressisti e M5S pronti a convergere su Romeo (Pd)

Il consigliere regionale Lo Schiavo ammette che non vi sono alternative a tale candidatura, mentre il parlamentare Tucci è costretto a fare marcia indietro rispetto a quanto dichiarato nel dicembre scorso. La coalizione perde Umanesimo sociale e si rafforza il polo di Centro. Ecco tutti i passaggi e le contraddizioni

Comunali a Vibo: dopo mesi di “tira e molla”, Progressisti e M5S pronti a convergere su Romeo (Pd)
Anthony Lo Bianco e Domenico Consoli

Si va verso la convergenza sul nome di Enzo Romeo quale candidato a sindaco dell’area progressista, in vista delle elezioni comunali a Vibo Valentia. O meglio: di quel che resta dell’area “progressista” visto che nelle ultime ore una delle sue anime – Umanesimo sociale del dottore Domenico Consoli – si è staccata per andare a stringere un’alleanza politico-elettorale con il consigliere comunale Anthony Lo Bianco. Un “Patto per la città” l’hanno chiamato, senza però al momento dire in maniera esplicita con chi si schiereranno. Esclusa la corsa in solitaria, tutti gli “indizi” portano a ritenere che tale raggruppamento finirà nel polo di centro (Azione, Italia Viva, Noi Moderati, Udc, Città Futura, Lega, più i fedelissimi dell’ex senatore Bevilacqua). E qui i primi dati politici da cogliere: va riconosciuta a Domenico Consoli la coerenza con quanto dichiarato proprio alla nostra testata nel corso di un’intervista: “Questo Pd è poco democratico e sto dialogando con l’area di centro”, chiudendo di fatto le porte alla candidatura di Enzo Romeo. Dall’altro lato, invece, se il candidato a sindaco del polo di centro (come appare più che probabile) dovesse essere Stefano Luciano (al momento l’area di centro non si è comunque sbilanciata in tal senso), Anthony Lo Bianco si ritroverebbe a chiedere voti per un candidato a sindaco avversato nelle comunali del 2019 quando era invece schierato a sostegno di Maria Limardo (con la lista “Rinasci Vibo”) uscita vincente già al primo turno proprio dalla sfida con Stefano Luciano. Su tale fronte vi è comunque da dire che Anthony Lo Bianco – che in questi anni ha saputo costruire una rete di giovani molto attivi ed impegnati nel sociale con molteplici iniziative – dopo essere entrato in Consiglio comunale nell’ottobre 2022 (subentrando allo scomparso Raffaele Iorfida), ha subito dimostrato autonomia politica prendendo le distanze dall’amministrazione Limardo e dalla sua maggioranza.

Il tavolo “progressista” del dicembre scorso

Chiuso tale capitolo, occorre ritornare sull’altra novità delle ultime ore, ovvero il ricompattamento del Movimento Cinque Stelle e di Liberamente Progressisti intorno al Partito democratico che ha da tempo (dal settembre scorso) indicato Enzo Romeo quale proprio candidato a sindaco. Una scelta per oltre quattro mesi avversata sia dal parlamentare dei Cinque Stelle Riccardo Tucci e sia dal consigliere regionale Antonio Lo Schiavo (Liberamente Progressisti). Semplice la ragione: in un “patto” siglato sin dal mese di agosto nel c.d. “Tavolo progressista” si era convenuto che ogni forza politica (M5S, Pd, Liberamente Progressisti e Umanesimo sociale) avrebbe portato al tavolo una “rosa di nomi” dai quali scegliere il candidato a sindaco dell’intera coalizione. Un percorso subito “stoppato” di fatto dal Pd nel momento in cui ha scelto a fine settembre di designare il solo nome di Enzo Romeo (nel corso un’assemblea pubblica, partecipata ed aperta anche alla stampa) quale candidato a sindaco da portare al tavolo degli alleati. Un modus operandi che non è piaciuto né al M5S, né a Liberamente Progressisti, né ad Umanesimo sociale che l’hanno vista come una sorta di forzatura e di imposizione da parte del Pd. Avevamo però scritto sin dal 2 ottobre scorso che – modus operandi del Pd discutibile o meno – le altre forze politiche (Umanesimo sociale, M5S e Liberamente Progressisti) avrebbero dovuto tirare fuori i nomi dei propri aspiranti alla guida politica di “Palazzo Luigi Razza”. “Fuori i nomi degli aspiranti sindaci per evitare l’ennesima farsa” avevamo titolato il 2 ottobre scorso evidenziando che le forze politiche ostili alla candidatura di Romeo non avrebbero potuto nascondersi a lungo dietro un dito e che avevano invece il dovere politico di indicare uno o più nomi da “contrapporre” ad Enzo Romeo. Il M5S a tale nostro invito aveva risposto con un comunicato stampa infarcito di politichese dove si diceva che i programmi vengono prima dei candidati, che era necessario il popolo progressista assorbisse e facesse propria la novità politica rappresentata dalla coalizione e via dicendo. E’ trascorso così l’intero mese di ottobre e tutto il mese di novembre sin quando il 13 dicembre scorso Domenico Santoro e Enzo Romeo hanno sottoscritto un documento per evidenziare che il candidato a sindaco dell’area progressista doveva essere “un politico esperto di dinamiche amministrative”.

Il Municipio di Vibo e nel riquadro Santoro e Romeo

Un documento che nei fatti spiazzò il parlamentare Riccardo Tucci che insieme a Domenico Consoli e Antonio Lo Schiavo aveva nel frattempo (prima del documento sottoscritto da Santoro e Romeo) già convocato una conferenza stampa per annunciare la ripresa del dialogo del “Tavolo progressista”. Sappiamo tutti com’è andata tale conferenza stampa del 15 dicembre scorso al Comune alla presenza di Antonio Lo Schiavo, Riccardo Tucci e Domenico Consoli. Tucci dixit: “Il Pd deve capire che Enzo Romeo non è il messia e solo se farà un passo indietro potremo ripartire insieme”. Ed ancora (sempre Tucci): Se Enzo Romeo non intende fare anche lui un passo indietro e si ostina a voler essere a tutti i costi lui il sindaco dell’intera coalizione, non si fa alcun passo in avanti con il Pd”. E per chi non avesse ben capito, sempre Tucci nell’occasione disse: “Se il nome di Enzo Romeo non rappresenta tutta la coalizione non è quello in grado di fare da sintesi tra le varie anime della coalizione progressista, come si fa ad andare avanti con questo Pd?”. Non da meno – sempre nel corso di tale conferenza stampa, ma con toni più smorzati – Antonio Lo Schiavo: Le coalizioni vengono prima dei nomi e auspichiamo un campo largo da parte di tutte le forze politiche che non si ritrovano nel centrodestra. Occorre ristabilire regole e principi dello stare insieme e guardo con favore a tutti coloro i quali sostengono che bisogna sedersi insieme allo stesso tavolo”. Giovedì 1 febbraio 2024, lo stesso Antonio Lo Schiavo in un’intervista al Quotidiano del Sud, dopo un appello all’unità lanciato dal Pd vibonese, ha però dichiarato: “Il candidato a sindaco è Enzo Romeo. Ad oggi io vedo in campo un’unica candidatura che è quella di Romeo in quanto è l’unica in ragione del fatto che non ve ne sono di alternative. E contro tale candidatura non ho mai espresso alcun giudizio. La sua non è una candidatura di partito ma dell’intera coalizione”. Non si è invece ancora pronunciato sul nome di Enzo Romeo il parlamentare Riccardo Tucci ma il silenzio non deve ingannare ed attiene alle procedure interne proprie di tale forza politica. Occorrerà cioè un passaggio tra gli iscritti locali del M5S per convergere su Enzo Romeo e occorrerà così vedere se in tale sede prevarrà la linea favorevole a tale candidatura (“sposata” da Santoro, Furci e tanti altri) – molto probabile – oppure quella più “movimentista” e “grillina” con tanti saluti a Enzo Romeo.

Si possono però trarre già due dati politici: 1) come ammesso da Antonio Lo Schiavo, Liberamente Progressisti e M5S non hanno alcuna candidatura alternativa a quella di Enzo Romeo del Pd e anche ove Tucci l’abbia mai avuta, l’ha bruciata da tempo non sapendo portarla avanti sino in fondo e dimostrando così tutta la propria debolezza politica; 2) un parlamentare della Repubblica e un consigliere regionale sono stati costretti alla fine ad accodarsi a quanto proposto dal segretario cittadino del Pd, Francesco Colelli, e provinciale dello stesso partito Giovanni Di Bartolo, non avendo valide alternative da proporre al nome di Enzo Romeo. “Fuori i nomi degli aspiranti sindaci per evitare l’ennesima farsa”, dunque, per ritornare al nostro pezzo del 2 ottobre scorso che si è rivelato premonitore di ciò che è poi realmente accaduto. Perché ora si potrà anche usare il “politichese” quanto si vorrà, ma i dati politici di cui sopra restano tutti e dicono che quelli ad uscirne peggio da tale stucchevole “tira e molla” sul nome di Enzo Romeo sono proprio il parlamentare del M5S Riccardo Tucci e il consigliere regionale Antonio Lo Schiavo. Con buona pace della ritrovata “intesa” e della coalizione ricompattata ma rimasta orfana di una formazione politica – Umanesimo sociale – che ha preferito altre sponde.

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