domenica,Giugno 20 2021

Bandi servizi sociali, clima rovente: «Ritirate quella schifezza!»

I consiglieri di maggioranza e opposizione attaccano dirigente e assessore: nel mirino il ricorso all’agenzia interinale e il “dirottamento” degli educatori in ufficio

Bandi servizi sociali, clima rovente: «Ritirate quella schifezza!»

È stata una seduta di commissione a tratti incandescente, quella di oggi pomeriggio al Comune di Vibo Valentia. Oggetto della discussione, la pubblicazione dei tre bandi per l’affidamento di tre distinti servizi afferenti al progetto Sia, ovvero di sostegno all’inclusione e contrasto alla povertà. Tre bandi che hanno suscitato diverse perplessità in più punti, per chiarire i quali sono stati convocati in audizione il dirigente del settore Adriana Teti e l’assessore alle Politiche sociali Franca Falduto. Su alcuni punti controversi è stata fornita una spiegazione, ma non sufficiente a mutare il convincimento, espresso dai consiglieri comunali, che il metodo da utilizzare, quanto meno per il futuro, debba essere cambiato.

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Per Laura Pugliese è «inconcepibile che il bando preveda candidati con esperienza maturata nel solo ambito socio-assistenziale di Vibo Valentia», ma su questo la Teti ha precisato di avere già provveduto a specificare che il riferimento è «a tutti gli ambiti». Ciò che ha fatto surriscaldare gli animi è stata la decisione dell’ente di assumere il personale oggetto del bando (dovrebbero essere 16 figure, per circa 430mila euro) tramite il ricorso ad una «agenzia interinale», con aggravio di spese (il finanziamento è comunque interamente ministeriale) e con la preclusione, per educatori e assistenti alla comunicazione e all’autonomia, a parteciparvi. Un punto che ha mandato su tutte le furie il consigliere Loredana Pilegi, che non ha usato mezzi termini: «Ritirate questa schifezza! Le linee guida non sono legge, si poteva procedere anche diversamente. La conseguenza è che chiameremo 16 persone di cui non sappiamo nulla, per giunta l’agenzia interinale più vicina è a Lamezia Terme…». Concetto ribadito anche da Katia Franzè: «Perché non utilizziamo candidati già idonei e presenti in altre graduatorie?».

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Lo scontro si è consumato quindi sulla asserita obbligatorietà del ricorso all’agenzia interinale, con la dirigente a spiegare di essersi limitata ad attuare atti di indirizzo emanati dall’assemblea dei sindaci del distretto: «Quando sono subentrata nell’incarico era già tutto deliberato. In ogni caso l’ente non può effettuare concorsi, non può assumere personale, neanche a tempo determinato. In questo caso ho soltanto concluso un iter già avviato». Dello stesso avviso l’assessore Falduto: «Non c’era alternativa, il personale dell’ente non riesce a gestire i tempi delle assunzioni, quindi c’era il rischio di perdere i fondi. Invito tutti a riflettere quando si chiede di annullare bandi, qua si rischia un milione di euro. Anche a me sembrava un’assurdità il ricorso all’interinale, ma poi mi hanno mostrato i diversi esiti delle procedure e mi sono convinta che non c’è altra scelta».

Sono rimaste di fatto senza risposta le contestazioni sollevate da Lorenza Scrugli, che ha rilevato come la risposta fornita dalla dirigente sia «allucinante»: «Se i beneficiari di queste misure sono i percettori Sia/Rei, è inconcepibile come venga tranquillamente ammesso che gli educatori siano stati già utilizzati per altro». L’assessore, infatti, aveva affermato che due educatori, già in servizio quest’anno, siano stati utilizzati per «tamponare emergenze varie». Senza contare che il bando della determina 526 preveda che «due educatori vengano utilizzati nell’Ufficio di Piano, sottraendoli di fatto ai reali beneficiari e per gli scopi previsti dal capitolato, che sono quelli di un supporto scolastico ed extrascolastico. Cosa c’entra questo col tenere gli educatori in ufficio?». Domande senza risposte, tra lo sconcerto generale…

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