Ambiti territoriali di caccia commissariati, Federcaccia Vibo si scaglia contro la Regione

L’associazione di categoria denuncia ingerenze della politica e invita a fare «un passo indietro e uno sforzo per permettere il salto di qualità necessario ad attuare una riforma del settore ormai improcrastinabile»

L’associazione di categoria denuncia ingerenze della politica e invita a fare «un passo indietro e uno sforzo per permettere il salto di qualità necessario ad attuare una riforma del settore ormai improcrastinabile»

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Immotivata e intempestiva, che non trova riscontro nel nostro ordinamento, per altro presa ad inizio della stagione venatoria, al culmine dello svolgimento degli adempimenti necessari per poter svolgere l’attività”.

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Così viene definita dalla Federcaccia provinciale di Vibo Valentia, la decisione di commissariare i vari Ambiti territoriali di settore presa dalla Regione. Un’iniziativa “minacciata a vario titolo da diversi mesi”, tradottasi “in una serie di gravi disservizi nei confronti dei cacciatori, soprattutto dell’Atc Vibo 2, che non hanno potuto ottenere, come loro diritto, i registri di battuta e in alcuni casi addirittura la necessaria autorizzazione per potere esercitare la caccia al cinghiale, contraddicendo quanto sostenuto in precedenza dalla burocrazia regionale sul contenimento della specie cinghiale”. Figlia, tra l’altro, della confusione in cui versa una Regione “che, anziché preoccuparsi della riforma della legge sulla caccia e dei piani faunistici, si è trastullata nell’emanare disciplinari, che lungi dal mettere ordine alla materia hanno generato conflittualità e confusione di cui non si sentiva affatto la necessità”.

La Federazione di categoria, fa in particolare notare il trattamento riservato agli Ambiti territoriali Vibo 1 e 2, “che insieme a Catanzaro 1 sono gli unici ad avere commissari di chiara marca politica“, e si dice non in grado di capire “se ciò è avvenuto per pura combinazione o per meriti speciali”. Sta di fatto, “che quello che è accaduto nella nostra Provincia lascia a dir poco perplessi, non fosse altro per i risultati prodotti dai nostri rappresentanti politici nelle sedi regionali”.

L’attenzione va poi al decreto attuato dal Governatore della Calabria Mario Oliverio, che di fatto “conferisce pieni poteri di gestione ai commissari”. Al riguardo, l’auspicio è che questi non cadano nell’errore di ignorare il regolamento regionale 11/2010, che all’articolo 14 comma 3 a proposito dei loro poteri “limita i compiti nel tempo e richiede l’attivazione delle procedure per la nomina del nuovo comitato di gestione”. Il tutto, avvertendo che verrà posta fin d’ora grande attenzione, “a censurare nelle sedi dovute ogni eventuale violazione. Esistono le proposte per una riforma organica della Legge regionale 9/96 riguardante il comparto della caccia – rimarca la Federazione – che ha trovato sintesi in un confronto tra le varie componenti del mondo venatorio, degli agricoltori e degli ambientalisti e che aveva suscitato interesse anche in una parte della stessa politica. Questa è la strada che si sarebbe dovuta percorrere nell’interesse generale per avere una legge più moderna e attuale con i tempi e per superare quelle difficoltà e limiti che la vecchia legge ha mostrato. Questa via è ancora percorribile recuperando quegli spazi di democrazia necessari per un confronto se si vuole veramente coltivare l’interesse comune e non squallidi interessi di bottega”.

L’intervento si conclude con l’invito alla politica a fare “un passo indietro nei confronti della gestione della caccia e uno sforzo per permettere il salto di qualità necessario ad attuare una riforma ormai improcrastinabile, che consenta un più sereno e disciplinato svolgimento dell’attività venatoria con regole certe”.

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