Comunali a Limbadi, Rosalba Sesto: «Ripudiamo ogni forma d’illegalità»

La capolista di “Limbadi Libera e democratica” replica al nostro articolo e anche al senatore Morra che ha annunciato la pubblicazione dei nomi degli “impresentabili”
La capolista di “Limbadi Libera e democratica” replica al nostro articolo e anche al senatore Morra che ha annunciato la pubblicazione dei nomi degli “impresentabili”
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Dalla lista Limbadi libera e democratica, in corsa per le elezioni amministrative del 20 e 21 settembre a Limbadi con candidata a sindaco Rosalba Sesto, riceviamo e integralmente pubblichiamo:

Ai cittadini e alle istituzioni. A pochi giorni dalle elezioni, ci troviamo amareggiati per un modo incompleto di fare giornalismo. Alcune vicende non sono state minimamente menzionate, anzi sono state occultate come se non fossero mai accadute. Come se non si volesse che fossero mai accadute. Nel programma elettorale della nostra lista viene chiaramente ribadito il concetto di lotta alla mafia e di educazione alla legalità nei giovani, in collaborazione con le istituzioni scolastiche attraverso seminari e convegni, come riportato nel punto n. 4 dello stesso. Ma v’è di più. La nostra candidata a sindaco all’apertura della sua campagna elettorale nel comizio a Limbadi del 12 settembre, ha ricordato proprio Matteo Vinci (come testimoniano i video amatoriali pubblicati su Facebook) condannando il brutale assassinio e affermando che bisogna ripristinare la legalità contro la ‘ndrangheta affinché «non ci siano più altri Matteo Vinci a Limbadi e nel mondo». Immediato è stato il plauso dei partecipanti, che fa ben comprendere la voglia di riscatto dei limbadesi onesti. [Continua]

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Quel tragico 9 aprile 2018, la Sesto fu tra le prime persone a portare solidarietà e vicinanza alla famiglia. Nelle 48 ore che seguirono l’attentato, la stessa si fece promotrice e organizzatrice, assieme a un candidato a consigliere della lista avversaria, di una fiaccolata in onore di Matteo, mettendoci il cuore e soprattutto la faccia in prima persona contro la mafia, dimostrando il coraggio di un popolo che vuole uscire dalla paura e che vuole prendere in mano il proprio paese con onestà e consapevolezza. La manifestazione ebbe riscontri enormi, con partecipazione di migliaia di persone di Limbadi e delle diverse associazioni antimafia presenti sul territorio. Purtroppo queste notizie oggi sono state taciute. Come se non si volesse che i limbadesi fossero retti, come se dovessero essere necessariamente essere la mela marcia.

Il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, parla della pubblicazione di una lista degli impresentabili. Sarebbe stato auspicio di tutta la comunità che la stessa fosse resa pubblica prima della formazione di liste elettorali. Noi siamo i primi a voler conoscere chi non può essere candidato a cariche pubbliche, ma soprattutto quali sono i criteri utilizzati. Dove trovano il loro fondamento legale per ossequiare il contenuto dell’art. 54 della Costituzione e quindi poter adempiere le funzioni pubbliche con disciplina ed onore. Sono canoni di incandidabilità l’aver frequentato le scuole con figli e parenti (oggi incensurati) di boss? Sono canoni l’esser stati fotografati in un evento pubblico in loro compagnia? (Si parla sempre di minorenni incensurati). Oppure ancora, le foto di classe? L’aver disputato insieme una partita di calcetto da bambini? L’essersi salutati in un bar? L’aver fatto la spesa in un supermercato? Pretendiamo risposte ed indirizzi in questo senso, per rispettarne ogni singolo aspetto.

Poi, d’altra parte ci si chiede: Può essere macchiato e marchiato un bambino per essere figlio di? Al riguardo, è doveroso ricordare solo un nome per dare all’individualità di ogni persona l’importanza che merita: Peppino Impastato, figlio di boss. Si necessita precisare infine e per completezza che la candidata a sindaco Rosalba Sesto, non porta a proprio carico neanche una multa per divieto di sosta. Il marito della Sesto, Aurelio Bruzzaniti deceduto due anni fa, oltre a non aver mai avuto nella sua vita alcun problema con la giustizia, si è sempre dimostrata persona retta ed onesta, diverse volte amministratore di Limbadi – assessore nell’amministrazione Sergi e vicesindaco in quella successiva – amministrando onestamente con onore, dignità e spirito di servizio la cosa pubblica. Alcune vicende in questi giorni narrate, all’epoca non erano mai state minimamente sollevate seppur più vicine cronologicamente rispetto ad oggi. La mafia non si combatte con gli slogan ma attraverso cultura della legalità, lavoro e giustizia sociale. Fare di tutta l’erba un fascio impedisce il riconoscerne all’interno la mala erba e non è certamente un bene per la comunità. È giusto, dunque, prendere le dovute distanze e ripudiare ogni forma di illegalità, ribadire il disprezzo verso la ‘ndrangheta ed ogni altra associazione criminale, al pari di come è giusto difendere l’integrità morale e la rettitudine dei cittadini onesti. La penna uccide più di una lupara ed una inesatta ed incompleta informazione è un danno per le ultime persone oneste rimaste in questa martoriata terra di Calabria. Tanto si doveva ai cittadini onesti di Limbadi”.

Sin qui la nota della Lista “Limbadi Libera e democratica” con candidata a sindaco Rosalba Sesto. Per parte nostra preme solo rilevare che se “giornalismo incompleto” (come sostengono la Sesto e la sua lista) c’è stato, è solo nel non aver dato conto di possibili ulteriori contatti dei candidati con soggetti di interesse per le forze dell’ordine, atteso che i documenti in nostro possesso (che segnalano controlli in auto e sul territorio con pregiudicati o componenti della famiglia Mancuso) si fermano al 2015. Per il resto diamo notizie e se il figlio di un candidato a sindaco si è seduto ad un tavolo per discutere di appalti con Pantaleone Mancuso (Scarpuni) e Antonino Accorinti è una notizia. Così come è una notizia quanto scrive un giudice in una sentenza (“Costa Pulita”) su tale incontro le cui motivazioni sono state depositate molto recentemente. Chi scrive continua a pensare che chi ricopre un incarico pubblico elettivo debba non avere contatti con alcuni personaggi al di là dei risvolti penali o meno, alla stessa stregua di quanto vige nelle forze dell’ordine dove di certo si può partecipare ad un concorso pubblico per entrare in polizia ma allo stesso modo si viene subito allontanati se, pur vincitori, si hanno stretti congiunti condannati per mafia o anche solo in odore. Perché continuiamo a pensare – citando proprio Peppino Impastato – che la mafia ed anche chi non ne prende le distanze con i fatti e i comportamenti sia sempre e solo “una montagna di merda”. Quanto al resto vale per noi quanto Sara Scarpulla ha reso pubblico rispondendo ad un candidato di altra lista: “Carta canta. A parole siamo tutti bravi. Parliamo di cose diverse. Io parlo di programmi, tu di parole al vento”. (g.b.)