L’intervento | Bilancio di previsione in aula oggi a Vibo, «Un atto che entra nelle tasche dei cittadini»

“Nel documento economico-finanziario al vaglio del consiglio comunale un ‘premio’ ai cittadini che fanno la differenziata: l’aumento (proibito) della Tari. Una manovra voluta dalla burocrazia e avallata da chi entrerà nella storia come ‘sindaco della gabella’”

“Nel documento economico-finanziario al vaglio del consiglio comunale un ‘premio’ ai cittadini che fanno la differenziata: l’aumento (proibito) della Tari. Una manovra voluta dalla burocrazia e avallata da chi entrerà nella storia come ‘sindaco della gabella’”

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Un atto che entra pesantemente nelle tasche dei cittadini. Questo, a parere di chi scrive, è l’essenza del Bilancio di previsione che verrà portato oggi in Consiglio comunale.  Tra tributi e tasse, sulla carta sono previste circa 600mila euro di entrate in più rispetto al 2017. Ma nella realtà sono ben di più. Nessun taglio alla spesa, sebbene qualcosa da tagliare ci sia ancora. 

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Come si fa a concepire, in un periodo di depressione e di servizi negati, una manovra del genere (peraltro a quattro giorni dalle elezioni)? L’unica spiegazione possibile è che tutto sia stato affidato alla volontà della burocrazia. La quale fa il suo mestiere e, quando da una parte trova un segno meno, dall’altra aumenta le cifre.  Ma questa è aritmetica, non è politica.  

Vero che i conti peggiorano di anno in anno. L’indebitamento aumenta di circa 4 milioni rispetto al 2017. Il disavanzo è stabile a 8 milioni di euro. Per giunta, ci sono debiti fuori bilancio senza copertura. Quindi, il tanto sbandierato risanamento finanziario non esiste. Vero che persa miseramente la lotta all’evasione fiscale, restano ben poche soluzioni per arginare i buchi di bilancio. Ma quelle elaborate o sono sterili o sono un rimedio peggiore del male.  

La soluzione sterile riguarda la vendita di immobili comunali. Storicamente, il Comune non è mai riuscito a vendere nulla. E non venderà nulla nemmeno questa volta, considerata l’offerta (una non meglio precisata area del Pennello, qualche casa popolare). L’altra soluzione è un ulteriore salasso nei confronti dei vibonesi, in modo indiretto e diretto.  

Sul primo versante, sono previste entrate per 300mila euro dai parcheggi a pagamento, cioè l’aggio dovuto al Comune su oltre un milione di incasso previsto. Cifra che verrà pagata per la gran parte dai residenti.  Poi c’è il salasso diretto: l’aumento della tassa rifiuti (Tari). Imbarazzante sia per la premessa, sia per la proposta, sia per lo svarione in cui incorre l’operazione.  

La premessa (relazione dell’ufficio tributi) è che “nel rispetto del principio comunitario chi più inquina paga, si è provveduto in un’ottica di maggior equità e di tariffe più congrue… discostandosi dai coefficienti di cui al Dpr 158/99, variando gli indici di produttività dei rifiuti nei limiti fino a 50% dei valori minimi e massimi”.  Ma il D.P.R. 158/1999 istituisce la tariffa ‘normalizzata’ , calcolando la superficie in Mq della abitazioni e il numero di componenti la famiglia, prescinde dalla effettiva produzione dei rifiuti. Quindi, il principio ‘chi inquina paga’ con la tariffa normalizzata non c’entra un fico secco.   

Il metodo di calcolo della tariffa su cui si basa il suddetto principio è invece la cosiddetta “tariffa puntuale”, che si calcola in rapporto alla produzione di raccolta indifferenziata e differenziata annua di ciascuna utenza, ovviamente premiando chi più differenzia.  

E’ un metodo faticoso. Ma è quello che per legge i Comuni dovrebbero attuare una volta passati a regime di differenziata totale (come Vibo). Tra l’altro, è così che si incentiva la raccolta differenziata. La tariffa puntuale avrebbe dovuto far parte della ‘seconda fase’. Non per nulla i mastelli per la raccolta dell’indifferenziato sono provvisti di un lettore ottico.  

Ma l’amministrazione, come si sa, ha deciso di cambiare rotta. E invece di premiare i vibonesi, che hanno raddoppiato la percentuale di Rd rispetto all’anno precedente, li stanga con un aumento di ben 292mila euro annue (+5% secondo la relazione dei revisori). Ma l’aumento potrebbe essere anche superiore. Probabilmente l’amministrazione giustificherà la gabella alla luce del corrispondente aumento dei costi di conferimento in discarica decretato dalla Regione. Ma se a gennaio la percentuale di RD ha già raggiunto il 55%, per il 2018 non dovrebbero esserci problemi a contenere il costo del conferimento in discarica a un milione e mezzo.  Per cui, sorge il sospetto che la proposta di aumento serva a coprire il buco di bilancio derivante dalla insufficiente riscossione degli anni precedenti. Cosa vietata, perché secondo la legge Tari la tariffa non può che coprire i costi del servizio nell’anno solare.   

Questo sospetto è corroborato dal piano economico-finanziario Tari, nel quale si legge che i costi del servizio rifiuti per il 2018 ammontano a 5 milioni 537mila euro. Se è così non è possibile (qui sta lo svarione) prevedere nel bilancio entrate a titolo TARI per 5 milioni 863mila euro, perché è vietato dalla legge prevedere un costo superiore a quello quantificato nel piano economico-finanziario.  

Il Consiglio comunale dovrà correggere questo evidente errore. Altrimenti il Comune andrà incontro a una serie infinita di ricorsi tributari sulle bollette che invierà alle utenze nel 2018. E sarà interessante sentire cosa dirà sul punto il sindaco. Il quale, fra parentesi, sta imponendo sacrifici ai vibonesi anche per mantenersi intatta un’indennità di circa 60mila euro annui.  

Ma siccome né in campagna elettorale né nel programma amministrativo aveva parlato di possibili aumenti delle tasse, prima di chiedere sacrifici agli elettori dovrebbe farli lui. A meno che abbia già scelto il modo in cui vuole passare alla storia della città: come il sindaco della gabella.

*Già assessore del Comune di Vibo Valentia