Ormai è scontro aperto tra in sindaco di Vibo e l’azienda proprietaria dei depositi costieri: «Ho le leve ministeriali per costringerli a sedersi al tavolo delle trattative». Poi rivela di aver cercato invano il presidente del gruppo industriale. Sulla minoranza: «Spero che non stiano facendo il doppio gioco»
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«È un attacco politico, non trovo altre spiegazioni. Ma se non vogliono sedersi a un tavolo per collaborare, li farò sedere io, ho le leve ministeriali per farlo».
Sconcertato, stordito ma anche pronto a dare battaglia. Il sindaco di Vibo Valentia, Enzo Romeo, è ancora incredulo di fronte al nuovo e ancora più pernicioso attacco di Meridionale Petroli, azienda del Gruppo Ludoil, che per la seconda volta nel giro di una settimana ha smontato e smentito la narrazione del primo cittadino sulla delocalizzazione dei serbatoi petroliferi a Vibo Marina.
Romeo ha probabilmente offerto il fianco quando una decina di giorni fa ha convocato d’urgenza una conferenza stampa per annunciare quella che, davanti a microfoni e taccuini, definì una «vittoria», cioè l’“Atto di sottomissione” con cui l’Autorità portuale invita l’azienda a delocalizzare gli impianti entro 4 anni.
Da allora è stato uno stillicidio, come se il sindaco si fosse disegnato un bersaglio sulla schiena. Opposizione e azienda hanno caricato a testa bassa definendolo un mistificatore: non c’è accordo, dicono, non c’è protocollo d’intesa condiviso, non c’è il sito alternativo, non ci sono i soldi. Non c’è niente di niente secondo chi continua a bombardarlo a colpi di comunicati stampa. Ci sarebbe solo una dichiarazione d’intenti che però non avrebbe nulla di vincolante. Insomma, la prospettiva di un rinnovo ventennale della concessione a Meridionale Petroli sarebbe molto più concreta dell’ipotesi contraria.
«Quanto sta accadendo è paradossale - spiega Romeo a Il Vibonese -. Stanno cavalcando una situazione ambigua facendo il gioco dell’opposizione perché all’azienda non conviene la delocalizzazione che costa dei soldi».
Meridionale Petroli dice che ci vogliono almeno 100 milioni di euro…
«E come hanno calcolato questa cifra? Serve uno studio di fattibilità per quantificare i costi. E lo studio di fattibilità lo devono fare loro perché si tratta di un’impresa privata, ma non vogliono farlo. Quando un anno fa ho incontrato Donato Ammaturo, presidente della Ludoil, non ha espresso alcuna preoccupazione su tempi e costi della delocalizzazione degli impianti. “Non c’è problema, in tre anni ci spostiamo”, mi disse. Ciò che lo preoccupava erano le condotte marine, ma di quelle ci occuperemo noi con il Ministero e la Regione. E stiamo già lavorando per trovare i fondi necessari. Fu un confronto costruttivo e in piena sintonia. Oggi, invece, mi attaccano senza una spiegazione».
Ha parlato nuovamente con Ammaturo in questi giorni?
«Ci ho provato, ma non mi risponde più al telefono. Pensa di essere più forte. Ma farò in modo che questa cosa si chiarisca. Oggi non risponde al telefono, ma un anno fa è venuto lui a trovarmi per parlare della delocalizzazione. Che è venuto a fare?».
Non si è mai vista un’ostilità così esplicita e diretta da parte di un’azienda privata. Come se lo spiega?
«Cercano di sminuire il risultato raggiunto dal Comune che per me resta una vittoria, visto che è la prima volta che si introduce una prospettiva temporale di 4 anni nel rinnovo della concessione. Quattro, non venti. Ma i vibonesi non sono scemi, hanno capito il gioco. La Meridionale Petroli non può prendere in giro un sindaco, non può offendere un’intera città come sta facendo. Un’azienda seria non fa queste cose sui giornali, è un atteggiamento contro la comunità vibonese, un modo di agire grave e spregiudicato».
Quindi, che intende fare?
«Da questo momento in poi non dirò più nulla, non replicherò ad attacchi gratuiti e chiaramente strumentali a un disegno politico. L’unica cosa che mi interessa è che si siedano a un tavolo di concertazione. Se si rifiutano, li farò sedere lo stesso attraverso il ministero».
Sì, ma nel frattempo che si fa?
«C’è una visione diversa sullo sviluppo di Vibo Marina, questo è chiaro. Ma quegli impianti non possono più restare lì. Tanto più che presto dovrà essere adottato il nuovo Piano di emergenza ed evacuazione, il Pie, che vedrà l’uso di via Vespucci ridotto. Sulla delocalizzazione esiste un protocollo d’intesa (che l’azienda ha minimizzato definendolo soltanto «una bozza di poche pagine non editabile», ndr) sul quale tutti gli altri interlocutori istituzionali sono d’accordo. Regione, Ministero, Arsai, cioè l’ex Corap, condividono lo stesso obiettivo. Meridionale Petroli deve farsene una ragione. Abbiamo 4 anni per risolvere la questione».
Meridionale Petroli sostiene che non c’è alcun accordo con il Comune, e neppure un sito idoneo ad ospitare gli impianti. A questo come replica?
«Ah, e il mistificatore sarei io! Arsai ha detto che la delocalizzazione a Porto Salvo è possibile, ma se loro non presentano richiesta per il nuovo sito industriale come possono affermare che non c’è la disponibilità? E poi non ho mai parlato di accordo, né con i giornalisti né in Consiglio. L’accordo dobbiamo costruirlo lavorando insieme, questo ho detto. Quindi affermare che l’accordo non esiste è un’ovvietà che serve solo a cavalcare le polemiche dell’opposizione».
Ecco, l’opposizione. Si sarebbe aspettato un atteggiamento diverso dalla minoranza?
«In Consiglio hanno votato con la maggioranza un atto d’indirizzo per la delocalizzazione dei depositi di Vibo Marina. Un obiettivo, dunque, condiviso all’unanimità. Continuare ad essere uniti su questo darebbe forza al percorso intrapreso. Ora, invece, giocano di sponda con Meridionale Petroli. Non so che pensare. Mi auguro che non stiano agendo per consentire all’azienda di tenere altri 20 anni quei serbatoi a Vibo Marina».

