Giovedì e venerdì scorsi a Mileto gli studenti delle classi di scuola media del locale Istituto comprensivo, ospitate nel plesso del rione Calabrò, hanno disertato le lezioni a causa della sostanziale mancanza di un sistema di riscaldamento. In quei frangenti allo sciopero si è aggiunta la lettera con cui rappresentanti di classe e genitori hanno chiesto a sindaco e dirigente scolastica e responsabile del Servizio di protezione prevenzione dell’Ic «un urgente intervento in merito alla grave situazione che da circa un mese» si è venuta a creare.

Oggi sull’argomento interviene la componente d’opposizione “Eppur si muove”. «Presso l’Istituto comprensivo di Mileto - affermano il capogruppo Michele Rombolà e i vari Ilenia Tulino, Giuseppe Furci e Katia Grillo - si è scatenata una protesta più che legittima alla luce dei gravi disagi subiti. Fanno bene genitori, studenti e personale a reclamare le condizioni minime che garantiscono una serena permanenza dei ragazzi presso l’Istituto. Occorre tuttavia evidenziare che nessun rimbalzo di responsabilità ha ragione di esistere posto che il Comune sarebbe dovuto intervenire per tempo al fine di scongiurare quanto poi, di fatto, si è verificato. Per meglio chiarire - aggiungono - occorre fare un passo indietro. Presso l’Istituto sito nel rione Calabrò, sulla base di un accordo intercorso tra Comune e Provincia, venivano infatti inizialmente ospitati esclusivamente gli alunni dell’Istituto tecnico economico “G. Galilei”, prima allocati presso una struttura messa a disposizione dalla Curia.

L’Istituto sito nel rione Calabró, pertanto, si dotava di un contatore idoneo e capace di assicurare il buon funzionamento del plesso in via proporzionale rispetto agli studenti ospitati, allocati su un unico piano. La Provincia, competente quindi per l’Istituto tecnico, provvedeva al rimborso delle prime due annualità di spesa già sostenute dal Comune ed in un secondo momento provvedeva alla voltura della utenza elettrica».

Il gruppo di minoranza prosegue il suo percorso a ritroso ricordando che, tuttavia, «il Comune decideva successivamente di allocare presso il medesimo plesso anche gli studenti della scuola media, quest’ultima, invece, di sua competenza. I piani divenuti operativi - sottolinea - diventavano due, entrambi gravanti sull’unico contatore “provinciale”. Proprio al fine di intervenire per evitare e/o arginare disservizi, gli Uffici provinciali preposti avevano suggerito due differenti strade: aumentare la portata dell’attuale contatore ricorrendo a lavori non immediati e straordinari (comunque non di competenza provinciale) oppure installare un nuovo e diverso contatore in grado di servire il piano di pertinenza del Comune. Quest’ultima rappresentava certamente la via più rapida di risoluzione del problema e quella più coerente rispetto all’attuale assetto dell’Istituto. Quel che è accaduto, invece, ha dell’incredibile. Il Comune, infatti, non ha agito in alcun senso attendendo il montare delle proteste prima di “assicurare” una risoluzione del problema che a questo punto non sappiamo garantire in che tempistiche potrebbe intervenire. Riteniamo sia giusto fare chiarezza su aspetti che nulla hanno di equivoco o “rimbalzabile” - conclude Eppur si muove - con l’augurio che studenti e personale possano presto tornare a fruire dell’Istituto alle giuste condizioni. L’attuale maggioranza ripristinatrice di piazze non bisognose di intervento si riconferma, anche in questa occasione, “tutto fumo e niente arrosto”».