Il primo cittadino Romano Loielo respinge la lettura del caso come scempio boschivo e richiama ordinanze, prevenzione incendi e rischi per automobilisti e visitatori. Nel mirino anche l’intervento di Greco (Prc) che ha definito la vicenda «un crimine contro la natura»
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Dopo il sequestro dell’area comunale di Monte Palella per il taglio ritenuto abusivo di 372 alberi ad alto fusto, arriva la replica del sindaco di Nardodipace, Romano Loielo. Una risposta rivolta soprattutto a Gregorio Greco, responsabile Ambiente del Partito della Rifondazione comunista, intervenuto nei giorni scorsi per chiedere sanzioni più severe e una revisione delle norme sulle tutele ambientali.
Il caso era esploso dopo l’attività dei carabinieri forestali, che avevano accertato il taglio raso di piante in un’area comunale, contestando l’assenza delle necessarie autorizzazioni regionali e paesaggistiche. Il provvedimento di sequestro preventivo è stato emesso dal gip del Tribunale di Vibo Valentia. Tra le contestazioni figurano danneggiamento, deturpamento di bellezze naturali e violazioni del vincolo paesaggistico ambientale. È stata inoltre elevata una sanzione amministrativa da 21mila euro per violazione del regolamento regionale forestale. Il procedimento resta nella fase delle indagini e vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
La replica del sindaco: «Non un taglio indiscriminato»
Loielo, nella sua nota, precisa di non voler «aprire alcun contrasto giornalistico contro il Nucleo carabinieri forestali», rinviando ogni valutazione di merito alla sede giudiziaria. Al tempo stesso contesta la rappresentazione dell’intervento come un taglio indiscriminato.
«La questione di cui si dibatte non riguarda affatto alcun taglio illegittimo e abusivo di boschi - afferma il sindaco -. Stiamo parlando di un’attività condotta dal Comune di Nardodipace e non già da un soggetto privato o da un’azienda boschiva».
Secondo Loielo, tra le piante abbattute non vi sarebbero lecci ma «solamente piante di pino». Il primo cittadino sostiene inoltre che l’intervento non avrebbe prodotto «alcun apprezzabile ricavo economico», se non la copertura delle spese, e che sarebbe stato avviato con finalità di sicurezza.
La fascia di rispetto lungo le strade
Il punto centrale della replica riguarda le ordinanze adottate dal sindaco «ai fini della salvaguardia della sicurezza pubblica e a tutela della pubblica incolumità». Loielo spiega di avere disposto la realizzazione di una fascia di rispetto lungo le sedi stradali del territorio, con una profondità di almeno cinque metri, pensata come fascia parafuoco e come misura per migliorare la visibilità e la sicurezza degli automobilisti.
Il sindaco richiama anche il codice della strada e il tema della distanza delle piante dai margini della carreggiata. «Tale norma è ispirata non solo dalla necessità di consentire ampia visibilità, soprattutto nelle curve, agli automobilisti - sostiene -, ma anche e soprattutto a tutelare la sicurezza nei casi di crollo delle piante cresciute ai limiti della carreggiata».
Loielo aggiunge che l’intervento sarebbe partito nei pressi dell’accesso al sito B dell’area dei Megaliti, anche per prevenire rischi per i visitatori. La pineta, ricorda il sindaco, nel 2021 era stata interessata da un vasto incendio che avrebbe indebolito diversi alberi, compresi quelli ai margini della carreggiata.
«Basterebbe recarsi sul posto - afferma ancora - per verificare lo scenario di guerra di quell’area: pini bruciati, tronchi tranciati in due dal vento, alberi abbattuti a terra e disseminati su ettari di terreno». Nella ricostruzione del sindaco, la stessa pineta dovrà essere in futuro tagliata e ripiantata «come da progetto redatto dall’agronomo incaricato», trasmesso alla Regione Calabria e munito del relativo parere.
Lo scontro con Greco e il richiamo ai rischi
La replica arriva dopo l’intervento di Greco (Prc), che aveva definito il taglio un «crimine contro la natura» e aveva giudicato insufficiente la sanzione da 21mila euro, chiedendo pene più severe, obbligo di ripristino immediato e maggiori controlli forestali.
Loielo respinge l’impostazione del responsabile Ambiente di Rifondazione comunista e invita Greco a verificare sul posto la situazione. Il sindaco sostiene che il taglio eseguito dalla sua amministrazione sia stato svolto da operai comunali, senza affidamento a imprese boschive, e che sia stato sospeso «con la massima tempestività» solamente dopo pochi giorni dall’avvio.
Il primo cittadino collega infine l’intervento ai rischi registrati nei mesi invernali, quando, a suo dire, numerosi alberi sarebbero caduti sulle strade del territorio a causa del maltempo. Una situazione che, secondo Loielo, avrebbe più volte sfiorato la tragedia, anche alla luce di episodi analoghi avvenuti in altri centri delle Serre, come sulla ex statale 110 nei pressi di Serra San Bruno.




