L’idea non è nuova: abbassare l’età del voto dai 18 ai 16 anni. Coinvolgere dunque nell’elettorato attivo almeno un milione in più di giovanissimi italiani. Per farlo serve una modifica dell’Articolo 48 della Costituzione: un semplice tratto di penna da parte del Parlamento per quella che potrebbe rappresentare una riforma in grado di proiettare realmente le giovani generazioni nella vita pubblica del Paese e includerli nell’agenda politica.

Abbassare l’età del voto dai 18 ai 16 anni: è la proposta che +Europa punta a trasformare in un disegno di legge da sottoporre all’approvazione del Parlamento. Coordinatore nazionale della campagna è un giovane sindaco calabrese, il primo cittadino di Jonadi Fabio Signoretta.

Accarezzata nel tempo da varie forze politiche, a rilanciare la proposta è oggi +Europa. E a ricevere dal segretario Riccardo Magi l’incarico di coordinatore nazionale della campagna “Voto16” è il sindaco di Jonadi, Fabio Signoretta.

«In Italia, a 16 anni si può lavorare, si pagano le tasse, si può lasciare la scuola, firmare contratti, essere chiamati a rispondere delle proprie azioni anche sul piano penale. Ma non si può scegliere da chi essere rappresentato. Una distorsione democratica evidente – afferma Signoretta –. Chiedere che i 16enni possano votare non è una battaglia simbolica: è un modo concreto per riportare al centro dell’agenda pubblica una generazione che oggi non pesa nelle urne e, per tale ragione, pesa sempre meno nelle decisioni».

«Aprire le urne ai giovani – si legge nell’appello dei radicali di cui primo firmatario è l’amministratore vibonese – significa chiedere alla politica più attenzione ai temi che determinano il futuro del Paese: scuola e università con maggiore peso in Legge di Bilancio, diritto all’abitare, detassazione per gli Under 35, ambiente, ricerca, innovazione. Ma significa anche porre un freno al debito pubblico improduttivo, quello che scarica costi sulle spalle di chi oggi ha 16 anni e domani dovrà ripagarlo».

Questa richiesta, d’altronde, assicura +Europa, «nasce da una convinzione semplice: meglio far decidere ai giovani, oggi, l’Italia in cui vogliono vivere, invece di vederli cambiare Paese domani. Non si chiede alcuna agevolazione, nessun posto riservato, nessuna quota bloccata. Si chiede rappresentanza e la possibilità di incidere sulle priorità e sull’agenda politica».

Una rappresentanza che peserebbe per circa il 2 per cento dell’elettorato potenziale e che, dunque, fa gola a +Europa. Ma l’idea di Signoretta, che ha già avviato consultazioni con altri partiti e ottenuto il sostegno di una ventina di parlamentari, è che il percorso possa essere il più condiviso possibile.

«Voglio lanciare un appello diretto a tutto il Parlamento – dice ai microfoni di LaC –: arriviamo insieme a una proposta trasversale. Ricordo che 50 anni fa, nel 1976, votarono per la prima volta i 18enni: anche allora fu una riforma condivisa, perché le riforme coraggiose devono essere frutto di un lavoro collettivo».

L’obiettivo è arrivare a una proposta bipartisan dopo il referendum di marzo sulla giustizia e all’approvazione della riforma costituzionale entro la fine dell’attuale legislatura, rendendola effettiva dalle elezioni politiche del 2027. «Il tempo per farlo c’è e la discussione sulla nuova legge elettorale è un’occasione imperdibile».

Sulla maturità dell’elettorato, Signoretta non ha dubbi: «La riforma va accompagnata da un rafforzamento dell’educazione civica nelle scuole. Non sono i giovani distanti dalla politica, ma è la politica che spesso li respinge».

Tra le modalità più originali spicca l’idea di portare Voto16 su Fortnite. «Sarebbe la prima campagna politica su questo gioco molto diffuso tra i giovanissimi – afferma Signoretta –: vogliamo costruire un universo dedicato per permettere ai ragazzi di partecipare e contribuire al dibattito».