giovedì,Luglio 25 2024

Sanità pubblica vibonese, i cittadini dicono basta: nasce il Comitato per il diritto alla salute

L’organismo costituito all’interno dell’associazione Umanesimo Sociale, di cui è presidente l’ex primario di Neurologia Domenico Consoli. Lungo elenco di problemi e di accuse: «Negli anni la struttura ospedaliera di Vibo è stata depauperata sempre più di unità operative e di servizi»

Sanità pubblica vibonese, i cittadini dicono basta: nasce il Comitato per il diritto alla salute
L'ospedale "Jazzolino"
Domenico Consoli

Costituito il Comitato civico per il diritto alla salute espressione della società civile. Il nuovo organismo è stato formato nel contesto dell’associazione Umanesimo Sociale di cui è presidente l’ex primario di Neurologia dell’ospedale civile di Vibo Valentia Domenico Consoli. Tale comitato è aperto all’adesione di quanti «esprimono appartenenza culturale agli elementi costitutivi dell’associazione, dalla dottrina sociale della chiesa al mondo liberale e progressista, al mondo dei diritti civili, alla cultura dell’uguaglianza, dell’accoglienza e dell’inclusione». Dall’associazione assicurano che «vi è stata un’ampia adesione di persone qualificate di Vibo e della provincia». [Continua in basso]

Ecco gli obiettivi del Comitato

«L’obiettivo – spiegano dalla sede del Comitato -, che parte da un’approfondita analisi della legislazione a sostegno dell’organizzazione sanitaria, è quello della tutela della sanità pubblica, della richiesta intransigente di modelli organizzativi in relazione con i riferimenti normativi, della necessità di introdurre elementi di battaglia civica finalizzata alla realizzazione di una sanità territoriale (allo stato drammaticamente carente) e di una sanità ospedaliera sempre più devastata , di volta in volta dai management che si sono avvicendati soprattutto negli ultimi anni».

Un duro atto d’accusa

A fronte di un fabbisogno di posti-letto complessivi, «tra acuzie e riabilitazione di 580 e 600 come previsto dalla norma, si passa ad una reale e disorganizzata ed inadeguata offerta di circa un terzo del numero complessivo dei posti letto previsti. Negli anni la struttura ospedaliera di Vibo è stata depauperata sempre più di unità operative e di servizi con una condizione di inefficienza arginata soltanto dalla professionalità della classe medica e di tutte le professioni tecniche e sanitarie. Per non parlare poi – viene annotato ancora – di una sanità territoriale che vive analoga condizione a fronte di bisogni sanitari, spesso differiti nel tempo in termini inaccettabili con liste d’attesa da tempi biblici (quando vengono rispettati) con l’inevitabile conseguenza di spingere, soprattutto le classi meno abbienti e meno capaci di “attivare mediazioni” verso il privato. A fronte di tali considerazioni è indispensabile guadagnare quanto più possibile “adesione sociale consapevole” per ribaltare modelli proposti dalla politica dei proclami, sempre meno credibile ed affidabile. Il riferimento interlocutorio vorrà essere vorrà essere quello delle istituzioni e dei riferimenti organizzativi di rappresentanza periferica dello Stato». [Continua in basso]

Cosa si chiede nell’immediato

Due comunque gli obiettivi immediati del Comitato: «Uno – viene spiegato – è relativo ai tempi di realizzazione dell’erigendo nuovo ospedale su cui si stanno studiando proposte in sinergia con la organizzazione sindacale con cui è stata avviata un’interlocuzione». A questo si aggiunge la richiesta di una «chiara esplicazione delle motivazioni del perché a Vibo, nel caso in ispecie, sia stata riservata un’ancillare presenza di un commissario straordinario part-time, che potrebbe rischiare di fare sinergie unilaterali e “latu sensu”, e perché invece – si fa notare – non sia stata privilegiata la scelta estrapolata dalla graduatoria nazionale dei direttori generali o quantomeno da graduatorie di regioni benchmark. Il percorso tracciato prevede un laboratorio di idee che suggerisca strategie e proposte nella speranza – concludono dalla sede del Comitato per il diritto alla salute – che si possa incidere sul sopore di una città che appare rassegnata affinché si riappropri del ruolo di pungolo e di coscienza critica così da orientare i decisori e non di subirli acriticamente».

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