domenica,Febbraio 25 2024

Vibo, l’appello di Raffaele: «Ho 85 anni, sono dializzato e la Croce rossa non mi porta più per la terapia» – Video

Il caso sollevato dalla nipote che in una lettera accorata alla nostra redazione si dice preoccupata per il nonno che non può raggiungere l'ospedale

Vibo, l’appello di Raffaele: «Ho 85 anni, sono dializzato e la Croce rossa non mi porta più per la terapia» – Video

«Sono solo. Come è possibile che nelle nostre condizioni siamo stati lasciati a casa?». È incredulo e sconcertato Raffaele, dializzato di 85 anni che la Croce rossa di Vibo Valentia ha lasciato a piedi dopo la sospensione del servizio di trasporto gratuito. Dall’11 agosto è in vigore una nuova convenzione sottoscritta con l’Asp di Vibo Valentia che limita il servizio alle persone con gravi patologie, non deambulanti che versano in stato di gravità. «Ma anch’io sono grave!», ribatte. Il caso è stato sollevato nelle scorse ore dalla nipote che in una lettera accorata alla nostra redazione, si diceva preoccupata per il nonno che non poteva raggiungere l’ospedale per la terapia. L’uomo da un anno e mezzo è in dialisi. Tre volte a settimana da Bivona deve raggiungere l’ospedale di Vibo Valentia per la terapia. Secondo le nuove disposizioni, Raffaele è autonomo, dunque in grado di raggiungere l’ospedale con mezzi propri. Ma lui non ha un mezzo proprio con il quale raggiungere l’ospedale. Non ha neppure i figli che risiedono fuori città. È solo. «Ieri mi ha accompagnato un vicino di casa, ma deve rientrare a lavoro dalle ferie e non è più disponibile». L’unica soluzione è l’autobus. «Mia figlia mi ha detto di prendere il mezzo pubblico, ma se dovessi sentirmi male durante il tragitto?», si domanda preoccupato. «Non sono il solo a vivere questo disagio. Altri pazienti usufruivano del servizio. Non credo che tutti i dializzati abbiano la possibilità di farsi accompagnare in ospedale tre volte a settimana e di attendere 4 ore», dice rammaricato. La terapia a cui deve sottoporsi non è una scelta, ma un trattamento salva vita. «Ai pazienti più gravi il servizio viene assicurato. Mi devo aggravare per essere accompagnato? Devo morire?».

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