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Medici stremati e sanità in crisi, Città attiva Vibo: «Un settore finora considerato serbatoio di voti»

Il sodalizio traccia una analisi delle problematiche che continuano ad attanagliare il sistema sanitario locale. Il portavoce Neri: «I medici cubani? Apporto importante ma non possiamo considerarli la risoluzione del problema della carenza di personale»

Medici stremati e sanità in crisi, Città attiva Vibo: «Un settore finora considerato serbatoio di voti»

I temi del diritto alla salute continuano ad essere al centro dell’azione di Città attiva Vibo. Il sodalizio stila un bilancio delle attività finora portate avanti, ci racconta i progetti futuri e analizza le problematiche che continuano ad attanagliare la sanità locale. Il portavoce Vincenzo Neri, alla luce dei numerosi sit-in realizzati dall’associazione e del limitato coinvolgimento dei cittadini evidenzia: «I calabresi e i vibonesi in particolare sono troppo assuefatti dell’indifferenza che si traduce in apatia. Per mancanza di fiducia verso il prossimo, oppure perché preferiscono mantenere piccoli privilegi elargiti da qualche potentato di turno non tenendo conto che si tratta di diritti che spettano a tutti i cittadini. L’assenza della comunità nella discussione di argomenti che interessano la propria persona, i propri familiari, è un elemento su cui riflettere».

Dai ritardi sulle prenotazioni alle lunghe attese al Ps

Eppure le lamentele sui disservizi arrivano puntualissime e non sono di certo originali: «Perlopiù, i cittadini riferiscono di ritardi su ritardi per la prenotazione delle visite specialistiche. La digitalizzazione del cup è certamente un fatto da cogliere positivamente ma se poi ci ritroviamo con appuntamenti rimandati, nella più felice delle ipotesi, al 2024, allora abbiamo risolto poco».

I pazienti, specie durante il periodo estivo, hanno anche sottolineato le difficoltà al pronto soccorso: «Ci raccontano di lunghe attese al ps e poche unità mediche alle prese con decine e decine di utenti. Tant’è che anche negli ultimi mesi, le tensioni all’interno del centro di prima emergenza non sono mancate. È colpa degli operatori sanitari? Assolutamente no. Eppure anche loro pagano duramente l’assenza di azioni incisive». In tale contesto si rileva l’inserimento dei medici cubani: «È chiaro, non possono rappresentare la panacea dei mali che affliggono la sanità calabrese. Il loro supporto è sicuramente importante ma non può considerarsi una soluzione. Adesso è anche partita la contesa sul loro impiego. Pare che invece che al pronto soccorso, come accaduto in altri contesti territoriali, siano stati destinati ad altri reparti. Vibo si deve distinguere sempre».

Sanità, «serbatoio di voti»

L’ospedale “Jazzolino”

Le considerazioni di Neri sulla sanità locale non lasciano spazio a interpretazioni: «Per troppo tempo la sanità è stata considerata un serbatoio di voti, favori e prebende. Ha avuto più un carattere politico-strumentale che sanitario-emergenziale. È più facile credere alle promesse del politico di turno, a queste latitudini, che valutare con onestà quanto avviene nei presidi sanitari».

Ma il quadro è ancora più complesso di quel che si crede: «Ci sono delle eccellenze, vantiamo la presenza di medici qualificati e preparati. Ma senza adeguate strutture e organizzazioni anche le eccellenze faticano ad essere tali». E mentre tutto sembra ad un passo dalla svolta, in realtà cambia poco nulla: «Il numero chiuso delle università c’era e continua ad esserci. I bandi? Troppe volte vengono disertati o peggio ancora, i vincitori fanno passi indietro. Se in termini di qualità e servizi la Calabria non cambierà il passo, il fenomeno dello spopolamento e della desertificazione delle attività economiche e commerciali, segneranno il punto di non ritorno per una intera regione».

La fuga dei giovani

Nella discussione con i giovani, la plastica rappresentazione di un territorio ancora troppo poco appetibile, povero di offerte lavorative e con scarse prospettive: «Ci è capitato di incontrare in contesti scolastici, gli studenti degli ultimi anni delle superiori. Hanno già pronta la valigia, proiettano il loro futuro lontano da questa terra. È davvero una sconfitta». La chiave per arrestare l’emorragia di giovani in fuga, per Vibo città attiva sono servizi all’altezza delle esigenze della comunità e lavoro pagato onestamente: «Senza possibilità occupazionali, senza infrastrutture, sanità e sistema scolastico efficiente, che futuro può esserci? Ad oggi viaggiamo lungo mulattiere, tra canneti, sterpaglie, rifiuti e fogne a cielo aperto. Il nostro biglietto da visita sono il degrado e il buio. E tutto ciò provoca l’incremento di fenomeni delinquenziali tra giovanissimi. Tra gli ultimi deprecabili episodi, l’uccisione di animaletti nel cortile di una scuola, i danneggiamenti al teatro comunale. È questa la Vibo che vogliamo?». Tra qualche mese si terranno le comunali, i cittadini saranno chiamati ad effettuare delle scelte: «Se il cambio di passo non riguarderà la qualità dei candidati, al di là del colore politico di appartenenza, la città avrà davvero poche possibilità di svoltare», aggiunge Neri. Intanto il sodalizio proseguirà con i suoi eventi di mobilitazione. Il prossimo si svolgerà il 29 settembre: «Coinvolgeremo politici e dirigenti. I cittadini hanno diritto a delle risposte in ambito sanitario e soprattutto hanno diritto di sapere chi accetta il confronto con il pubblico e chi invece declina».

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