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Vibo, le associazioni scendono in campo: «Chiediamo una sanità degna di un Paese civile»

Nuovo sit-in promosso da Città attiva in sinergia con altre associazioni locali. Presenti anche una delegazione di agricoltori. Riflettori accesi sul “caso Vibo Marina” e sull’importanza di implementare la medicina territoriale

Vibo, le associazioni scendono in campo: «Chiediamo una sanità degna di un Paese civile»

Un appuntamento ormai fisso. Un evento per dimostrare che i cittadini non hanno più intenzione di subire, passivamente, le scelte calate dall’alto da una politica poco attenta ai bisogni delle comunità. Scende nuovamente in piazza, davanti all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, il Comitato Città attiva. Con loro, i rappresentanti di diverse associazioni attive nel comprensorio e anche una delegazione di agricoltori. «È la dodicesima volta – ha specificato il portavoce Vincenzo Neri – che ci rendiamo parte attiva, vigilante, a sentinella su quelli che sono i servizi sanitari talvolta latitanti nel nostro territorio». Un risultato di non poco conto, in termini di costanza, per il sodalizio vibonese che, in piena estate e con il freddo invernale, non ha mai sospeso l’iniziativa nata allo scopo di accendere i riflettori sulle difficoltà della sanità locale. Nell’ultima occasione, la manifestazione si è arricchita della presenza degli agricoltori. Sono stati proprio loro, nel prendere la parola, a sottolineare la stretta correlazione tra salute e buon cibo nonché i rischi di una cattiva alimentazione. In occasione del sit-in, si è parlato anche della nuova strumentazione giunta allo “Jazzolino”: «Un ecografo di ultima generazione – ha spiegato Francesca Guzzo, rappresentante Città attiva – raro in Italia, rarissimo al Sud e unico in Calabria. Un risultato straordinario se pensiamo che finalmente il reparto di Radiologia viene dotato di una macchina capace di agevolare la diagnostica e il lavoro dei medici». Un segnale di non poco conto per un comprensorio dove l’emigrazione sanitaria resta alta: «È un piccolo ma grande segnale. C’è gente che non intende rassegnarsi, arrendersi».

Il “caso” Vibo Marina

Quindi il contribuito di Enzo De Maria, presidente Pro loco di Vibo Marina: «Siamo qui a ribadire le problematiche dell’ospedale e anche della medicina territoriale che è di importanza essenziale per la prevenzione, diagnosi, cura e controllo delle malattie croniche. Vibo Marina – fa rilevare – è una grande comunità che conta oltre 10mila persone. Eppure non ha una postazione sanitaria, un poliambulatorio, un suem 118, una casa comunità. Anche la guardia medica è in sofferenza: pochi medici, locali privi di riscaldamento, manca il frigorifero per i farmaci. Per non parlare delle condizioni di sicurezza per chi vi lavora». L’interlocuzione con l’Asp è costante: «Restiamo in attesa dell’individuazione dei locali. Intanto non possiamo non rilevare un dato: nell’ambito del Pnrr per Vibo Marina non è stato destinato neanche un euro per la casa comunità».

Anche l’avvocato Daniela Primerano, rappresentante Città attiva, ha posto l’accento sui servizi sanitari offerti a livello locale: «Lo sfacelo della sanità calabrese è in parte anche colpa nostra perché lo abbiamo consentito sottovalutando la forza del popolo. Se fossimo in migliaia a chiedere una sanità degna di un Paese civile, tremerebbero. Eppure parliamo di diritti garantiti dalla Costituzione non solo per una regione, ma per tutte». Un passaggio ha anche riguardato la fase di commissariamento della sanità: «Si sono succeduti commissari su commissari ma mai un euro è stato speso, ad esempio, per il ripristino dello Jazzolino. Eppure, quando abbiamo bisogno di un ospedale, sempre qui dobbiamo andare». L’appello alla comunità è chiaro: «Quando la politica non risponde, la difesa dei diritti spetta ai cittadini. Noi possiamo scrivere una nuova pagina per la sanità calabrese». Parole di apprezzamento sono state indirizzate al commissario Battistini e al dottor Mandia, «aperti al confronto e concreti nel dare risposte al territorio». Un ultimo passaggio ha riguardato la ripresa degli screening mammografici: «Il servizio per mesi è stato sospeso, riparte appunto il primo marzo grazie all’impegno dei vertici Asp che hanno mantenuto fede agli impegni. La prevenzione -ha chiosato-è l’unica arma per arrivare in tempo e aumentare le possibilità di sopravvivenza».

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