«Andrò all’Asp e voglio che mi dicano in faccia che non c’è un pediatra per mia figlia». È la decisione di Francesco Ganino, padre della piccola Beatrice, 11 anni, residente a Gerocarne, affetta da una grave malattia genetica e bisognosa di farmaci salvavita dal costo elevato, fino a 9mila euro a confezione.

Dal 15 marzo la bambina è senza pediatra, dopo le dimissioni del sostituto della titolare assente per malattia. Una situazione che riguarda circa 400 bambini delle preserre vibonesi, residenti in sette comuni del comprensorio, rimasti senza assistenza perché i pediatri della zona hanno raggiunto il numero massimo di assistiti.

Nonostante l’interessamento del sindaco di Gerocarne Pasquale Vivona e del consigliere regionale Vito Pitaro, che ha sollecitato l'Asp di Vibo Valentia, una soluzione immediata non appare all'orizzonte. La carenza di medici è un problema di scala nazionale che colpisce duramente il territorio vibonese. Tra le ipotesi formulate, vi è il ricorso agli specializzandi dell’Università di Catanzaro, ma i tempi tecnici lasciano presagire che nulla cambierà prima di settembre.

Nel frattempo, è arrivata la disponibilità di Giuseppe Raiola, primario di Pediatria al Dulbecco di Catanzaro: «Se la piccola ha bisogno di prescrizioni o cure, siamo pronti a prenderla in carico nell’attesa che venga nominato un pediatra».

Nonostante questo, il problema resta aperto e i tempi per una soluzione si prospettano lunghi.
E se per i bambini sopra i sei anni resta l’opzione del medico di famiglia, quello degli adulti per intenderci, gli altri sono costretti a spostamenti anche significativi per trovare assistenza.

Per Beatrice, però, la situazione è ancora più complessa. «Mi hanno detto che c’è disponibilità a Simbario, ma è troppo distante. Mia figlia non deambula e ha difficoltà a viaggiare», spiega il padre.

Da qui la decisione di recarsi personalmente all’Asp di Vibo Valentia: «Voglio fargli vedere mia figlia, come vive e come respira. Poi mi dovranno dire che non c’è un pediatra per lei».

L’uomo, che nei giorni scorsi aveva anche ipotizzato azioni clamorose, oggi parla con toni più segnati dallo sconforto, ma senza arretrare: «Non ci fermiamo. La nostra battaglia è avere una pediatra, non un medico di base. Non solo per Beatrice, ma per tutti i bambini delle preserre».

E conclude: «Qualcuno mi dovrà spiegare cosa fare per avere i medicinali. Lo voglio sentire con le mie orecchie. Sempre che qualcuno mi riceva».