Un contributo magari per l’alloggio, forfettizzato ça vais sans dire, la possibilità di lavorare nei prestigiosi Polistena Hospital, Locri Hospital, nel Tropea Memorial Hospital (che continua a rischiare la chiusura di reparti) conosciuti in tutto il mondo come centri di eccellenza delle discipline mediche e non come strutture nelle quali i sanitari combattono con le unghie e con i denti contro difficoltà di tutti i tipi, ma soprattutto stipendi da urlo invidiati in tutto il mondo.

Ecco, messa così il bando presentato dal presidente Roberto Occhiuto potrebbe sembrare un’occasione imperdibile: una chiamata per diventare medici specialisti in Calabria e combattere l’atavica difficoltà del sistema sanitario calabrese.

Infatti dopo l'esperienza con i 400 professionisti cubani, ora la Calabria punta a un orizzonte più ampio: medici specialisti cittadini dei paesi dell'Unione europea e di paesi extra-UE. Le specializzazioni ricercate sono 14: anatomia patologica, anestesia e rianimazione, terapia intensiva e del dolore, cardiologia, chirurgia generale, geriatria, ginecologia e ostetricia, medicina d'emergenza-urgenza, medicina interna, pediatria, ortopedia e traumatologia, psichiatria, radiodiagnostica, radiologia e urologia.

Il miraggio europeo: stipendi troppo alti per competere

Ma la Calabria può davvero attrarre medici dai grandi paesi europei? I numeri dicono di no. Un'analisi comparativa degli stipendi dei medici specialisti rivela un quadro impietoso: i medici tedeschi guadagnano mediamente il doppio in più rispetto ai colleghi italiani, rendendo praticamente impossibile qualsiasi forma di attrazione.

Alcuni esempi concreti sono illuminanti. Un anestesista in Germania guadagna tra 160.000 e 200.000 euro lordi annui, contro gli 85.000-110.000 euro italiani. Un chirurgo generale tedesco può arrivare a 210.000 euro, quasi il doppio rispetto ai 85.000-115.000 euro offerti in Italia.

Anche la Francia presenta stipendi sensibilmente superiori: un cardiologo francese guadagna tra 95.000 e 135.000 euro, contro gli 85.000-110.000 euro italiani. Per un medico d'emergenza-urgenza il differenziale si attesta sul +20-25% a favore dei colleghi d'Oltralpe.

L'unico paese dell'Europa occidentale con stipendi comparabili è la Spagna, dove un anestesista guadagna tra 75.000 e 100.000 euro, sostanzialmente allineato con l'Italia. Ma anche in questo caso, la Calabria parte svantaggiata: il sistema sanitario spagnolo, pur con i suoi problemi, non presenta le gravi criticità strutturali e le carenze di attrezzature che caratterizzano invece il sistema calabrese, spesso sotto commissariamento e con ospedali in condizioni precarie.

L'Est Europa: stipendi competitivi ma barriera linguistica insormontabile

Se i grandi paesi dell'Europa occidentale sono fuori portata, l'attenzione potrebbe spostarsi verso l'Europa orientale, dove gli stipendi decisamente più bassi potrebbero rendere attrattiva l'offerta calabrese.

In Romania, un anestesista guadagna tra 38.000 e 55.000 euro annui, meno della metà rispetto all'Italia. In Bulgaria, la situazione è ancora più drammatica: 33.000-50.000 euro per un anestesista, 28.000-42.000 euro per un geriatra. Anche Polonia, Grecia, Croazia e Ungheria presentano stipendi che sono circa la metà di quelli italiani.

Dal punto di vista economico, quindi, l'Italia potrebbe essere attraente per questi professionisti, che vedrebbero raddoppiare o quasi il loro stipendio. Ma c'è un ostacolo enorme e spesso sottovalutato: la barriera linguistica.

Un medico rumeno, polacco o bulgaro difficilmente parla italiano, e la professione medica richiede una padronanza eccellente della lingua per comunicare con pazienti, colleghi e comprendere documentazione clinica. Recuperare il gap per poter stare in corsia potrebbe prendere tantissimo tempo, e nel frattempo questi medici dovrebbero operare in condizioni di estrema difficoltà comunicativa, con rischi evidenti per la sicurezza dei pazienti.

L'alternativa latinoamericana: stipendi bassi e lingua comune

È qui che emerge la vera opportunità, spesso poco considerata nel dibattito pubblico: i paesi dell'America Latina. Oltre alla Spagna – già menzionata – che presenta stipendi quasi equivalenti a quelli italiani, potrebbero essere Argentina, Brasile e altri paesi sudamericani a rappresentare il bacino più promettente per il reclutamento.

In Argentina, un medico specialista guadagna mediamente tra 13.000 e 20.000 euro annui, a seconda della specializzazione. In Brasile la situazione è leggermente migliore, con stipendi tra 15.000 e 30.000 euro, ma sempre molto lontani dai livelli europei. Anche un'offerta di 70.000-80.000 euro annui – che per un medico europeo sarebbe poco competitiva – rappresenterebbe per un professionista argentino o brasiliano un incremento del 400-500%.

Ma c'è un vantaggio ancora più importante: la vicinanza linguistica. Così come già fatto con i contingenti di medici cubani, grazie ai corsi accelerati dell’Unical questi professionisti potrebbero essere in corsia in poche settimane, un tempo enormemente inferiore rispetto a quello necessario a un medico polacco o bulgaro. Questo abbatte drasticamente i rischi comunicativi e accelera l'integrazione nel sistema sanitario.

Inoltre, esiste già un flusso migratorio consolidato, una rete di comunità e un'attrattiva culturale verso l'Italia che potrebbe facilitare enormemente il reclutamento, grazie alla ricerca dei passaporti comunitari che stanno spingendo in Italia moltissime persone dall’America Latina. . L'operazione con i medici cubani – per quanto controversa sotto altri aspetti – ha già dimostrato che i professionisti latinoamericani possono integrarsi efficacemente nel sistema sanitario calabrese.

I nodi irrisolti: graduatorie ignorate e procedure poco chiare

Ma al di là dell'analisi sulle provenienze più promettenti, l'iniziativa di Occhiuto solleva perplessità profonde e ancora irrisolte.

La prima riguarda le graduatorie concorsuali ancora aperte. In Calabria, come nel resto d'Italia, esistono graduatorie di concorsi pubblici con medici specialisti in attesa di essere assunti. Professionisti che hanno superato prove selettive, che hanno titoli riconosciuti, che parlano italiano e conoscono il sistema sanitario nazionale. Perché non vengono scorse queste graduatorie prima di aprire a medici stranieri?

Si potrebbe inoltre obiettare che, prima di rivolgersi a professionisti dall’estero, si potrebbe attingere a graduatorie di altre regioni, utilizzabili spesso anche da altre amministrazioni. Perché la Calabria non attinge a questi elenchi, dove ci sono medici che hanno già superato prove concorsuali rigorose e potrebbero essere operativi in tempi brevissimi? Sarebbe una soluzione più rapida, meno costosa e con minori rischi, sia dal punto di vista linguistico che da quello dell'integrazione professionale.

Ma la questione più delicata è un'altra: come verranno selezionati i medici stranieri? Il decreto parla di un "avviso pubblico per manifestazioni di interesse", ma non specifica quali saranno i criteri di selezione. Mentre nell’accordo con i medici cubani, nel quale si stringeva uno specifico accordo con un soggetto commerciale che forniva questi profili, in questo caso si parla di una manifestazione di interesse alla quale rispondere, una sorta di fast track che permette di bypassare procedure e selezioni come le conosciamo ora.

Eppure in Italia, per lavorare nel servizio sanitario nazionale un medico deve vincere un concorso pubblico. Ma in questo caso, chi selezionerà i profili? Con quali criteri? Ci sarà una prova concorsuale o si tratterà di una semplice valutazione di curriculum? E soprattutto: non si rischia di creare una concorrenza sleale rispetto ai medici che hanno dovuto superare concorsi pubblici per entrare nel sistema sanitario?

Il rischio, insomma, è che questa iniziativa – per quanto non solo motivata dall'emergenza ma sulla scorta di una procedura positiva che ha portato i medici cubani in Calabria in pochissimo tempo – finisca per creare più problemi di quanti ne risolva: graduatorie ignorate, procedure poco chiare, possibili contenziosi legali, dubbi sulla parità di trattamento. Tutto questo mentre la Calabria continua a perdere professionisti medici verso il Nord Italia e l'Europa, in una fuga di cervelli che nessun bando dall'estero potrà mai compensare.

E allora speriamo che questi professionisti decidano sposare la causa calabrese sulla base di fare quello che si dice a tanti ragazzi per non farli partire: vero, gli stipendi sono inferiori, ci sono più difficoltà, meno attrezzature e possibilità di crescita. Però avranno l’aria buona: e un contributo per l’affitto.