Dopo le parole del commissario straordinario che ha sollecitato un avvicendamento più efficace dei ricoverati, il direttore sanitario del Don Mottola Medical Center respinge l’ipotesi di rotazioni alterate e punta il dito verso la stessa Azienda sanitaria
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La richiesta di un avvicendamento più efficace dei pazienti al Don Mottola Medical Centere di Drapia, indicata dal commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia Vittorio Sestito come uno dei nodi per ridurre le attese, è il punto centrale della replica del direttore sanitario della struttura Soccorso Capomolla, intervenuto dopo il caso di Maria Francesca Barbieri, la donna di Pizzo arrivata a pesare 200 chili e immobilizzata a letto, in lista d’attesa per il Don Mottola.
Capomolla premette di leggere «con rispetto le dichiarazioni del commissario straordinario dell’Asp di Vibo Valentia sulla drammatica vicenda della signora Maria Francesca Barbieri», ma chiede di riportare il confronto «sul piano dei fatti, dei documenti, della governance della medicina territoriale e delle responsabilità organizzative». Per il direttore sanitario della Rsa di Drapia «ridurre il problema a una generica mancanza di posti letto, a una inevitabile scarsità di risorse o addirittura a un alterato turnover dei pazienti degenti, rischia di rappresentare solo parzialmente la realtà».
Secondo Capomolla, «il problema vero, oggi, nella provincia di Vibo Valentia, è che esistono posti letto autorizzati, accreditati, contrattualizzati e immediatamente disponibili che il sistema non riesce ad utilizzare pienamente». Il riferimento è al Dca regionale n. 302 del 25 novembre 2025, con cui la Regione Calabria ha incrementato di 2,5 milioni di euro annui il fondo per prestazioni territoriali dal privato accreditato.
Il contratto con il Don Mottola, sostiene Capomolla, «avrebbe dovuto essere sottoscritto entro 15 giorni dal Dca 302» ed è stato invece firmato il 12 febbraio 2026, contrattualizzando solo il 50% dell’offerta degenziale. «Nonostante ciò, il primo paziente è stato autorizzato l’11 aprile 2026, con mesi di ritardo rispetto ad un fabbisogno sanitario enorme e noto da anni».
È sul turnover, però, che la replica si fa più diretta. Capomolla afferma che «non vi è stata, né vi è, alcuna alterazione del turnover dei pazienti da parte della struttura accreditata». La permanenza nei setting territoriali «non è infatti determinata unilateralmente dalle strutture, bensì dalle autorizzazioni, dalle rivalutazioni Uvm e dalle proroghe di competenza del Distretto sanitario». Sarebbe dunque il Distretto a governare ingressi, proroghe, dimissioni e continuità assistenziale.
Da qui le criticità denunciate: oltre 40 richieste sui diversi modelli degenziali senza risposta, 10 proroghe di riabilitazione estensiva a ciclo continuativo avanzate il 30 marzo e 11 proroghe di Rsa medicalizzata del 27 aprile senza riscontro, oltre a 18 istanze di riabilitazione estensiva diurna.
Sul piano finanziario, il direttore sanitario contesta l’idea che il limite sia lo sforamento del budget. «Il contratto 2026 prevede espressamente la possibilità di effettuare produzioni mensili differenziate e compensazioni infra-annuali, purché nel rispetto del tetto massimo di spesa assegnato e della capacità autorizzata e accreditata. Questo significa che il problema non è “sforare il budget”. Il problema è che il budget già assegnato dalla Regione Calabria non viene utilizzato».
La vicenda di Maria Francesca, conclude Capomolla, non sarebbe quindi un episodio isolato, ma «il simbolo di una criticità organizzativa più ampia». E il punto, per il manager sanitario del Don Mottola, non è «pubblico contro privato», perché «le strutture accreditate costituiscono parte integrante della rete pubblica dei servizi sanitari e sociosanitari e concorrono alla garanzia dei Lea ed alla presa in carico dei cittadini».



