sabato,Maggio 18 2024

Scomparsa dell’avvocato Tassone, il ricordo di Michele Furci: «Grave perdita»

Continuano numerosi i messaggi e le attestazioni di stima, provenienti da intellettuali ma anche da tanti cittadini, nei confronti dello studioso e dello storico

Scomparsa dell’avvocato Tassone, il ricordo di Michele Furci: «Grave perdita»
Il compianto Francesco Tassone

La scomparsa dell’avvocato Francesco Tassone ha suscitato unanime cordoglio nella comunità vibonese. Numerosi i messaggi e le attestazioni di stima, provenienti da intellettuali ma anche da tanti cittadini,  nei confronti  del fine  studioso e dello storico che, nel corso di un cinquantennio, ha svolto in’incessante e convinta attività tesa al superamento della subalternità delle popolazioni meridionali. [Continua in basso]

Michele Furci

Nel ricordare l’impegno in campo sociale e culturale del compianto giudice Tassone, come abitualmente veniva chiamato, lo storico Michele Furci ha così voluto tratteggiarne la figura: «La scomparsa dell’avvocato Francesco Tassone è una grave perdita per l’impegno meridionalista e il riscatto dei popoli del Sud Italia. Con il grande intellettuale se ne va un tenace interprete di un meridionalismo autentico. La costante analisi delle cause che hanno determinato la nascita della questione meridionale, accompagnata dall’azione concreta portata avanti con l’organizzazione di un Movimento politico-culturale che affrontava nel concreto la battaglia del riscatto del suo popolo, non fu soltanto una riflessione storica. Egli, lungo il cammino che tratteggiò il suo impegno per ben oltre mezzo secolo, utilizzò l’acume intellettuale da scrittore, editore e pubblicista non già per rifugiarsi in una mera attitudine elitaria ma per contrapporre, con elementi documentati e indiscutibilmente scientifici sul piano economico e culturale, una ricostruzione attendibile di quanto accaduto dal 1860 in poi».

Un impegno che Michele Furci definisce «straordinario», giacché – aggiunge lo storico – fu proteso ad evidenziare le condizioni in cui si trovava lo Stato del Sud sul piano strutturale e con il suo inestimabile patrimonio posseduto. Una ricostruzione storica e non già un punto di vista meramente intellettuale, che insieme a tanti altri studiosi come Nicola Zitara contrappose all’asfissiante visione retorica strumentale e totalizzante della storia risorgimentale del Paese. Una storia, quella propinata dalle versioni ufficiali, secondo cui l’Unità d’Italia conquistata dal sovrano piemontese avrebbe relegao il Mezzogiorno nell’ormai atavico ritardo a causa soltanto della sua arretratezza. L’avvocato Tassone, senza mai scomporsi nel rivendicare le ragioni del popolo meridionale e senza per questo perdere di vista gli elementi fondanti la comunità statuale del Sud, non usò mezzi termini nell’affermare che la ripresa economica e produttiva sarebbe avvenuta soltanto se, come popolo consapevole, la classe dirigente del Mezzogiorno sarebbe stata in grado di recuperare la sua indipendenza nel pensiero e nell’azione, giacché da centosessanta anni il popolo meridionale ha subìto una vera e propria colonizzazione culturale e materiale. È con questo vivo ricordo del suo impegno che esprimo le mie più sentite condoglianze a tutti i suoi cari».

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