Reddito di cittadinanza o un tetto sulla testa, in sei costretti a lasciare la Casa di Nazareth

VIDEO - La legge dice che i percettori del sussidio non possono beneficiare di altri servizi a carico dello Stato e il Comune di Vibo decide di farla rispettare. Dall'insegnante al pasticcere, storie di disoccupati destinati a tornare nella disperazione
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Hanno perso la loro famiglia e hanno perso il lavoro. Ora rischiano di perdere la loro “casa”. Quel tetto che ha dato loro riparo, strappandoli alla strada, salvandoli da un destino di stenti e solitudine. Un passato che ora rischia di ripiombare loro addosso. E loro sono i sei ospiti della Casa di Nazareth, il centro di accoglienza di Vibo Valentia realizzato dal compianto monsignor Onofrio Brindisi.

Devono lasciare la casa famiglia. E devono farlo in fretta. La legge parla chiaro: i percettori di reddito di cittadinanza non possono usufruire di altri servizi a carico dello Stato. La doccia fredda è arrivata ieri mattina. È la dirigente del settore  Adriana Teti, affiancata da un team di assistenti sociali e dalla già assessore al Welfare Franca Falduto,  a spegnere le speranze dei ragazzi. «Per continuare ad alloggiare nella casa di Nazareth,  dovete rinunciare al reddito di cittadinanza». [Continua]

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La stessa precisa che non c’è la volontà da parte dell’amministrazione comunale di buttarli in mezzo a una strada dall’oggi al domani, ma sia chiaro – però – «i ragazzi devono scegliere cosa fare e devono trovare un’alternativa».   

Qualcuno rinuncerà al sussidio, altri no. Escono da Palazzo Luigi Razza in balia di loro stessi. Gli occhi smarriti, ma rassegnati a un destino che un’altra volta sembra sbattergli la porta in faccia.

Sono sei uomini accomunati dalla solitudine.  Tra di loro ci sono due laureati in Economia e commercio. Il più grande, 59 anni, per anni ha insegnato economia aziendale.  Da precario. Sono anni che la chiamata non arriva. E’ solo.  I suoi genitori non ci sono più. I fratelli lo hanno abbandonato.  

E poi c’è un pasticcere, ha 39 anni, è arrivato in Italia dalla Romania, in cerca di fortuna. Per anni l’ha trovata. Assunto in un hotel del Vibonese, poi la crisi, il licenziamento e il lockdown.

C’è anche chi ha fatto il meccanico. Un divorzio alle spalle e gravi problemi di salute. La famiglia al Nord. Costretto per anni a dormire in auto e poi quella porta della casa di carità che si apre e lo accoglie. Sono trascorsi cinque anni da quel giorno e lui, che in quella casa aveva trovato una nuova famiglia, forse non voleva andar più via. Ma lo farà. Non ha altra scelta