Le critiche investono anche Asp, Comune e Provincia che non avrebbero garantito la disponibilità di locali idonei: «Allontanarlo dallo scalo portuale significa snaturarne la funzione e penalizzare i lavoratori del mare»
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Avanti adagio, quasi indietro. Sembra questa l’andatura del porto di Vibo Marina, che procede ad una velocità talmente lenta da farlo sembrare immobile. Un’infrastruttura lasciata priva di interventi di ampliamento o ammodernamento e che adesso perde anche qualche pezzo per strada. Si tratta dell’Usmaf, ufficio periferico del Ministero della Salute che si occupa dell’assistenza sanitaria ai naviganti. L’ufficio è stato finora operante nell’area del porto di Vibo Marina ma era alla ricerca di una nuova sede meno onerosa, che è stata poi concessa dal Comune di Pizzo per mezzo di locazione di locali comunali al Ministero della Salute-Direzione Usmaf finalizzata all’attivazione dell’ambulatorio Sasn (Servizi di assistenza sanitaria ai naviganti) nella città napitina.
Sull’argomento è intervenuta la Pro Loco di Vibo Marina facendo osservare «come sia noto che non ci siano locali disponibili di Asp, Comune, Provincia in quanto nessuno di questi enti ha mai dimostrato interesse per Vibo Marina, che adesso perde una postazione ministeriale importante per la gente di mare, il porto, il diporto, i migranti. Una decisione - commenta l’associazione – che andrebbe riconsiderata dal Ministero competente in quanto la cittadina portuale viene a perdere un servizio importante ed utile, mentre ci sarebbe bisogno di un rinnovato interesse verso lo scalo».
Parimenti critico nei confronti dello spostamento è il commento di Antonio Montesanti, che osserva : «Non per spirito polemico, ma qui si rischia di perdere di vista la natura stessa del servizio sanitario riservato ai marittimi. Un ambulatorio per il personale marittimo non è un normale presidio sanitario “trasferibile” come qualunque ufficio amministrativo, perché la sua efficacia dipende dalla collocazione funzionale. Oggi quel servizio si trova pienamente dentro il sistema portuale, nel cuore operativo della marineria. Una prossimità preziosa per i lavoratori imbarcati, per le visite urgenti, per le certificazioni, per i rapporti con gli uffici marittimi e per tutta quella rete pratica e quotidiana che ruota intorno al porto. Allontanarlo significherebbe snaturarlo.
Nella vicenda c’è chi parla di “potenziamento e miglioramento dei servizi”, “efficacia”, “ottimizzazione”, ma si evita accuratamente di affrontare una domanda essenziale: perché spostare un servizio, nato per operare accanto al porto, lontano dal porto stesso? Si usa un linguaggio enfatico per presentare la scelta quasi come un avanzamento strategico, ma mancano gli elementi concreti che dimostrino il reale beneficio operativo del trasferimento. I servizi marittimi funzionano quando restano integrati al sistema portuale. Quando vengono separati dalla loro funzione naturale iniziano lentamente a perdere utilità. Se il problema è realmente quello dei locali idonei, allora la questione dovrebbe essere affrontata in modo diverso e soprattutto dal soggetto territorialmente e funzionalmente competente: il Comune di Vibo Valentia, città in cui ha sede il porto. Appare una scelta difficile da comprendere, anche in nome della stessa storia dei marittimi di Pizzo, che nello spostamento ne subirebbero svantaggio».


