Violenza in campo e partita sospesa domenica scorsa. La società: «Il risultato sportivo non è importante rispetto a quello che è successo. Anche i tesserati devono essere tutelati»
Tutti gli articoli di Sport
PHOTO
La prima giornata di ritorno del campionato di Terza Categoria è stata macchiata dalla rissa scoppiata durante la partita tra Castel Caraffa e Paravati, disputatasi sul campo di Fabrizia. La sfida, che era sul parziale di 1-3 in favore del Paravati grazie alla rete di Santaguida e alla doppietta di Viola, non è mai terminata perché al settantesimo è stata sospesa dall'arbitro a causa degli episodi di violenza in campo, presto degenerati.
La replica del Paravati
Rispetto alle due differenti versioni riportate dalle due società, il Paravati ha voluto fare ulteriore chiarezza soprattutto dopo quanto affermato dal Castel Caraffa. Ecco allora la nota del club: «Sugli spalti non era presente alcun tifoso o supporter di parte, se non i genitori accompagnatori di due nostri tesserati insieme a tre dirigenti. Inoltre non è avvenuta alcuna invasione, anche perché l’accaduto grave si è consumato all’interno del terreno di gioco e non vi è necessità di trovare un alibi. Il risultato sportivo non è importante rispetto a quello che è successo in campo. A noi della vittoria a tavolino interessa poco poiché la partita si gioca sul campo, come accaduto fino al settantesimo».
La presunta aggressione
La società ribadisce poi quali delle due società è l'aggredita: «Siamo stati picchiati senza motivo, insultati e minacciati con sputi. Colpiti alla sprovvista senza ragione e mandati in ospedale. Chi si è difeso per non essere accerchiato è stato espulso come l’offendente. Allora ci chiediamo perché, se un arbitro viene picchiato con violenza, la partita viene sospesa ma se un tesserato viene colpito in pieno volto senza motivo o con un calcio in testa uscendo dal campo sanguinante e poco cosciente, la partita non viene sospesa».
E ancora: «Siamo stati minacciati durante tutta la partita con parole gravi, ma nessuno dei nostri ha reagito. Anche i tesserati però devono essere tutelati e se la gravità dell’aggressione è tale da arrecare danni con la necessità di un intervento del primo soccorso ospedaliero, il responsabile di gara deve interrompere la partita per verificarne le condizioni». Insomma, il messaggio che vuole lanciare la società è chiaro: «Ribadiamo che il risultato sportivo non conta, inutile spostare l’attenzione sulla sospensione. Resta il fatto che siamo stati picchiati quando ormai la partita era indirizzata su un risultato a nostro favore. Ha perso lo sport, ha perso il calcio dilettantistico e di conseguenza noi tutti. Valuteremo se continuare, perché tutto questo ci ha segnato e la domenica sportiva deve essere uno svago. A oggi non c'è l'umore per proseguire».


