“Liberi dalla mafia”: a Cessaniti confronto sui temi della legalità

La manifestazione si è aperta con l’esibizione dei ragazzi della scuola, sulle note della canzone “Pensa”. Ospiti della giornata don Peppino Fiorillo e Matteo Luzza

La manifestazione si è aperta con l’esibizione dei ragazzi della scuola, sulle note della canzone “Pensa”. Ospiti della giornata don Peppino Fiorillo e Matteo Luzza

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Si è aperta con l’esibizione musicale dei ragazzi dell’Istituto comprensivo “Mazzitelli” la giornata sulla legalità “Ricostruiamo il futuro che avevamo immaginato per noi. Liberi dalla mafia: un impegno comune”. Con la scelta della canzone “Pensa” dell’artista Fabrizio Moro, gli studenti hanno voluto aprire il dibattito sul tema delle mafie, ragionando sulle diverse forme con cui si manifestano e sulle conseguenze nella società che le scelte malavitose comportano.

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Nell’aula magna della scuola, ieri, è andato in scena un incontro fortemente voluto dal dirigente scolastico Giovanna Pileggi e sostenuto dal corpo docente. I ragazzi hanno espresso vivo interesse e partecipazione, dimostrando consapevolezza e interesse nei confronti del fenomeno della criminalità organizzata. Il dirigente scolastico, nel fare gli onori di casa, ha sottolineato il ruolo della scuola che svolge un compito determinante nella costruzione di una società democratica: «A scuola – ha dichiarato – gli alunni si relazionano tra di loro, comprendono il rispetto delle regole, dei diritti e dei doveri e tutte le attività scolastiche del nostro istituto sono volte a formare la personalità dei discenti che diventeranno cittadini consapevoli e rispettosi del vivere civile».

I contributi di don Giuseppe Fiorillo e Matteo Luzza hanno ulteriormente arricchito di significato la giornata. I loro interventi hanno suscitato grande emozione. Don Fiorillo ha illustrato il valore dei docenti, delle famiglie e della società generale che contribuiscono sotto diverse sembianze alla formazione e all’educazione dei giovani.  Matteo Luzza, invece, ha parlato del dramma che ha colpito la sua famiglia quando il fratello Giuseppe, poco più che ventenne, venne ucciso perché innamorato della cognata di un boss.

Una vicenda che sconvolse la comunità di Acquaro e al contempo fece comprendere quanto insidiosi siano i tentacoli della ‘ndrangheta, capaci di distrugge anche le famiglie “normali”, lontane anni luce dai sistemi dell’illegalità e della criminalità.

Al termine, i ragazzi hanno sollevato domande e curiosità, a testimonianza di quanto la tematica – discussa e approfondita durante le lezioni in classe – abbia fatto breccia. Alla luce di questi brillanti risultati si svolgeranno nuovi incontri, così come promesso dagli intervenuti.