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All’indomani dello stop alla rappresentazione “Serata in famiglia”, parla la presidente della compagnia “La ribalta”: «Invidia e cattiveria hanno avuto la meglio, ma noi sapremo riscattarci. Dal sindaco neppure una parola di solidarietà»

Gli attori della compagnia "La ribalta" sul palco
Interviste

«È un evento negativo che lascia l’amaro in bocca ma dal quale sapremo trarre nuove energie e motivazioni per andare avanti e fare ancora di più. Abbiamo grandi progetti e obiettivi e ora siamo motivati più che mai a portarli avanti».

Giusy Fanelli non appare per niente abbattuta all’indomani della diffida, recapitata dal Comando dei Vigili del fuoco al Cinema Moderno di Vibo Valentia, che di fatto ha impedito la rappresentazione dello spettacolo “Serata in famiglia” per la mancanza della specifica autorizzazione teatrale nel Certificato di prevenzione incendi della struttura.

Manca l’autorizzazione, al Cinema Moderno salta la commedia “Serata in famiglia”

Per il giovane avvocato vibonese, presidente dell’associazione “La ribalta”, che mette in scena la commedia in questione, nonché della sezione vibonese dell’Unione libero teatro, l’attività teatrale è pura passione. Così come lo è per i tredici componenti della compagnia. E non sarà certo un cavillo burocratico, chiarisce nell’intervista che ha rilasciato a ilvibonese.it, a mettere in discussione quel “sacro fuoco”. Certo, l’amarezza per non aver potuto rappresentare la pièce nel clou della rassegna amatoriale “Tutti a teatro”, c’è. Ed è innegabile. 

Specie perché i contorni della vicenda, che chiama in causa responsabilità pubbliche e private, non sono ancora del tutto definiti...
«C’è chi dice per invidia, chi per cattiveria, chi ancora per motivi politici - spiega Fanelli (in foto) cercando una ragione a quanto avvenuto -. Non tocca a me sindacare dov’è la ragione di tutto questo, né tantomeno sono alla ricerca di polemiche che, in questo momento, sarebbero tutt’altro che costruttive. Ognuno ha le sue responsabilità, sia a livello istituzionale, che politico e anche a livello privato. Perché chi esercita un’attività economica deve rendersi conto che tale attività va svolta nella piena legalità e non può esercitare un servizio se non ne ha i requisiti. D’altra parte, anche un’istituzione come il Comune non può non sapere che una struttura di cui usufruisce abitualmente non è agibile e, ancor di più, un organo di controllo come i Vigili del fuoco, non può intervenire solo ed esclusivamente con la giustificazione di aver appreso tramite la stampa l’esistenza di una rappresentazione teatrale. Perché sappiamo bene che non è così».

Quindi dove sta la verità? Di chi la responsabilità della mancata rappresentazione?
«Noi su questo andremo fino in fondo perché vogliamo conoscere cosa c’è alla base. Non per polemica ma perché non possiamo accettare che venga fatto ostruzionismo a chi, in maniera tranquilla e serena, vuole solo fare il bene della città di Vibo Valentia».

Vi sarete rivolti alla massima autorità comunale… cosa vi è stato risposto?
«Ufficialmente non abbiamo avuto alcuna parola da parte del sindaco, né in positivo né in negativo. E ritengo che questo sia l’aspetto più triste dell’intera vicenda perché, da cittadini, ci saremmo aspettati una parola, un gesto di solidarietà da parte sua. L’avremmo gradito. Tanto più se si considera che lo stesso Comune potrebbe risultare da una parte danneggiato, perché ad oggi anche l’Ente si trova a non avere una struttura nella quale fare cultura, e dall’altra coinvolto in quanto componente del Comitato di vigilanza che si doveva costituire ai fini del rilascio dell’agibilità teatrale del Cinema Moderno. Va da sé che il Comune non poteva non sapere che il cinema non era agibile per fare teatro. E questo è veramente paradossale. L’ignoranza della legge non è ammessa per nessuno, tanto più per chi esercita una funzione pubblica e gestisce la materia della pubblica sicurezza, che è sì di competenza dei Vigili del fuoco ma per il tramite dell’amministrazione delegata che, in questo caso, è proprio l’amministrazione comunale. E questo, ripeto, è un dato veramente assurdo».

E la vostra compagnia è esente da responsabilità?
«No certo. Anch’io metto la mano sulla coscienza, come detto l’ignoranza non si ammette a nessuno quindi nemmeno a noi. Ma è anche vero che chi gestisce il Cinema Moderno avrebbe dovuto dire chiaramente, a noi e non solo a noi, come stavano le cose. Noi non pensavamo mai e poi mai di andare in una struttura non abilitata ad una rappresentazione teatrale, diversamente avremmo fatto dietrofront come lo abbiamo fatto per l’auditorium provinciale dello Spirito Santo. La realtà dunque è questa: a Vibo Valentia non esiste nessun posto agibile, pubblico o privato che sia, per fare teatro. Viene a mancare la tutela di un interesse collettivo, di una cultura che in questa città non si può fare nella piena legalità».

Lei accennava, al di là della correttezza formale della norma applicata dai Vigili del fuoco, ad “invidie” e a “cattiverie”. Che vuol dire?
«Guardi la città di Vibo purtroppo, per sua natura o mentalità, tende ad annientare e a svilire tutto ciò che è progresso e novità. Noi ci siamo trovati, nostro malgrado, protagonisti di questa tendenza conservatrice. Fuori da Vibo abbiamo avuto grandi riscontri da parte di riconosciuti professionisti del settore, mentre qui abbiamo sempre registrato una certa resistenza. Io non credo alle coincidenze, non posso crederci. Soprattutto dopo aver letto la motivazione della diffida dei Vigili del fuoco. Certamente non posso dire che ci sia un “disegno” dietro questo. Però è probabile. E non è detto che debba essere per forza un “disegno” dettato da una forza politica o pubblica. Potrebbe anche aver origine da persone che provano invidia. E che peccando, perché chi arriva a tanto commette peccato grave, vogliono riversare la propria frustrazione su altri dimostrando, al tempo stesso, di non essere degni di far parte di uno Stato civile e democratico».

“Serata in famiglia”, “La ribalta” porta in scena a Vibo una commedia dinamica e frizzante

Ma quindi ha in mente qualcuno di preciso?
«Ripeto, non posso dire che ci sia un “disegno” ma non posso neanche smentirlo, e le prove ci daranno ragione. Noi non ci fermiamo qui. Chi è responsabile dovrà assumersi le sue responsabilità. Non perché vogliamo distruggere ma perché intendiamo dire basta a questo status di conservazione che vuole annientare chi ha risorse positive e mantenere tutto in uno stato di “bassezza”, in cui lavorano sempre gli stessi, in cui si tende ad occultare il lavoro degli altri».

E di vostro cosa metterete per cambiare le cose?
«Da questa esperienza negativa sapremo trarre nuova forza e da qui a poco usciremo con qualcosa di davvero “sconvolgente” per Vibo Valentia, perché abbiamo deciso di dare uno “schiaffo” a tutti e io sono convinta che in questo momento i cittadini saranno solidali con noi e saranno parte attiva di questo nuovo progetto».

Ci può dire in anteprima di che si tratta?
«Al momento non posso anticiparle nulla. Ma garantisco che trarremo nuova forza da un’esperienza negativa e, da qui a breve, ne daremo prova».

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