Cinghiali nel Vibonese, il Wwf: «Solidarietà agli agricoltori ma le responsabilità sono altrove»

L’associazione ambientalista respinge al mittente le accuse di voler un “mondo popolato solo da ungulati” e parla di «un circolo vizioso che a qualcuno fa comodo alimentare» 

L’associazione ambientalista respinge al mittente le accuse di voler un “mondo popolato solo da ungulati” e parla di «un circolo vizioso che a qualcuno fa comodo alimentare» 

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Da Pino Paolillo, responsabile conservazione del Wwf di Vibo Valentia, in replica all’articolo L’agricoltura, i cinghiali e il Wwf. La replica: «Io costretto a chiudere la mia azienda», riceviamo e pubblichiamo: L’intervento del signor Giulio Greco contro il rappresentante provinciale del Wwf di Vibo, Angelo Calzone, a proposito dell’infinita polemica sul problema cinghiali, stupisce in quanto risulta oggettivamente del tutto fuori luogo; frutto evidentemente di un pregiudizio che una più attenta rilettura della posizione del Wwf a riguardo, avrebbe scongiurato. L’avvocato Calzone, visto il duplice ruolo che riveste, si è limitato a ricordare che per “proteggere le coltivazioni dalle scorribande degli ungulati” (testuale!), bisogna rispettare quanto prevede la legge. E di sicuro nessuno in Calabria desidera porsi contro la legge. O no? Tra i metodi alternativi sulla cui efficacia deve esprimersi preventivamente l’Ispra, egli ha elencato, tra gli altri, proprio quei sistemi di cattura, come i chiusini, che lo stesso Greco ammette essere “l’unico metodo” efficace, ribadendo, da tecnico e da agricoltore qual è, che “solo l’abbattimento selettivo non può essere la soluzione”. 

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Il signor Greco ci dica allora cortesemente in quale documento o articolo ha letto che il Wwf vuole un mondo “popolato solo di cinghiali”, dimenticando che noi lottiamo da sempre per la ricchezza della biodiversità e che la presenza e la diffusione dell’ungulato le hanno volute, prodotte e alimentate, proprio coloro che si propongono come (falsa) soluzione di un problema che conviene mantenere (altrimenti finisce la caccia al cinghiale). Perché i cinghiali nei boschi e nelle campagne non li ha “lanciati” il Wwf e il periodo di caccia non lo decidiamo noi, ma la Regione, d’accordo con i cacciatori e i rappresentanti degli  agricoltori. I danneggiamenti ai chiusini, là dove sono stati adoperati in altre regioni, non li hanno fatti fanatici animalisti, ma forse qualcuno, diciamo, troppo sensibile alla sofferenza degli animali in un recinto…

Un conto dunque è contestare l’utilità di metodi diversi, come i sistemi acustici o il foraggiamento (magari effettuato da altri “utilizzatori finali di carne di cinghiale…”), altro sostenere che il Wwf vuole “la fine dell’agricoltura” (oltre tutto come potremmo, visto che molti di noi sono vegetariani?). La cosa assurda di questa incredibile querelle è che, anziché riconoscere nel Wwf un alleato, si sia “per partito preso”  individuato nell’associazione ambientalista il fautore della distruzione dei campi e dell’estinzione della rimanente fauna. In conclusione e al di là di tutto, scommettiamo che, dopo i selettori che sparano a caccia chiusa e di notte, dopo quella delle squadre regolari da ottobre a fine dicembre, nonostante i bracconieri e i lacci che strangolano o segano le zampe agli animali  lasciati a imputridirsi, tra non molto ci ritroveremo a parlare del problema cinghiale, con le sacrosante proteste degli agricoltori  ad invocare “drastici provvedimenti” e gli animali a spasso per le vie cittadine?

Se la caccia ordinaria bastasse a risolvere il problema, non resterebbero cinghiali per i selettori, e se i selettori debellassero i cinghiali, non ne resterebbero per la caccia ordinaria. E invece, visto che i cinghiali e gli ungulati in genere (vedi Toscana), sono di più proprio dove ci sono più cacciatori di cinghiali, (dati di Marco Apollonio) un motivo ci sarà, ma l’importante è far finta di fare qualcosa per dare un contentino a tutti perché il circolo vizioso si alimenti. Al signor Greco e a tutti gli agricoltori il Wwf esprime tutta la più sincera solidarietà per i danni subiti, ma le responsabilità sono altrove.

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