Asta per gli 861 pini larici di Mongiana, interviene l’Ordine degli agronomi e forestali

Per i professionisti del settore ci si trova dinanzi a piante malformate e senza avvenire impiantate negli anni ’50 con fondi pubblici

Per i professionisti del settore ci si trova dinanzi a piante malformate e senza avvenire impiantate negli anni ’50 con fondi pubblici

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In relazione all’asta pubblica con il sistema delle offerte segrete, per la vendita del materiale legnoso ricavabile dal taglio del lotto boschivo del demanio comunale di Mongiana, sito in località “Timpone del Lupo”, comprendente 861 alberi di pino laricio, dall’Ordine dei dottori agronomi e forestali della Provincia di Vibo Valentia, riceviamo e pubblichiamo: “Le piante di pino laricio, definite secolari e monumentali, provengono da un rimboschimento artificiale impiantato negli anni ‘50 a seguito della legge speciale, che prevedeva la realizzazione di impianti in quelle aree montane (ex Coltivi) abbandonati da parte della Cassa per il mezzogiorno, con fondi pubblici. Il progetto nella sua complessità ha previsto di incentivare nuove superficie forestali con funzioni sia produttive che di protezione dall’erosione superficiale, inoltre essendo questa specie (pino Laricio) preparatore dei terreni marginali, lo scopo e la finalità di tali rimboschimenti è stato quello di preparare il terreno al fine di far insediare, tramite rinnovazione naturale, specie autoctone quali leccio e castagno. Il ciclo produttivo di tali impianti prevede tre fasi: impianto (messa a dimora delle piante provenienti da vivaio) accrescimento e maturazione, fase in cui la pianta viene utilizzata (taglio). Molti di questi rimboschimenti hanno superato la fase di maturazione ed ora si trovano in una condizione di stramatura con conseguente presenza di piante malformate, deperienti e seccagginose che non hanno nessun avvenire. In questa condizione si trova il lotto in oggetto di scempio ambientale (al dire del cronista). Il tecnico, dott. agronomo e dott. forestale, che viene nominato per redigere un progetto di taglio, valuta pianta per pianta le condizioni fitosanitarie, prima di decidere di porre il martello forestale alla base della pianta per essere identificata come pianta che potrà essere abbattuta. Tali operazioni tecniche, sono frutto di studi appropriati e di esperienza lavorativa. Inoltre il progetto una volta redatto viene sottoposto alla visione della Regione Calabria, dipartimento Foreste e Forestazione, che predispone un sopralluogo di verifica al fine di stabilire se le condizioni tecniche e delle normative vigenti in materia di taglio sono state rispettate. Dopo le dovute verifiche, la Regione Calabria provvede a rilasciare l’autorizzazione al taglio con tutte le prescrizioni da seguire per l’utilizzane del bosco stesso. In conclusione, l’intervento del tecnico specializzato, e nel caso specifico del dottore agronomo e forestale, mettendo in pratica le buone norme previste della selvicoltura e dalle prescrizione di massima e di polizia forestale, ha saputo dare il giusto input all’area marginale abbandonata in modo da farla diventare un bosco autoctono con piante utili all’ambiente, all’ecosistema e fondamentali a prevenire il dissesto idrogeologico. Lasciando la pineta abbandonata a se stessa, per come viene auspicato dall’avventuroso escursionista, vuol dire perdere 50 anni di lavoro e restituire una superficie nuovamente a rischio di dissesto idrogeologico, in quanto l’impianto alloctono attualmente presente, raggiunta la maturità, muore naturalmente. Ecco cosa hanno fatto i dottori agronomi e forestali. Hanno saputo trasformare una superficie marginale in un bosco autoctono. Quindi, tutte le informazioni non corrette relative a foreste maestose o alberi secolari, sono assolutamente non veritiere e tendenziose”.                                                                                                                                        Prediamo atto della nota dell’Ordine degli agronomi e forestali della Provincia di Vibo e del fatto che 861 pini larici di località Timpone del Lupo si trovano, per come spiegato nella stessa nota, “malformati, deperienti, seccagginosi e non hanno nessun avvenire”. Prendiamo anche atto che alberi impiantati negli anni ’50 – e quindi con circa 68 anni di vita – non sarebbero “maestosi” (come da noi definiti). Preme per parte nostra solo evidenziare che in nessun passaggio abbiamo mai scritto di “scempio ambientale” o auspicato di “lasciare la pineta abbandonata a se stessa”. Abbiamo invece dato notizia – che è cosa diversa – dell’asta pubblica per la vendita del materiale legnoso ricavabile dal taglio di 861 pini larici. Che poi molti Comuni per fare “cassa” (prendiamo atto che non è così per il caso di Mongiana) scelgano spesso di mettere all’asta i propri boschi è peraltro non una nostra teoria ma quanto sostenuto in pubblica udienza nel 2013 – procedimento penale “Luce nei boschi” tenutosi a Vibo Valentia – da uno dei più esperti ed autorevoli segretari comunali del Vibonese (non smentito da alcuno). Ricordiamo, infine, che alta resta da parte dell’informazione l’attenzione su tale settore – e crediamo anche dell’Ordine degli agronomi e Forestali – se non altro perché la precedente amministrazione comunale di Mongiana è stata sciolta per infiltrazioni mafiose (alcuni consiglieri sono stati poi rieletti) ed un capitolo della relazione sullo scioglimento è dedicato proprio ai “forti condizionamenti della criminalità organizzata sulla vendita dei lotti boschivi comunali”. Ma questa è un’altra storia.   LEGGI ANCHE: Mongiana, all’asta ben 861 maestosi esemplari di pino laricio

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