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Il comitato attivo a Maierato, Filogaso, Sant’Onofrio, Stefanaconi e Pizzo avanza le proprie proposte e accusa Governo e Regione

Ambiente

Si terrà sabato 4 maggio alle ore 10 la manifestazione di protesta per le coltivazioni devastate dai cinghiali. Ad organizzarla, con raduno nel piazzale del Palazzetto dello sport di Vibo Valentia è il Comitato per la difesa dell’agricoltura nei territori di Maierato, Sant’Onofrio, Stefanaconi, Filogaso e Pizzo. Denunciato il disinteresse del Governo e della Regione Calabria alla problematica. “Non abbiamo più la certezza di poter raccogliere quello che andiamo a seminare – denunciano gli agricoltori – e l’invasione dei cinghiali rappresenta anche fattore di instabilità dei terreni, con gravi danni per intere zone rurali già alle prese con l’abbandono del territorio ed eventi climatici estremi. Gravi sono anche i rischi sulla salute degli allevamenti domestici e degli abitanti dovuti alle malattie che possono essere trasmesse da questa invasiva specie selvatica. Il risarcimento dei danni causati dai cinghiali alle imprese agricole, che è un diritto stabilito dalle leggi, è spesso oggetto di miserevoli lungaggini burocratiche. Inoltre l’Ambito Territoriale di Caccia di Vibo Valentia – sottolinea il Comitato - chiede agli agricoltori colpiti dai danni il pagamento di 50 euro per istruzione della domanda di risarcimento. La Regione chiede soldi a chi è danneggiato. Oltre il danno, l’umiliazione.

Di fronte a questo scenario sconcertante le istituzioni pubbliche competenti non assumono colpevolmente i dovuti provvedimenti. La Regione Calabria ha di recente aggiornato il regolamento sulla caccia ai cinghiali, rimescolando misure parziali e completamente inefficaci. Nessuna azione concreta a livello nazionale risulta intrapresa dal Governo, nonostante le ripetute vane promesse. Il Governo ha la competenza di assumere provvedimenti di urgenza fra cui, se necessario, il commissariamento della Regione. Questa drammatica situazione si aggiunge ad una già difficile condizione dell’agricoltura, fatta di prezzi irrisori dei prodotti agricoli (al di sotto dei costi di produzione) e di costi crescenti delle materie prime necessarie. Per non parlare – rimarcano gli agricoltori - dei ritardi dei pagamenti degli aiuti diretti al reddito previsti dalle politiche europee e delle eccessive ed insopportabili complicazioni formali per l’acquisizione del gasolio agricolo”. Da qui l’invito alle associazioni agricole, ambientaliste e civili, agli agricoltori ed ai cittadini a partecipare alla manifestazione di protesta e proposta di azzeramento della popolazione dei cinghiali nelle aree agricole non vocate. [Continua dopo la pubblicità]

In particolare, gli agricoltori chiedono l’autorizzazione ad utilizzare squadre di cani addestrati per il disturbo e l’allontanamento dei cinghiali dalle colture, nei momenti critici della coltivazione; l’autorizzazione alla caccia singola al cinghiale sui propri terreni, l’incremento dei selettori singoli e snellimento delle procedure burocratiche, con la loro autorizzazione su base annuale (facendo salvi i periodi critici per la specie); l’aumento dei giorni di caccia delle squadre di cacciatori autorizzate; il restringimento dei comprensori di caccia e la rotazione annuale delle squadre di caccia al cinghiale; lo snellimento delle procedure burocratiche relative al pagamento degli indennizzi dei danni alle colture causati da cinghiale, con previsione di tempi certi e celeri per l’accertamento degli stessi e la liquidazione delle spettanze; l’annullamento di ogni richiesta di contribuzione economica per l’istruttoria delle domande di danno. 

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