L’intervento | Ripopolamenti faunistici inutili e dannosi… e il fagiano si rifugia in chiesa

Pino Paolillo, responsabile Settore conservazione del Wwf di Vibo Valentia, boccia l’iniziativa intrapresa dagli ambiti territoriali di caccia e rende noto il curioso episodio avvenuto oggi a Pizzo 

Pino Paolillo, responsabile Settore conservazione del Wwf di Vibo Valentia, boccia l’iniziativa intrapresa dagli ambiti territoriali di caccia e rende noto il curioso episodio avvenuto oggi a Pizzo 

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Il fagiano sulla chiesa di San Giorgio a Pizzo
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di Pino Paolillo*

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Il cosiddetto ripopolamento di fagiani e starne, preceduto dal “lancio” di un po’ di lepri, sul territorio vibonese, lungi dal rappresentare quel grande contributo all’equilibrio del sistema naturale pubblicizzato, rischia invece di trasformarsi, come sempre in questi casi, nell’ennesima operazione inutile e dannosa. Dopo lo sterminio della fauna stanziale attraverso un’opera di persecuzione durata decenni, i cosiddetti ripopolamenti non sono altro che un sistema inventato per avere altre prede da fucilare, una sorta di “fabbrica del consenso” con funzione oppiacea, per parafrasare Marx. Sui danni ecologici, sui pericoli sanitari, sul costo esorbitante, ma soprattutto sull’inutilità di questa pratica perniciosa per tutti (tranne naturalmente che per gli allevatori), sono stati versati fiumi di parole e di inchiostro, con una sola conclusione – frutto di innumerevoli studi scientifici -: i ripopolamenti hanno prodotto già fin troppi guasti, per cui sono da eliminare.

Riporto a proposito alcuni pareri di autorevoli studiosi, si badi bene, di parte venatoria: “I ripopolamenti rappresentano una pratica contraria ai più elementari principi di conservazione faunistica” (Documento sulle immissioni faunistiche – 3° Convegno dei Biologi della Selvaggina – Infs); “Tutto, letteralmente tutto quello che si fa oggi in Italia in materia di ripopolamenti è sbagliato e da cambiare” (Prof. A. M. Simonetta (cacciatore) “Programmazione” in Diana, n.18 /1989). “I ripopolamenti, oltre a non aver dato in genere risultati soddisfacenti, hanno il più delle volte provocato danni” (Prof. M. Spagnesi, Direttore Infs, Tosi G., Toso S., – Atti del Convegno Unavi “La caccia negli anni 80”); “Non c’è alcun motivo di carattere ambientale o faunistico per procedere ai ripopolamenti” “…antiecologici e diseducativi” (Dottor Franco Perco, Osservatorio faunistico di Pordenone, al 3° Convegno Nazionale dei Biologi della Selvaggina, Infs). E’ sempre il professor Spagnesi, ad un seminario delle Associazioni venatorie sui ripopolamenti faunistici a elencare i loro “principali effetti negativi” tra cui l’introduzione di fattori di disequilibrio nella struttura e nelle funzionalità delle zoocenosi, l’inquinamento genetico, un fallimentare rapporto costi/benefici, la potenziale diffusione di agenti patogeni, criticando quell’“atteggiamento del mondo venatorio che fatica ad abbandonare il concetto del ripopolamento come il toccasana di tutti i problemi della caccia” (M. Spagnesi, 1999  “I ripopolamenti faunistici”, Seminario Unavi, Villanova – BO).

Dopotutto la prova più evidente del fallimento di questa pratica è che ogni volta si continuano a ripopolare le stesse zone, il che vuol dire che dei soggetti liberati negli anni precedenti non è rimasta traccia, secondo il principio della caccia consumistica “tutto pieno” all’inizio e “tutto vuoto” al termine della stagione venatoria. E questo sia perché la mortalità naturale dopo il rilascio tocca punte elevatissime, sia perché i pochi sopravvissuti vengono sterminati subito dopo l’apertura della caccia. Cinghiale a parte, visto il guaio provocato dagli allegri e irresponsabili lanci degli anni passati, all’epoca benedetti da tutti. In sintesi: di tutti quei fagiani e quelle starne, molti andranno a ingrassare le volpi e quelli che sopravviveranno ai bracconieri, saranno spazzati via all’apertura della caccia. Le mie esperienze personali di fagiani “liberati” annoverano: poveri “polli colorati” a spasso sulle strade dell’Angitola (da rallentare per non investirli), uno finito nella villa comunale, una femmina che cercava disperatamente di entrare… nel mio portone (sic!) e, dulcis in fundo, il fagiano liberato nei giorni scorsi chissà dove e fotografato stamattina su una finestra della chiesa di San Giorgio, a Pizzo (sarà un caso, ma hanno scelto sempre luoghi sicuri…). Infine vorrei ricordare che anche noi, alle nostre feste, liberiamo gli animali, ma perché vivano, non perché vengano presi a fucilate dopo un mese, per cui più che di una “festa dell’ambiente”, l’operazione è programmata con lo scopo di “fare la festa” agli animali. Che è tutt’altra cosa.

*Responsabile Settore conservazione Wwf Vibo Valentia

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