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Mare sporco e depurazione, l’analisi dell’architetto Gelanzè tra progettualità e interventi estemporanei

La professionista: «In Calabria una moltitudine di piccoli impianti gestiti a livello comunale, poco efficienti e spesso non funzionanti. Servirebbe uno studio dei flussi delle utenze per dare giuste proporzioni ai depuratori»

Mare sporco e depurazione, l’analisi dell’architetto Gelanzè tra progettualità e interventi estemporanei
Il mare sporco a Joppolo
Cesella Gelanzè

La depurazione delle risorse idriche al centro di un intervento dell’architetto Cesella Gelanzè. Ne riportiamo l’integrale contributo: «In Calabria l’attuale sistema di depurazione delle acque reflue è costituito da una moltitudine di piccoli impianti gestiti per lo più a livello comunale, in gran parte obsoleti, poco efficienti, diversi addirittura non funzionanti e parecchi non di rado sottoposti ad azioni restrittive da parte della magistratura a causa dell’inquinamento che provocano per la mancata rispondenza degli scarichi alla normativa vigente. Era il 2016 quando scrivevo, ma potrebbe essere stato oggi per il contenuto che non è nella sostanza, modificato». E ancora: «Allarmi e proteste per lo più quotidiani, corredati da foto esplicite rimettono in luce l’argomento mai sopito, del mare sporco, il nostro. Oltre 800 chilometri di coste bagnate dal mare più bello e ricco di storia, ma che dimostriamo di non meritare, non si riesce a difenderli da incuria e mancanza di progettualità. Depurazione delle acque reflue e sporcizia occasionale causata da bettoline, barche o galleggianti di qualsivoglia misura che utilizzano le acque su cui navigano come discarica per la propria pulizia, non si risolvono con interventi estemporanei e finanziamenti che non siano supportati da un piano generale che comprenda l’intera regione. Gli anni passati hanno accumulato innumerevoli storture e i comuni continuano a lamentare il mare sporco prospiciente, seppure servito dal depuratore di servizio proprio, perché come è ovvio, il mare non possiede confini se non quelli della terra ferma e l’influenza dei reflui dei comuni più o meno viciniori è inevitabile». La professionista sottolinea quindi che «uno studio dei flussi delle utenze che eviti il riconteggio di chi in inverno risiede in città e solo in estate sulla costa, servirebbe a dare le giuste proporzioni ai depuratori per evitarne il malfunzionamento. Dunque, basterebbe che collettori lungo tutte le coste raccolgano tutti i reflui prodotti dalle aree montane fino a quelle marine per convogliarli in pochissimi, grandi impianti consortili in grado di assorbire i picchi di presenza delle stagioni estive, per garantire la depurazione in tutte le stagioni, cosa impensabile per impianti di piccole dimensioni perché tecnicamente poco flessibili e quindi non idonei. Inoltre, poche condotte di scarico a mare di adeguate lunghezze ne renderebbero sopportabili le spese di gestione ora insostenibili per comuni e piccoli consorzi. Se lanciamo uno sguardo alle altre regioni del nostro Paese, dove la depurazione non è più da tempo l’Uomo Nero, il Baubau che atterrisce, scopriamo che lo studio razionale e la professionalità hanno reso le coste balneabili fino al 97%». L’analisi così prosegue: «In Sardegna un unico ente gestisce 339 depuratori, 898 impianti di sollevamento e 41 sistemi di pretrattamento per la depurazione di oltre 400 milioni di litri d’acqua provenienti dagli scarichi di 720mila utenze e raccolti da 6600 chilometri di reti fognarie. La Sardegna punta sempre più alla razionalizzazione, con l’eliminazione dei piccoli e poco efficienti depuratori in favore di infrastrutture consortili; 50 piccoli depuratori saranno chiusi e 100 saranno rinnovati tecnologicamente. Non andiamo oltre. Il risultato? Il 99,7% delle coste della Sardegna sono risultate nel 2020 “eccellenti”. E nel 2016, tutto questo era stato illustrato in un convegno/workshop da me organizzato e svoltosi nella nostra città. L’Unical rappresentata dai docenti Giordano, Mendicino, Siciliano, Molinari del Dipartimento Ingegneria per l’Ambiente, Miceli direttore tecnico Idrotecnica s.r.l. Sede Sardegna, Imparato di Confindustria turismo (Vibo), Perrotta di Legambiente Calabria e l’assessorato all’ambiente della Regione Calabria hanno creato con il confronto e l’esperienza esposta, un clima di fattiva operatività che ha abbracciato l’aspetto ingegneristico, tecnologico, imprenditoriale ecologico e politico a cui la politica però, non ha dato seguito. Ma questo lo conosciamo già».

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